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Il Tesoro Usa copia l’Europa e progetta un bond a 50 o 100 anni

Dopo i minimi storici del trentennale test per capire il gradimento del mercato

di Maximilian Cellino


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3' di lettura

Battere il ferro finché è caldo. Il classico proverbio mutuato dalla tecnica dell’antica metallurgia è ben noto anche agli emittenti di tutto il mondo, e il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti non fa evidentemente eccezione. Così, in uno scenario di tassi zero che sovrasta gran parte del globo terrestre e comunque di rendimenti ai minimi storici per le scadenze lunghe dei Treasury, a Washington si fa largo sempre di più l’idea di collocare sul mercato un titolo con scadenza a 50 o a 100 anni, sulla scia di quanto già effettuato in diversi casi in Europa nei mesi appena passati.

Ufficialmente non è stata presa alcuna decisione, ma venerdì scorso il Tesoro Usa ha iniziato a sondare il terreno, chiedendo agli investitori il parere su un’eventuale emissione di un bond «Matusalemme», come vengono in genere definiti i titoli con durata particolarmente lunga. Per ora siamo dunque ancora alla fase del test per capire l’appetito degli investitori, cosa che non rappresenta una novità assoluta: già due anni fa era stato effettuato un tentativo simile, poi accantonato per l’accoglienza piuttosto freddina ricevuta dal mercato.

Logico riprovarci in questo momento particolarmente favorevole (almeno per il Tesoro), al termine di una settimana durante la quale il rendimento del trentennale Usa, la scadenza al momento più elevata, si muove appunto sui minimi storici dopo essere anche scivolato brevemente sotto il livello del 2% nella giornata di Ferragosto. Quando si pensa che sulle stesse maturità alcuni Paesi europei (Svizzera, Germania, Paesi Bassi e anche Finlandia) viaggiano addirittura sottozero è comprensibile come si possa pensare di riscuotere interesse all’interno della tipica base di investitori istituzionali, composta per lo più da assicurazioni, fondi pensione e casse di previdenza.

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L’Europa ha già approfittato dell’occasione prendendosi le sue soddisfazioni. Ha destato ancora una volta scalpore osservare come l’apertura del titolo a 100 anni emesso dall’Austria nel settembre 2017 abbia quasi due anni dopo (con il rendimento a scadenza nel frattempo quasi dimezzato all’1,17%) attirato una domanda di quasi 5 volte superiore al miliardo di euro offerto a fine giugno. E senza andare poi così lontano, è sufficiente ricordare l’analoga operazione del Tesoro italiano con il BTp a 50 anni, piazzato a suo tempo sempre nell’autunno 2017, riaperto a luglio ottenendo richieste per 17,5 miliardi, quasi sei volte i 3 miliardi offerti.

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Certo, quando si parla di titoli a lunghissima durata c’è sempre chi ricorda il travagliato percorso del bond a 100 anni emesso dall’Argentina sempre nel 2117, il cui prezzo è tracollato sotto quota 50 proprio questa settimana spedendo i rendimenti oltre il 13 per cento, ma l’aria che si respira a Washington non è ovviamente paragonabile a quella di Buenos Aires. Dovesse essere emesso, il Treasury a 50 anni potrebbe secondo gli analisti spuntare un tasso di circa 10-30 punti base oltre quello dell’attuale trentennale Usa. In un’ideale sfida dei rendimenti finirebbe quindi dietro il 50 anni italiano (2,61%, anche se ovviamente in una valuta diversa) e prima di tutti gli altri Paesi europei in una classifica chiusa dalla Svizzera, il cui titolo con scadenza 2064 ha addirittura rendimenti negativi. Lo spazio, quindi, non manca.

«Matusalemme» Bond

Rendimenti dei principali benchmark a 50 anni. Dati in %. Fonte: Bloomberg

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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