Strategie

Il tessile biellese riparte con l’ecommerce

Barberis Canonico (Unione industriale): assistiamo a una ripresa, la pandemia ha accelerato trend essenziali come il digitale e la sostenibilità. Carlo Piacenza (Lanificio Piacenza): chi vende il prodotto finito non può ignorare il mercato online. Abbiamo investito e stiamo raccogliendo molto

di Marco Panzarella

La batosta. Per traghettare la crisi c'è chi ha diversificato la produzione e chi ha approfittato dello stop forzato per riorganizzare le strategie aziendali, ad esempio investendo su pubblicità, digitale e nuove tecnologie

3' di lettura

Itessile è fra i settori produttivi che più di altri ha sofferto le conseguenze del Covid. Per i lockdown imposti molti negozi sono stati costretti ad abbassare le saracinesche e le vendite di vestiti e accessori hanno raggiunto i minimi storici. La diffusione capillare dello smart working ha contribuito a peggiorare la situazione, con gli abiti “da ufficio” che sono rimasti negli armadi frenando l’acquisto di nuovi capi.

Lo storico distretto di Biella, fra i più antichi al mondo, ha pagato a caro prezzo gli effetti della pandemia. La ripresa procede a rilento, come dimostrano i dati sulle esportazioni relativi al primo trimestre del 2021, che certificano un calo del 15,7% rispetto all’anno precedente. Ma gli imprenditori del territorio non si sono persi d’animo e hanno resistito. C’è chi ha diversificato la produzione e chi ha approfittato dello stop forzato per riorganizzare le strategie aziendali, ad esempio investendo su pubblicità, digitale e nuove tecnologie.

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Andrea Fortolan è l’amministratore delegato di Pella Sportswear, azienda con sede a Valdengo specializzata in abbigliamento e accessori da ciclismo. «Per noi il Covid è stato devastante – racconta – soprattutto perché di colpo sono stati cancellati tutti gli eventi, con i gruppi sportivi che non avevano più alcuna necessità di realizzare sponsorizzazioni. Un grosso problema che tuttora persiste è il reperimento delle materie prime, in particolare del filo elastico. Scarseggiano anche le materie plastiche, ad esempio quelle che utilizziamo per realizzare le zip, così come il poliestere. Tutto tarda ad arrivare e se prima della pandemia un fornitore consegnava in una settimana, adesso possono trascorrerne anche otto. Di conseguenza, abbiamo dei ritardi enormi nelle nostre consegne».

La batosta. Per traghettare la crisi c'è chi ha diversificato la produzione e chi ha approfittato dello stop forzato per riorganizzare le strategie aziendali, ad esempio investendo su pubblicità, digitale e nuove tecnologie

Durante i mesi più bui anche Pella ha deciso di produrre altro. «Abbiamo stampato mascherine e realizzato dei lavori nel tessile medicale, oltre a coprisedili per treni, aerei e pullman con trattamento anti-Covid sul tessuto». Nonostante il sensibile calo di fatturato, il management non ha mai perso la rotta, individuando le aree da potenziare. «Oltre a sponsorizzare una squadra di ciclismo – conclude Fortolan - abbiamo investito su influencer e sulla rete distributiva online, ottenendo ottimi riscontri».

Non si è perso d’animo neppure Paolo Barberis Canonico, vicepresidente dell’Unione industriale Biellese e amministratore delegato di Pratrivero Spa. «Fabbrichiamo tessuto non tessuto e abbiamo sofferto meno di altri. Quando il mercato si è fermato, abbiamo prodotto camici e mascherine, ma quei mesi sono trascorsi in fretta e oggi assistiamo a una ripresa soddisfacente. Sono convinto che la pandemia non abbia fatto altro che accelerare dei trend che erano già in atto da anni. Penso all’e-commerce, oramai è chiaro che rappresenta una fetta estremamente consistente del mercato e non si può trascurare, al pari delle produzioni sostenibili».

Chi ha patito di più è sicuramente il settore della drapperia per la moda formale maschile, come spiega Carlo Piacenza, past president dell’Unione industriale Biellese e ceo dell’omonimo lanificio nato nel 1733. «Il distretto biellese è famoso nel mondo per la produzione di tessuti di alta gamma legati al mondo dell’abbigliamento maschile e con il blocco delle attività, ma anche delle cerimonie, il volume d’affari è inevitabilmente calato. Per nostra fortuna, noi come impresa realizziamo anche tessuti per donna, che hanno sofferto meno e sono già in ripresa. La parte uomo stenterà, invece, ancora per un po’, almeno fino al 2022. Non si è mai fermato il mercato del lusso - aggiunge Piacenza – lavoriamo con famosi sarti internazionali che confezionano abiti su misura e non abbiamo registrato alcun calo». Riguardo alle vendite online (attraverso il canale Piacenza Cashmere) lo storico lanificio non ha lesinato investimenti. «Quasi tutte le aziende del Biellese producono un semilavorato e l’e-commerce non è essenziale, mentre chi vende il prodotto finito non può ignorare il mercato online. Abbiamo investito molto e stiamo raccogliendo più del previsto».

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