IL,POLO DELL’ABBIGLIAMENTO

Il tessile Made in Umbria, così l’eccellenza batte la crisi

Aumento di fatturato e occupati. Commesse dai grandi marchi del lusso

di Chiara Beghelli


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Sapienza artigianale. Le aziende del tessile umbro sono altamente specializzate soprattutto nella maglieria

3' di lettura

Che l’industria tessile sia quasi un simbolo dell’Umbria e della sua storia lo testimonia il fatto che i tessuti sono stati protagonisti anche della vita di uno dei suoi personaggi-simbolo, San Francesco d’Assisi: suo padre, Pietro di Bernardone, era mercante di stoffe e di preziosi tessuti il santo si spogliò nella piazza di Foligno quando decise di abbracciare Sorella povertà.

Otto secoli dopo, il tessile umbro è uno dei settori più fiorenti della Regione: secondo i più recenti dati di Confindustria Umbria, nel 2017 le 37 aziende associate hanno fatturato 1,3 miliardi di euro, registrando negli ultimi quattro anni un aumento del 30% del fatturato stesso e del 23% degli occupati, che oggi sono circa 3mila. In crescita di ben il 51% negli ultimi dieci anni anche l’export, che nel 2017 è valso oltre 572 milioni.

«Stiamo definendo gli ultimi dati, ma ci aspettiamo che anche il 2018 si chiuderà in positivo. Peraltro, non abbiamo risentito del rallentamento del settore registrato a livello nazionale fra 2017 e 2018», spiega Massimiliano Bagnolo, dal novembre 2018 presidente della sezione Industria dell’Abbigliamento di Confindustria Umbria e Business Development Director per il Sud Europa di Pentland, gruppo inglese che nel 1993 ha rilevato Ellesse, storico marchio perugino. Un successo che si deve soprattutto alla capacità delle aziende umbre di valorizzare il proprio patrimonio storico di eccellenze artigianali, soprattutto nella maglieria, che hanno sostenuto la crescita globale di alcuni marchi (Brunello Cucinelli, Fabiana Filippi e Luisa Spagnoli in primis) e hanno attratto le commesse di marchi internazionali del lusso come Hermès, Dior e Vuitton, dando vita a una fitta rete di fasonisti specializzati in alta gamma. «L’Umbria ha fatto scuola in tema di artigianalità – prosegue Bagnolo – e negli ultimi 20-30 anni i profili necessari ad alimentare questa industria erano abbondanti. Oggi, invece, anche nella nostra regione riscontriamo la difficoltà di reperire nuovi artigiani, per esempio le fondamentali rammagliatrici e le ricamatrici. Per questo nel 2020 lanceremo un nuovo progetto di formazione che metterà in contatto le nostre aziende con gli istituti scolastici superiori del territorio. Il messaggio che vogliamo dare, anche alle famiglie, è che nelle aziende tessili umbre c’è lavoro, un lavoro qualificato e creativo e anche ben pagato. E che riguarda anche nuovi profili come quelli legati alla meccanotronica, richiesti dalle aziende che hanno rinnovato i propri processi produttivi grazie agli incentivi del piano Industria 4.0».

Intanto, in molte aziende della regione le nuove generazioni di imprenditori stanno impostando il futuro: «I giovani sono promotori del cambiamento nelle aziende delle loro famiglie: per esempio, a volte ne riprogrammano la produzione, anche capovolgendo la priorità dei canali di vendita, dunque in senso più retail e meno wholesale». L’innovazione del tessile “made in Umbria” ha anche un ulteriore aspetto: quello della sostenibilità, «un asset sempre più importante nel nostro settore – prosegue Bagnolo –. Per questo a marzo abbiamo lanciato il Codice di condotta, il primo redatto in quest’ambito da una singola Sezione di Confindustria in Italia, che definisce l’impianto di valori delle aziende aderenti e ne indirizza I rapporti con i vari stakeholders». Un codice che definisce come prioritarie la legalità, il rispetto della persona, la tutela dell’ambiente, la trasparenza e la responsabilità verso la comunità, i collaboratori e i clienti. «Stiamo già lavorando a una sua evoluzione – spiega Bagnolo –. Per esempio, ci piacerebbe sviluppare dei marchi regionali, collettivi, che siano certificazioni del nostro modo etico e sostenibile di produrre. E che siano anche un’attrattiva, per chi vuole investire in qualità e artigianalità, a collaborare con le aziende umbre. Sarebbe interessante anche lavorare insieme ad altri settori trainanti dell’economia della regione, come il turismo o l’agroalimentare, per promuoversi come sistema territoriale d’eccellenza».

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