il graffio del lunedì

Il tormentone calcio, la mascherina a Gattuso e l’«invidia» degli altri sport

Il tema è quello della ripartenza dello sport e in particolare del calcio, diventato uno dei tormentoni più gettonati di questa forzata clausura. Con la voglia di aggregazione sempre più crescente

di Dario Ceccarelli

(ANSA)

3' di lettura

Che barba che noia, direbbero Sandra e Raimondo. Con il povero Vianello che sfogliando a letto la Gazzetta dello Sport fa una delle sue indimenticabili smorfie di rassegnazione. Il tema è naturalmente quello della ripartenza dello sport e in particolare del calcio, diventato uno dei tormentoni più gettonati di questa forzata clausura. Con la voglia di sport, e di aggregazione, sempre più crescente.

La questione è nota. Visto che qualcosa si muove, e che le restrizioni in molti settori come ha spiegato il premier Conte si allenteranno, anche il mondo del calcio, da tempo scalpitante, chiede al governo delle risposte precise sul suo futuro. Si ricomincia? Non si ricomincia? Questo campionato lo concludiamo? In quali date?

Loading...

L’unica certezza , come ha detto il premier, è che dal 18 maggio si può dar dare il via libera agli allenamenti collettivi. Quelli individuali, come si sapeva, già dal 4 maggio. E poi? E poi si vedrà. Del resto, insieme a tante altre vite sospese, anche il calcio rimane sospeso. Non è uno scandalo, dicono in tanti , che non si disperano per il futuro di Ronaldo e Imbrahimovic. E sono invece più preoccupati, ad esempio, per la scuola. Che fino a settembre, con raccapriccio dei genitori, non riaprirà.

Allora: che il Pallone faccia sempre la parte del bel principino arrogante, cui tutti devono chiedere scusa, è cosa risaputa. Però è anche vero che qualche risposta più stringente, a breve, bisognerà pur dargliela. Gli altri Paesi non aspettano. In Germania per la Bundesliga si decide mercoledì. L'Olanda ha chiuso. Il Belgio ha rinviato solo di qualche giorno. In Inghilterra, l'Arsenal riprende ad allenarsi. E poi c'è L'Uefa che preme perché i campionati nazionali si chiudano entro la fine di luglio per riservare il mese di agosto solo alle Coppe europee. Bisogna quindi prendere delle decisioni. E comunicarle rapidamente. Solo che il ministro dello Sport, Spadafora, ospite da Fabio Fazio, talento nel dire e nel non dire, ha fatto ancora melina. Che dal 4 maggio ci si possa allenare individualmente, lo si sa. E non c'è problema. I problemi ci saranno invece dal 18 maggio, quando cominceranno gli allenamenti collettivi per gli sport di squadra. Naturalmente a porte chiuse. Naturalmente, come ha detto il ministro, nel rispetto delle norme di sicurezza e di protocolli garantiti.

Un problema complesso attorno al quale ferve un gran dibattito tra medici e super esperti delle società e della commissione della Federcalcio. Ognuno dice la sua poiché i temi sono tantissimi: dalla disponibilità di test e tamponi, fino alla domanda delle domande: che fare in caso di positività di un atleta? E come farli questi allenamenti visto che giocare a calcio non è come giocare a scacchi. Se ami l'Italia, ha detto Conte, mantieni le distanze. Ecco, se fai un'entrata a scivolone, o un dribbling in area, mantenere le distanze è molto complicato anche si si è ferventi patrioti. E le mascherine? In allenamento bisogna usarle? E se poi riparte il campionato? In partita chi farà mettere la mascherina a Immobile e a Dybala? E a Rino Gattuso?

Insomma, tante domande, tanti fronti contrapposti, tanta voglia di ripartire, ma ben poche certezze. Il mondo del Pallone non ha certo bisogno di avvocati difensori. Ne ha fin troppi. E tutti pagati profumatamente. Una ragione però ce l'ha: che senza il suo contributo finanziario quasi tutte le federazioni sportive italiane domani chiudono bottega. Se il campionato questa stagione non finisce, per dirne una, lo stato italiano dovrà rinunciare a circa 330 milioni di contribuzioni fiscali non versate dai calciatori per il taglio agli stipendi imposti dai club . A cascata verrebbero poi colpite tutte le altre federazioni che si vedrebbero private di almeno centro milioni, la cifra a loro spettante. Un danno enorme proprio nell'anno dell'Olimpiade.

Insomma, a questo Pallone Narciso, che vive nel suo mondo dorato, con gli stipendi e gli ingaggi che sappiamo, un merito va comunque riconosciuto: tiene su da solo il fragile palazzo dello sport italiano. E quindi quando altri atleti, come Federica Pellegrini, si lamentano dell'eccessiva centralità del calcio, è giusto che si facciano un bell'esame di coscienza. Certo, non fa simpatia vedere i ricchi presidenti di A che in tempi come questi si azzuffano come ultrà per i loro poco nobili interessi di bottega. Però, senza il Pallone, tante altri importanti atleti che praticano discipline meno seguite dovrebbero cambiare mestiere. E di questi tempi non conviene.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti