pre-consuntivi

Il tessile-moda rallenta: per il primo semestre si prevede una crescita dimezzata (+1,1%) rispetto all’intero 2018 (+2,1%)

di Giulia Crivelli


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2' di lettura

I dati sul 2018 della filiera del tessile-abbigliamento-moda sono praticamente definitivi, anche se si parla ancora di pre-consuntivo (molti bilanci di Pmi verranno chiusi e approvati tra la fine di aprile e l’inizio di maggio). Il quadro anticipato all’inizio dell’anno è confermato ed era già noto nei suoi numeri principali: il settore ha chiuso il 2018 con una crescita (+2,1%) più che doppia rispetto a quella del Pil italiano e un fatturato che ha raggiunto i 55,21 miliardi, con un export del 57%, ancora più alto rispetto al 2017. A preoccupare è il primo semestre del 2019 e l’intero anno, hanno spiegato oggi nella sede di Confindustria Moda Marino Vago, presidente di Sistema moda Italia (Smi), e Gianfranco Di Natale, direttore generale di Smi e amministratore delegato di Ente moda Italia (Emi), la società partecipata al 50% da Smi e al 50% dal Centro di Firenze per la moda e che si occupa di internazionalizzazione e promozione all’estero.

La crescita da qui a giugno dovrebbe essere dell’1,5%, cioè almeno dieci volte quella del Pil italiano, ma pur sempre inferiore a quella del 2018 nel suo complesso e a quella, in particolare, del primo semestre dello scorso anno (+2,5%).

Le incognite esterne sono – hanno sottolineato Vago e Di Natale – le elezioni europee, Brexit, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e la prospettiva di dazi incrociati, solo per citare le più importante.

Ma preoccupano forse ancora di più le incognite interne: «Nei prossimo cinque anni usciranno dalla filiera 47mila persone, a fronte dell 10mila che stanno oggi seguendo un percorso di formazione – ha ricordato Vago –. Ma queste stime erano state fatte prima dell’entrata in vigore di quota 100, che accelererà l’uscita di professionalità».

Al Governo e alle istituzioni in generale Sistema moda Italia, come tutte le associazioni di imprese che aderiscono a Confindustria, chiedere un quadro certo, di medio-lungo periodo, quale che sia il tema, pensioni comprese. «Sarebbe auspicabile un maggior dialogo, anche intorno al Tavolo della moda istituito dal procedente Governo – ha aggiunto Di Natale –. Ma soprattutto abbiamo bisogno di sapere quali e quante risorse Ice e Mise metteranno a disposizione per l’internazionalizzazione. La partecipazione alle fiere, ad esempio, va programmata con anticipo, quelle di settembre sono dietro l’angolo, ma nessuno sa su quante risorse del piano made in Italy potremo contare».

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