transizione energetica

Il tramonto di Big Oil in Borsa: ora valgono di più le rinnovabili

Le utility protagoniste della svolta hanno superato come valore le omologhe major petrolifere. Che accelerano nella transizione

di Elena Comelli

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AFP

3' di lettura

Non sono più le supermajor petrolifere i campioni incontrastati del mercato energetico mondiale. Altre multinazionali, che non si occupano di fonti fossili, ma di elettricità e di rinnovabili, sono talmente cresciute in questi anni da superarle, raggiungendo una potenza finanziaria paragonabile a quella con cui le major petrolifere hanno dominato il mercato energetico negli ultimi settant'anni. Invece di scavare miniere e perforare pozzi, le nuove supermajor guidano la corsa alla transizione verde dell'economia globale.

Ben quattro società - Enel, Iberdrola, Orsted e NextEra - hanno superato in termini di capitalizzazione di Borsa la propria omologa petrolifera, grazie alla loro opera pionieristica, cominciata quando gli impianti di energia pulita erano ancora considerati alternativi e costosi, secondo un'analisi di Bloomberg New Energy Finance.

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Rinnovabili alla svolta

«Ora le fonti rinovabili sono sull'orlo di una svolta: pannelli solari e turbine eoliche sono diventati sempre più competitivi e ormai dominano le nuove installazioni elettriche, superando il carbone e minacciando la crescita del gas naturale», scrive Bnef.

È venuto il momento, per i colossi dell'elettricità, di dominare il mercato energetico. NextEra, erede dell'utility elettrica della Florida, ha superato l'anno scorso in ottobre la capitalizzazione di Borsa di Exxon Mobil. Con 46 gigawatt di potenza, di cui oltre la metà rinnovabile, e quasi 20 miliardi di dollari di fatturato, NextEra è la utility più grande degli Stati Uniti e produce abbastanza energia rinnovabile da alimentare un Paese come il Belgio.

Ma non è un caso unico. Enel, la più grande utility europea, ha superato già da un paio d'anni la capitalizzazione di Eni e ora vale quasi il triplo della sua omologa fossile. Con 87 gigawatt di capacità installata, di cui il 60% rinnovabile, Enel si sta espandendo rapidamente al di fuori dell'Europa, man mano che diventa più verde.

La spagnola Iberdrola, con oltre 30 gigawatt di capacità rinnovabile installata e altri 30 gigawatt entro il 2025, ha superato ormai da anni la capitalizzazione della major petrolifera spagnola Repsol.

La danese Orsted, pioniera dell'eolico offshore, con 7 gigawatt di mega-pale installate controlla oltre un quarto di tutto il parco eolico in mare del mondo e alla fine dell'anno scorso ha superato la capitalizzazione di Bp.

Altri grandi player delle rinnovabili sono la canadese Brookfield Renewable Partners, con 8 gigawatt di idroelettrico e quasi 5 gigawatt di eolico, e la tedesca Rwe, che prevede di raddoppiare a 22 gigawatt il suo portafoglio di rinnovabili entro il 2025.

Questo processo sta avvenendo anche in Asia: la Cina ha spostato tutte le più grandi società energetiche verso le energie rinnovabili. Con la fusione di due giganti statali, nel 2017 è nata la China Energy Investment, che ha quasi 40 gigawatt di capacità di generazione di energia rinnovabile. Il carbone è ancora una parte importante della sua attività, con 185 gigawatt installati, ma la situazione si va progressivamente riequilibrando.

Le nuove supermajor sono sospinte dalla crescita degli investimenti globali nella transizione energetica verso i combustibili più puliti, per contrastare l'emergenza climatica. Si stima che nei prossimi trent'anni saranno necessari circa 11mila miliardi di dollari di investimenti nelle energie rinnovabili per rispettare gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima.

La riconversione di Big Oil

Il punto di svolta potrebbe arrivare già quest'anno, secondo Goldman Sachs, che prevede il sorpasso degli investimenti nelle fonti rinnovabili sulle spese per le trivellazioni a caccia di petrolio e gas, tanto che in alcuni Paesi, come la Germania o l'Italia, le fonti rinnovabili hanno già raggiunto una posizione preminente nel mix energetico.

L'anno scorso, per la prima volta nella storia, più del 50 per cento dell'elettricità tedesca è stata alimentata da fonti rinnovabili. Una svolta che coincide con i primi successi nella conversione all'elettrico dei veicoli e del riscaldamento negli edifici.

Il grande momento è arrivato più velocemente del previsto. Cinque anni fa, l'energia pulita era ancora vista come un'attività tumultuosa e frammentata, affollata di nuovi arrivati che cercavano di accaparrarsi qualche fetta di un mercato emergente. Oggi invece l'energia pulita è considerata una scommessa così sicura che i fondi pensione e gli assicuratori competono per possedere ampi portafogli di parchi solari ed eolici.

Perfino le major petrolifere, che hanno ancora i mezzi per buttarsi in questo mercato con le acquisizioni, stanno facendo qualche passo avanti per riposizionarsi e recuperare il ritardo. Eni è appena entrata nella costruzione del più grande parco eolico offshore del mondo, Dogger Bank, e la spagnola Repsol ad oggi investe di più nelle energie rinnovabili che nelle esplorazione petrolifere.

Royal Dutch Shell ha investito in società di energie rinnovabili e reti di ricarica per auto elettriche e Bp si è recentemente impegnata a raggiungere una capacità di 50 gigawatt di energia rinnovabile entro il 2030, rispetto ai circa 2,5 gigawatt di oggi.

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