Il test di Neat Burger A LONDRA

Il test di Neat Burger. Il panino vegano di Lewis Hamilton non merita la pole  

Piccolo e caro rispetto ai tanti concorrenti che ci sono a Londra

di Simone Filippetti


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3' di lettura

E' l'ora di pranzo, e la fila dei clienti del locale al numero 4 di Prince Street, arriva fino alla porta. Si chiama Neat Burger: è il primo di una nuova catena di ristoranti aperti dal pilota Lewis Hamilton, il pluri-campione della F1. La novità, oltre alla fama del proprietario, è che serve solo polpette vegane: niente carne animale, ma un surrogato identico ottenuto dalle piante. Hamilton è diventato vegetariano e la catena che ha aperto, assieme ad altri soci, vuole servire un piatto gustoso e comune come l'hamburger, rispettando animali e ambiente.

Atmosfera essenziale e design anni ’50
Il locale è essenziale, al limite dello spartano: tutto bianco candido, pareti spoglie, lo spazio è piccolo, due salette; una cucina a vista dietro al bancone degli ordini. Sembra un classico Fast Food piombato dagli anni '50. Si ordina in piedi, si aspetta, sempre in piedi accanto al bancone (cosa che crea ressa e confusione quando c'è molta fila), si ritira il proprio vassoio, si mangia e si va. L'approccio è da pranzo veloce. Neat Burger non è un ristorante; non c'è servizio al tavolo. Anche il menù è ridotto all'osso: due tipi di panino, il classico e al formaggio, contorni (3 varianti di patatine fritte), dolce e bibite. Niente di più, niente di meno di un Fast Food.

Filosofia verde?
La filosofia “verde” del proprietario strizza l'occhio ovunque al cliente: sul display del menù si legge che, per ogni panino venduto, Neat Burger pianterà un albero. Lo scontrino, che serve anche per ritirare il cibo, segna il numero 198 e c'è ancora una lunga fila alle spalle. Ed è solo l'ora di pranzo: a questo ritmo a fine giornata si arriverà facilmente a 300 alberi. Lo sforzo è nobile, chi controlla però al di là della promessa? Non ci sono posate, la plastica è bandita e anche la bottiglie d'acqua sono in confezioni simili al cartone del latte. I vassoi del cibo sono scatole di cartone. Tutto è Plastic Free, ma il problema dei rifiuti rimane, anzi aumenta. I vassoi di cartone sono usa e getta- sono molto voluminosi e nessuno li piega per buttarli- occupano tantissimo spazio nei cestini. Non c'è raccolta differenziata: tutto viene buttato via indistintamente, avanzi di cibo e carta.

L’interno del locale

Quanto al giudizio sul burger vegano di Hamilton, bisogna fare prima un piccolo passo indietro: ci sono vari fast food che a Londra servono hamburger vegani, ma in realtà tutti, Neat compreso, si riforniscono da un unico produttore. Si chiama Beyond Meat: è un'azienda statunitense quotata al Nasdaq che ha creato la prima polpetta di carne non-carne: stesso aspetto, stessa consistenza, stesso sapore. Sanguina, addirittura: ma è base vegetale. Dunque l'ingrediente principale di tutti panini vegani a Londra è sempre lo stesso.

Pochi tavoli

L'unica differenza tra un posto e l'altro, la fanno solo il modo di cucinare la polpetta, le salse e il tipo di pane. E qui l'Hamilton Burger delude: dal confronto con altri burger vegani di catene concorrenti ne esce perdente. Il prezzo, però, è la vera nota dolente: Neat Burger è decisamente troppo caro. il burger base, con maionese lattuga e pomodoro, costa 8,5 sterline, quasi 10 euro. E' piccolissimo, ha le dimensioni di un hamburger di McDonalds o poco più. Se uno ha fame deve dirigersi sul “double”, e si arriva a 10,5 sterline. I contorni hanno prezzi folli: 3,5 sterline per una porzione lillipuziana di patatine.

La coda all’interno del locale

Totale scontrino: 14,5 sterline, senza bibite perché a Londra ormai quasi tutti girano con la borraccia. In caso contrario, un cartone da mezzo litro di acqua naturale costa la bellezza 2,5 sterline: si arriva a 17 sterline per mangiare su uno sgabello un panino. Allo stesso prezzo, a Londra, si mangia seduti e serviti il medesimo burger vegano. Neat Burger è caro per quello che offre. La Mercedes di Hamilton sfreccia a tutta velocità nei GP. Il suo panino vegano, encomiabile per lo sforzo ecologico, ha bisogno di una revisione al pit-stop.

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