ricerche

Il trampolino della consulenza lancia 18mila neolaureati nella dirigenza

Secondo le stime di Confindustria-Assoconsult il settore cresce a ritmi vicini alle due cifre. Dal 2010 a oggi i professional sono passati da 27mila a quasi 45mila

di Cristina Casadei


default onloading pic
(Fotolia)

4' di lettura

L’Mba? Si può anche fare sul campo. C’è una frontiera che si sta consolidando anche in Italia ed è quella delle società di consulenza, accreditate come le fucine dei giovani talenti che formeranno la futura classe dirigente delle imprese. Senza nulla togliere alle prestigiose business school in Italia e all’estero, la via sul campo ha numeri sempre più importanti, dovuti anche al ruolo strategico che la consulenza ha assunto con la svolta digitale. Vediamoli.

Le previsioni
Secondo le stime di Confindustria Assoconsult (l’associazione che rappresenta le società di consulenza di management e di ricerca e selezione del personale) nel 2018 sono entrati nella consulenza 3.300 giovani neolaureati, nel 2019 questo numero è salito a 3.700 e nel 2020 salirà a oltre 4 mila. Numeri in crescita rispetto al triennio precedente: nel 2015 erano stati 1.600, nel 2016 2.600, nel 2017 3mila. In sei anni saranno quindi oltre 18mila i ragazzi a cui il mondo della consulenza ha aperto o aprirà le porte. «È un trend di continua crescita che si attesta tra l’8 e il 10% all’anno - spiega il presidente di Assoconsult Marco Valerio Morelli -. Prevediamo di continuare con l’andamento di crescita del fatturato e dell’occupazione». Tra l’altro l’associazione per sensibilizzare i giovani su questa professione organizza ogni anno la Giornata del Consulente in cui porta tre consulenti, di società diverse, in almeno 8 atenei per incontrare gli studenti e raccontare loro cosa sia e come si possa impostare la carriera nel settore. In questa occasione i ragazzi vengono sottoposti anche ad un value game che premia i vincitori con una giornata di visita in azienda.

LA CRESCITA DELLE SOCIETÀ DI CONSULENZA

* Stime (Fonte: Osservatorio Assoconsult)

LA CRESCITA DELLE SOCIETÀ DI CONSULENZA

In 8 anni crescita esponenziale
I dati dell’Osservatorio realizzato da Assoconsult con il team del professor Corrado Cerruti dell’Università di Tor Vergata mostrano che nel 2018 il comparto ha raggiunto un fatturato di 4,5 miliardi di euro. Il settore pubblico ha speso 365 milioni. Dal 2010, se prendiamo il parametro del giro d’affari, il management consulting è cresciuto ad un tasso medio del 7,4% in linea con quello europeo (7,2%). Considerando il 2018 la crescita è stata dell’8,6%.

In 8 anni crescita esponenziale
L’occupazione dei professional cresce in misura leggermente inferiore al giro d’affari(+8,2%), ma si prevede un andamento molto positivo anche nel 2019 (+7,2%). Alla crescita del fatturato che in 8 anni è stata del 47,4% si è affiancata una crescita dell’occupazione del 42,4%: se nel 2010 i professional impiegati nelle società di consulenza erano 27mila, oggi gli addetti sono 45mila. E sono destinati a crescere.

LA CRESCITA DELLE SOCIETÀ DI CONSULENZA

* Stime (Fonte: Osservatorio Assoconsult)

LA CRESCITA DELLE SOCIETÀ DI CONSULENZA

Il percorso: up or out
Per i giovani neolaureati poter superare la selezione in una società di consulenza significa aprirsi più di una strada. Sono realtà che hanno un ricambio generazionale importante che si deve in parte al meccanismo up or out (o cresci o esci) e in parte alla necessità di avere all’interno giovani risorse per poter assecondare quell’innovazione che è un fattore strategico per le aziende clienti. «Nei primi 5 anni il 40% dei nostri neolaureati esce e va a lavorare in azienda - dice Morelli -. La consulenza diventa per questi giovani un vero e proprio Mba sul campo. Gli altri restano e intraprendono la carriera che li porterà a risalire la piramide e diventare dirigenti, partner ed executive».

I profili ricercati tra i giovani
Come spiega Morelli, «la consulenza ha alcuni bacini importanti a cui attinge. Uno è il mondo delle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) che è in crescita continua ed è funzionale a tutte le attività sui cambiamenti tecnologici. Poi c’è tutto il mondo dei Big data: tutte le aziende oggi hanno la necessità di gestire una grande mole di dati, che devono essere analizzati. I laureati nelle discipline economiche rimangono per noi il principale bacino di assunzioni, mentre c’è un rinnovato interesse verso le facoltà umanistiche. Il consulente, molto più che in passato, deve sì avere una specializzazione verticale, ma deve anche integrare la capacità di gestire e analizzare dati, risolvere problemi e soft skill molto sviluppate. Infine la consulenza è alla ricerca di tutte le nuove professionalità tecnologiche che in Italia sono piuttosto carenti e per le quali fa prevalentemente ricorso al mercato, tra chi spesso ha titoli post laurea».

I settori
La trasformazione digitale, anche nelle piccole e medie aziende, ha reso la consulenza sempre più strategica. «In questi ultimi due anni i financial services hanno conosciuto la maggiore trasformazione sia tecnologica che regolatoria e sono stati il settore che ha fatto maggiormente ricorso alla consulenza - osserva Morelli -. Tutto il mondo industriale, con industry 4.0, allo stesso modo ha richiesto molta consulenza, così come il comparto energia. In Italia vi è comunque un minore ricorso alla consulenza rispetto alle altre economie europee e mondiali e questo è vero soprattutto per il comparto pubblico». Si tratta di un settore che in passato ha chiesto molta consulenza «ma che adesso si è fermato - continua Morelli -. Il risultato è che se il nostro paese stenta, la Pa stenta ancora di più e ha una grande necessità di essere supportata attraverso la consulenza».

LE AREE DI SPECIALIZZAZIONE

Distribuzione del fatturato, anno 2018 (Fonte: Osservatorio Assoconsult)

LE AREE DI SPECIALIZZAZIONE

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...