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Il test Rixi-Siri e quel contratto di governo tirato di qua e di là

di Guido Gentili

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2' di lettura

Ora, due sono le possibilità. La prima: domani il tribunale di Genova assolve il genovese vice ministro per le Infrastrutture (da settembre 2018, prima sottosegretario assieme all’altro genovese Armando Siri), il leghista Edoardo Rixi. Processato (con accusa di peculato) per una vecchia storia di “spese pazze” quando era consigliere della regione Liguria. Se assolto, gli azionisti della maggioranza di governo, Movimento 5Stelle e Lega, tirano di sicuro un gran sospiro di sollievo, Salvini e Di Maio si dichiarano entrambi soddisfatti, il caso si chiude.

Seconda possibilità: Rixi è condannato. Il caso si apre e diventa una questione politica di prima grandezza, una sorta di verifica di governo su due piedi che tocca direttamente i due vicepremier, il presidente del Consiglio dei ministri Conte e il contratto stesso di governo.

In questa seconda eventualità il rebus sarebbe davvero difficile da risolvere. Il precedente di Siri, il sottosegretario leghista non ancora rinviato a giudizio ma “solo” indagato per corruzione ed il cui incarico è stato però revocato dal premier Conte nel consiglio dei ministri qualche settimana fa, non aiuta. Anzi, complica le cose. Perché a termini di contratto di governo Siri non si sarebbe dovuto dimettere, ma è stato poi “dimesso” per ragioni di opportunità politica ed elettorale sotto la spinta incalzante dei Cinque Stelle, che hanno costretto Salvini a fare un passo indietro. Mentre ora, sempre a termini di contratto sul quale vigila “l'avvocato del popolo”, il giurista Conte, Rixi in caso di condanna dovrebbe abbandonare.

Ma nel frattempo i risultati europei hanno ribaltato i rapporti di forze tra Lega e Cinque Stelle ed il premier Conte, espresso dal Movimento 5Stelle, è oggettivamente indebolito. Potrebbe mai minacciare una resa dei conti in Cdm brandendo l'arma della maggioranza dei ministri penta-stellati? E Salvini è disponibile ad un secondo passo indietro, fosse anche per evitare il precipitare della situazione? Oppure questa volta il passo indietro lo fa Di Maio? Ma può permetterselo, così indebolito anche lui, soggetto a referendum telematico sulla piattaforma Rousseau e tallonato dai critici interni che gli rimproveravano non da oggi il mancato rispetto integrale degli impegni presi?

Il test Rixi potrebbe avere effetti dirompenti. E sulla scia del caso Siri un altro dato va rilevato: la cronica debolezza della formula originaria del contratto di governo. Che ha retto finché ha retto il duopolio Di Maio-Salvini con il supporto (nella prima fase più tecnico che politico) del premier e si è via via eroso, tirato di qua e di là, con l'incedere della feroce campagna elettorale competitiva tra i due leader vicepremier.

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