al fianco di madiba, due passi dietro di lui

Il «tradimento» di Winnie Mandela, madre del Sudafrica

di Ugo Tramballi

Addio a Winnie Mandela

3' di lettura

Winnie, di una bellezza folgorante e una personalità prorompente, tradì Nelson Mandela. Non nel senso più banale, quello fisico. Tradì Madiba nell'essenza del suo messaggio politico: la Rainbow Nation, la necessità di perdonare e dimenticare la mostruosa ingiustizia dell’apartheid per costruire il nuovo Sudafrica, qualcosa che il continente non aveva mai conosciuto. Per lei, invece, la lotta non avrebbe dovuto avere mai fine.

L’amore per Mandela e la comunione di intenti
Ci sono pagine commoventi nelle memorie di Mandela dedicate al suo amore e al desiderio fisico per Winnie. Il leader della lotta contro la supremazia boera aveva sposato nel 1944 a Johannesburg una giovane infermiera, Evelin Mase, una ragazza molto dolce ma dagli orizzonti limitati. Ebbero tre figli ma, senza comprendere davvero chi aveva sposato, Evelin non sopportava che il marito avesse un’idea della giustizia e ambizioni politiche più importanti di una famiglia. A un certo punto chiese a Mandela di rinunciare alla sua lotta. Fu come remare conto corrente. Nello stesso anno i due divorziarono e Mandela sposò Winnie che aveva 22 anni. Era il 1958.

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La vita di Winnie Mandela

La vita di Winnie Mandela

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Winifred Mdikizela-Mandela era nata nel 1936 nella provincia orientale del Capo, la stessa di Nelson. Oltre ad amarlo con la stessa intensità con la quale Mandela amava lei, Winne condivideva profondamente le ragioni della lotta del marito. Ebbero due figli. Mai Winnie si permise di contestarne le passioni sociali. Al contrario le appoggiò totalmente, sapendo quanto sarebbe costato alla sua vita privata.
La lotta contro l’apartheid e il destino concessero pochi e movimentati anni di vita privata a Nelson e Winnie. La loro casa di Soweto, all’8115 di Vlakazi Street nel quartiere di Orlando West, poco più grande di una scatola di fiammiferi, oggi è un monumento nazionale. Nel 1963, dopo il Processo di Rivonia, Mandela fu condannato all’ergastolo e mandato nella colonia penale di Robben Island, davanti a Città del Capo. Il regime razzista diede a Winnie poche possibilità di restare in contatto con il marito. Ancora meno furono le volte in cui le venne concesso di visitarlo a Robben Island.

Divisi sulla strategia
Nella prigione nacque il mito di Nelson Mandela. L’African National Congress all’estero e i movimenti internazionali contro l’apartheid non permisero mai che venisse meno la sua memoria. Intanto Mandela, seguendo per quanto potesse i mutamenti geopolitici e la fine del bipolarismo, aveva compreso la necessità di un grande compromesso con i bianchi sudafricani. Intanto però a Soweto Winnie aveva incominciato a prendere una strada diversa e rivoluzionaria. Era una sostenitrice della violenza politica e voleva organizzare un movimento di resistenza molto vicino a quel pan-africanismo che non prevedeva alcun dialogo con i bianchi. Nella grande township alle porte di Johannesburg, Winnie aveva creato il Nelson Mandela United Football Club. Non era solo una squadra di calcio per ragazzi: era una specie di centro di reclutamento militarizzato. Alcuni dei ragazzi non venivano reclutati per le loro qualità calcistiche ma per organizzare una resistenza armata. Alcuni giovani sospettati di essere degli informatori della polizia segreta bianca furono rapiti e torturati. Qualcuno sparì. Anni dopo, nel Sudafrica democratico e multirazziale di suo marito, Winnie sarebbe stata processata e condannata per questo.

La mattina dlel’11 febbraio 1990, nella provincia del Capo, il giorno della liberazione di Mandela dopo 27 anni di prigione, la donna che gli camminava accanto, tenendolo per mano, già non era più sua moglie. Troppi anni di separazione, troppe differenze politiche per essere ancora considerati una coppia. Due anni dopo, nel 1992, si separarono formalmente. Nel 1998 Mandela sposò Graça Machel, vedova dell’uomo che aveva liberato il Mozambico, Samora Machel: una donna con la gravitas e l’equilibrio necessari per stare accanto a un simbolo non solo africano ma mondiale della tolleranza mondiale.

Giudizio storico e vicenda umana
Non tanto quanto Madiba Mandela, Winnie è ricordata come “Madre della nazione”. Un titolo che forse non merita. Ma il giudizio storico deve essere mitigato dalla vicenda umana. Winnie Madikizela-Mandela fu separata dal marito all’età di 27 anni , dopo soli cinque anni di matrimonio. Nelson Mandela ha conosciuto la durezza delle prigioni afrikaner ma nello stesso periodo, per 27 ininterrotti anni, Winnie è stata solo apparentemente libera. Ai giovani nati a partire dal 1994, dopo le prime elezioni del Sudafrica multirazziale, è difficile spiegare quale perversione umana fu l’apartheid. Per questo l’inquieta Winnie, qualsiasi errore abbia commesso, merita il titolo di “Madre del Sudafrica” e di stare accanto all’ex marito. Un paio di passi dietro di lui.

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