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Il tour in Africa di Macron (anche) per arginare la campagna della Russia

Il presidente francese è impegnato in una quattro giorni fra Camerun, Benin e Guinea-Bissau. La visita in coincidenza con quella del ministro russo Lavrov

di Alberto Magnani

Macron con il basco canta con il coro locale negli Alti Pirenei

3' di lettura

Dalla sua seconda vittoria alle elezioni, lo scorso aprile, Emmanuel Macron non si era ancora imbarcato in un viaggio diplomatico fuori dall’Europa. La scelta della sua prima meta non è casuale: l’Africa. Macron è partito per un «tour» dal 25 al 28 luglio fra Camerun, Benin e Guinea-Bissau, con un’agenda che lo vedrà discutere alcune delle urgenze principali per il Continente e i rapporti bilaterali con Parigi: l’ascesa di violenze terroristiche nel Sahel, le ripercussioni del cambiamento climatico e quelle innescate dal conflitto ucraino sull’import ceralicolo a sud del Sahara.

La visita di Macron dovrebbe ravvivare la sintonia fra i tre paesi e Parigi, in vista del vertice fra Ue e Unione africana del febbraio 2023. Non sarà solo. In questi stessi giorni, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è nel vivo di una spedizione che fa tappa in Egitto, Etiopia, Uganda e Congo-Brazzaville, con l’intento di accreditare - ulteriormente - Mosca come partner economico e politico per i leader del Continente, oltre a negare la responsabilità di Mosca nella «guerra della fame» innescata con il blocco dell’export di grano da Kiev.

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Dal terrorismo alla crisi alimentare, le urgenze di Macron

L’ambizione di Macron è di «rinnovare» i rapporti con i paesi africani, classificando il Continente come una «priorità politica» del mandato confermato in primavera. L’agenda che si annuncia per la sua quattro giorni è fitta. Sulla carta, Macron parlerà soprattutto dell’emergenza terroristica che dilaga nel Sahel, degli effetti del riscaldamento globale e della crisi alimentare innescata dallo stop alle importazioni di grano dall’Ucraina: un bacino che fornisce mediamente il 40% delle forniture del cereale al Continente, con picchi di dipendenza ben oltre l’80% e il 90% in alcune regioni.

Nei fatti dovrà misurarsi anche con controversie nei suoi rapporti sul Continente e i timori di una crescita dell’influenza russa, manifestata soprattutto con la presenza «ufficiosa» della compagnia militare privata Wagner in 20 paesi.

Nella tappa del 26 luglio in Camerun, Macron affronterà la crisi alimentare e le strategie per bilanciare la perdita di flussi cerealicoli dall’Ucraina. In attesa degli effetti dell’accordo fra Mosca e Kiev, il Camerun si è trovato a perdere una quota di forniture che supera il 40% del totale, aggravando la crisi di un’economia dove la metà della popolazione versa in condizioni di insicurezza alimentare. Con tensioni pregresse alle turbolenze nell’Est Europa.

I tasti delicati, dai rapporti con Biya al ritiro dal Mali

Il paese è travolto dalla guerra civile fra i separatisti anglofoni del Camerun occidentale e le forze armate nazionali, una ribellione soffocata nel sangue dal presidente al potere dal 40 anni: Paul Biya, oggi 89enne.

Un appello pubblicato su Le Monde da due ricercatori delle Ong Human Right Watch e Amnesty International, Ilaria Allegrozzi e Fagbien Offner, ha invitato Macron a esprimere chiaramente la sua «inquietudine» sulle violazioni di diritti umani contestate a Biya.

In Benin, dove è atteso il 27 luglio, l’attenzione slitterà sull’allerta terrostica. La repubblica dell’Africa occidentale sta registrando attacchi, facendo temere una propagazione dell’ascesa jihadista che tiene già in ostaggio Burkina Faso, Niger e Mali. Un altro tasto delicato per l’Eliseo: Parigi va verso il ritiro delle sue truppe da Bamako, in rottura con la giunta golpista che ha spodestato il vecchio governo. Macron ribadisce che non si tratterà di un addio, ma di una rivisitazione dell’impegno nell’area da chiarirsi entro l’autunno.

Nell’attesa, l’esito è l’addio delle truppe di Parigi da una missione che era divenuta nota come «l’Afghanistan francese» per durata e inconcludenza, abbandonando un territorio che è divenuto epicentro africano (e globale) della ribalta jihadista. L’ultima tappa, il 28 luglio, è in Guinea Bissau, dove Macron discuterà dei piani per l’inaugurazione di una scuola francese in un contesto comunque delicato per fibrillazioni politiche.

L’«altro tour» di Lavrov

La missione diplomatica di Macron avviene in concomitanza con quella del ministro russo degli Esteri Lavrov, impegnato in un tour che si snoda fra Africa settentrionale, orientale e centrale. La Russia ha già avviato da tempo la sua penetrazione nel Continente, anche sotto forma di accordi militari siglati fra i governi locali e i contractors di Wagner: la compagnia militare privata che viene identificata come un braccio armato del Cremlino, nonostante Mosca abbia sempre smentito qualsiasi rapporto ufficiale.

Ora il viaggio di Lavrov conferma l’interesse di Mosca per il Continente, oltre a offrire un’opportunità nell’immediato: smentire le responsabilità di Mosca nel blocco delle esportazioni di grano ucraino, uno stop che ha esasperato ulteriormente le condizioni di sicurezza alimentare a sud del Sahara. I governi africani hanno mantenuto un atteggiamento di equidistanza nell’escalation militara innescata il 24 febbraio dal Cremlino, una posizione che il Cremlino cerca di sbilanciare a proprio favore. A inizio marzo, 17 paesi africani si sono astenuti dalla risoluzione Onu che condannava l’aggressione russa a Kiev, mentre l’Eritrea è comparsa fra gli unici a votare contro insieme a Bielorussia, Corea del Nord, Siria e la stessa Russia.

Riproduzione riservata ©

  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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