Le vie della ripresa

Il tesoro (non perduto) del turismo, una risorsa da riconquistare subito

È una industria fondamentale e certamente non decotta va programmata in modo accorto la riapertura

di Marco Fortis

 Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt accoglie le prime persone presenti alla riapertura del museo, lo scorso 4 maggio (LaPresse)

4' di lettura

Dal momento del suo insediamento il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha affrontato più volte il problema del rilancio del turismo in Italia dopo la pandemia e lo ha fatto anche in occasione della ministeriale del turismo del G20 del 4 maggio scorso, quando ha dichiarato: «Non ho dubbi che il turismo tornerà come prima, più forte di prima. Nel frattempo, il governo intende offrire un aiuto all’industria turistica che ha avuto tanto danno da questa chiusura così prolungata. E naturalmente l’industria turistica è una figura prominente nel Pnrr».

È evidente da queste ed altre precedenti dichiarazioni che il premier ha piena consapevolezza che il turismo è un fiore all’occhiello dell’economia italiana. Si tratta di un settore che, pur gravemente colpito dalla pandemia, non è una industria “decotta” o fuori mercato, bisognosa di aiuti a fondo perduto, che cerca disperatamente di sopravvivere ad una fatale ed inevitabile estinzione. Bensì il turismo è un pilastro del nostro Paese, un settore vitale e competitivo che è stato temporaneamente bloccato da un evento eccezionale come il Covid-19 e dalle restrizioni agli spostamenti delle persone. Perciò, ora non si tratta di “assistere” e accompagnare verso una effimera ripresa attività fragili e senza futuro ma un complesso di imprese e filiere (dalla ristorazione agli alberghi, dagli agriturismi ai musei) che costituiscono un patrimonio di inestimabile valore per l’economia dell’Italia, con una forte capacità di attrazione di turisti da ogni parte del mondo.

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Spagna e Italia si contendono da sempre nell’Ue-27 il primo posto per pernottamenti di turisti stranieri. Nel 2019 le notti di turisti internazionali in Spagna sono state 299 milioni, quelle in Italia 221 milioni. Segue, nettamente più distaccata, la Francia con 135 milioni di notti. La Spagna ci precede, di fatto, perché prima del Covid-19 riusciva ad attirare oltre 65 milioni di notti di turisti provenienti dal Regno Unito in più dell’Italia. E questo è sicuramente un merito dei nostri concorrenti iberici, in virtù di una ricettività estesa anche ai mesi invernali, di un’offerta turistica inclusiva di passatempi particolarmente vicini alle inclinazioni britanniche (come il golf) e di collegamenti aerei estremamente funzionali, che hanno finito col trasformare la Spagna in una meta privilegiata di prossimità per i sudditi di Sua Maestà Elisabetta.

Sta di fatto che, escludendo la Gran Bretagna, i pernottamenti di turisti stranieri di Spagna e Italia sostanzialmente si equivalgono. Il che significa che sulle altre provenienze l’Italia non soffre di complessi di inferiorità nei riguardi della Spagna ma compete con essa ad armi pari, come dimostra anche la più forte crescita complessiva dei pernottamenti di turisti stranieri in Italia negli ultimi cinque anni prima della pandemia (2015-2019), pari a +18%, contro il +15% della Spagna. Ciò pur scontando l’Italia carenze strutturali nei trasporti, soprattutto verso il nostro Mezzogiorno, il cui potenziale turistico non è stato ancora pienamente valorizzato.

Con il Covid-19, nel 2020 il turismo internazionale è crollato. E l’Italia ha superato “in discesa” la Spagna per pernottamenti di turisti stranieri. Infatti, lo scorso anno la Spagna ha fatto registrare solo 60 milioni di notti di turisti internazionali mentre l’Italia poco meno di 65 milioni. La caduta del turismo internazionale in Spagna è stata dell’80% rispetto al 2019 mentre in Italia è stata del 70 per cento. Ed anche questo spiega perché il Pil spagnolo lo scorso anno è diminuito assai di più di quello italiano. Senza considerare il fatto che l’Italia vanta un turismo interno molto più ampio e resiliente di quello spagnolo: 216 milioni di notti nel 2019, scese a 138 milioni nel 2020 (-36%), contro i 170 milioni di notti della Spagna nel 2019, scese a 83 milioni nel 2020 (-51 per cento).

Con la prosecuzione dei piani vaccinali, il ritorno ad una relativa normalità nella vita sociale e nei viaggi e la ripresa del turismo, l’Italia non può farsi trovare impreparata nel riconquistare subito i flussi di stranieri che deteneva prima del Covid-19, sforzandosi altresì di incrementare la sua già considerevole attrattività.

Ben vengano, quindi, rapide iniziative per facilitare al massimo la circolazione all’interno del territorio nazionale dei turisti esteri (oltre che italiani) come quelle evocate da Draghi, non appena le condizioni sanitarie lo renderanno possibile. Lo stesso Draghi ha anche chiesto a Bruxelles di accelerare i tempi per il certificato verde europeo per il Covid-19.

L’Italia ha davanti a sé un immenso tesoro temporaneamente perduto nel 2020 di cui deve riappropriarsi immediatamente, senza ritardi: è il patrimonio delle sue posizioni di leadership nell’Ue-27 per attrazione di turisti stranieri, ben evidenziate dai dati Eurostat del 2019. In tale anno, prima della pandemia, l’Italia era il primo Paese dell’Ue-27 per pernottamenti di turisti tedeschi (58,7 milioni di notti), statunitensi (16,3 milioni), canadesi (2,7 milioni), cinesi (5,3 milioni), giapponesi (2,5 milioni), coreani (1,9 milioni), australiani (2,9 milioni), turchi (980 mila), sudafricani (315 mila), polacchi (6,2 milioni), austriaci (9,5 milioni) e greci (903 mila); il secondo Paese per pernottamenti di turisti francesi (13,8 milioni), spagnoli (5,8 milioni), cechi (4,1 milioni) e brasiliani (2,8 milioni); il terzo Paese per pernottamenti di turisti russi (5,8 milioni) e il quarto per i turisti britannici (13,7 milioni) e olandesi (10,3 milioni), per limitarci qui solo ad alcune delle provenienze più significative. Dobbiamo evidentemente riconquistare al più presto questi numeri, che sono assolutamente fondamentali per la nostra economia.

Non si tratta di dare il via ad un insensato “liberi tutti” ma di programmare una riapertura in sicurezza dei flussi turistici interni ed esteri, con regole e informative chiare date in tempo utile rispetto all’avvio della prossima stagione estiva. In modo che i turisti stranieri ed italiani possano scegliere l’Italia come meta per le proprie vacanze non solo per la sua bellezza ma anche per la trasparenza della sua situazione sanitaria e per un quadro il più possibile razionale e definito dei comportamenti consentiti.

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