LO SCONTRO NEI CINQUE  STELLE

Il Testo unico sulla riforma dello Sport della discordia

Bocciata dai Cinque Stelle sull’ipotesi di un terzo mandato al presidente del Coni Giovanni Malagò. Lo stop ha spinto il ministro responsabile Spadafora (M5s), a ipotizzare di rimettere la delega allo Sport (ma non quella alle Politiche giovanili) nelle mani del presidente del Consiglio Conte

di An.C.

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Il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora (foto Ansa)

Bocciata dai Cinque Stelle sull’ipotesi di un terzo mandato al presidente del Coni Giovanni Malagò. Lo stop ha spinto il ministro responsabile Spadafora (M5s), a ipotizzare di rimettere la delega allo Sport (ma non quella alle Politiche giovanili) nelle mani del presidente del Consiglio Conte


4' di lettura

Una riforma dello sport, un testo unico di riforma del settore, che nei giorni scorsi ha spinto il ministro responsabile, Vincenzo Spadafora (M5s), a ipotizzare di rimettere la delega allo Sport (ma non quella alle Politiche giovanili) nelle mani del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A innescare la reazione del ministro, una lettera formale del direttivo Cinque Stelle nella quale gli si chiedeva di rinviare la riunione di maggioranza sul decreto attuativo della legge. Un appello a rivedere il testo del decreto insieme al capo politico Vito Crimi e al capodelegazione Alfonso Bonafede, così da superare le troppe criticità. Sotto la lente dei suoi stessi compagni di partito, il ruolo del presidente del Coni Giovanni Malagò. È infatti circolata l'ipotesi di un terzo mandato alla presidenza per Malagò, che però non ha riscontro nel testo, nella versione attuale. Spadafora è stato accusato di aver mediato a favore del Coni nella riforma dello sport.

A rischio la riforma

La riunione alla fine è saltata e questo di fatto ha rallentato, almeno per il momento, l'iter per la riforma che Spadafora vorrebbe approvata per agosto, ma che dopo l'intervento del direttivo pentastellato potrebbe saltare.Il testo cerca di mediare tra le linee del precedente governo gialloverde e gli orientamenti della nuova maggioranza.

Coni: Consiglio respinge all’unanimità parte testo Legge

In un comunicato diramato dal Consiglio nazionale del Coni al termine di una lunga riunione in cui si è discusso della riforma, attualmente in fase di stallo, viene respinto all’unanimità «in ogni sua componente (Fsn, Dsa, Eps, Ab, Rappresentanti territoriali, Atleti, Tecnici e membri Cio) - nelle forme e nei contenuti - alcuni articoli e passaggi dei testi della legge delega relativa allo sport italiano che, in base alle anticipazioni emerse, non rispecchiano le istanze del movimento. La situazione di grande incertezza generale - si legge ancora nel documento -, tra l'altro, mette a serio rischio gli impegni internazionali assunti dal governo e dai suoi ministri nei confronti del Cio, relativamente all'adeguamento temporale dell'impianto normativo ai dettami della carta olimpica». «Il Consiglio - prosegue la nota - ha dato mandato al presidente Giovanni Malagò di interloquire con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e con il ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, per trovare una rapida ed equa soluzione che rispetti la storia e la tradizione dell'Ente e di tutte le realtà che lo caratterizzano, dall'alto di una storia gloriosa che ha dato lustro all'Italia facendo diventare il nostro Paese, attraverso innumerevoli successi e trionfi, uno dei leader mondiali nello sport». «Il Coni - ribadisce la nota - ente pubblico non economico, soggetto al controllo della Corte dei Conti, anche per evitare che un giorno i suoi rappresentanti debbano essere chiamati a rispondere di atti contrari all'interesse dell'ente, si riserva sin da ora di verificare in tutte le sedi i propri diritti maturati e maturandi che sono, o possono essere, messi a rischio da atti e determinazioni non conformi alle leggi e alle sentenze dello Stato Italiano che nel corso degli anni si sono susseguite, non soltanto da un punto di vista normativo ma anche patrimoniale». In conclusione, il Consiglio «attribuisce quindi mandato alla Giunta Nazionale di elaborare una proposta che tenga conto delle argomentazioni sovraesposte, con l’obiettivo di compenetrare l’azione del legislatore con le oggettive necessità del movimento, per non depauperare l'orgoglioso patrimonio di capacità, esperienza e talento che fa dello sport italiano un modello di successo a livello internazionale».

I nodi da sciogliere

La discussione sulla bozza del Testo Unico sta incontrando più di un ostacolo e rischia di non rispecchiare più la delega prevista nella legge di bilancio: oltre al nodo del limite dei mandati, c'è quello dell'incompatibilità tra cariche, distinguo e specifiche per evitare di perdere prerogative e controllo soprattutto quando si parla di fondi pubblici, diciture e aggiunte per rassicurare il Cio sull'autonomia dello sport italiano. In sede di discussione, sono stati già tanti i commenti e numerose le richieste di modifica arrivate dai gruppi della maggioranza. Per molti, dalla politica al mondo sportivo, l'attuale bozza ricalcherebbe solo in piccola parte lo spirito iniziale della riforma voluta dall'allora governo gialloverde.

Spadafora, posizione in stand by

Il caso del ministro è stato posto in stand by dopo un incontro con i vertici M5s e i parlamentari pentastellati che si erano opposti alla sua riforma: il ministro ha aperto con loro un confronto per cercare una mediazione (anche se resterebbe lo scoglio del no dei parlamentari M5s al rinnovo dell'incarico al presidente del Coni Malagò).

Malagò: «Riforma o il Cio ci sanzionerà»

Questa situazione di stallo sostanziale ha spinto Malagò a lanciare un allarme, peraltro registrato nella nota del Consiglio nazionale: «Se dovesse cadere la legge delega sulla riforma dello sport - ha sottolineato al termine della Giunta nazionale -le conseguenze con il Cio in termini di sanzioni saranno sicure e immediate. Non stiamo bluffando, stiamo letteralmente scherzando col fuoco. E siamo arrivati». Uno stallo dovuto, secondo il numero uno del Coni, «a una diatriba tutta politica e istituzionale in cui non ci vogliamo più stare». Malagò vede ancora uno spiraglio ma, ha chiarito, non c’è più tempo da perdere. «Quel che è sicuro: se non si va al 30 agosto mi dicono che non si farebbe in tempo a concludere l'iter entro novembre». E lo ha detto ricordando «il preciso impegno del governo che massimo entro agosto avrebbe sistemato una situazione assolutamente non più sostenibile. Non è una pressione del Coni ma una precisa disposizione del Cio». Il rischio ventilato dal presidente del Coni resta quello di un'estromissione dell'Italia dalle Olimpiadi. Sarebbe una beffa, è stato il commento di Malagò, se non proprio una figuraccia, dopo aver convinto il Cio a premiare l'Italia con Milano-Cortina 2026. La speranza è che si possa arrivare a una nuova proroga per legge.

Lo scontro tra le due anime del Movimento

Il numero uno del Coni è un “avversario” storico di Alessandro Di Battista e dell'ala ortodossa del Movimento. E la riforma pensata nel governo Conte I, quando la delega allo Sport era di Giancarlo Giorgetti, si caratterizzava per un forte ridimensionamento del Coni, attraverso il rafforzamento della nuova società Sport e Salute. «Ma il governo è cambiato e gli alleati sono cambiati. Iv e Pd sono partito chiedendo l'azzeramento di Sport Salute», spiega una fonte vicino al dossier. Spadafora ha mediato, scontentando, alla fine proprio il M5s. Un Movimento sempre più travolto dallo scontro tra la componente filo governativa e quella che si ritiene più affine alle posizioni dell’ex alleato al Governo, la Lega di Matteo Salvini.

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