LO STOP AL DECRETO «PRECARI»

Il trasporto scolastico è un rebus

Il futuro del trasporto scolastico resta un rebus. Complice la crisi di governo che ha bloccato l’iter del decreto “precari” e che avrebbe assicurato ai Comuni di avere un ombrello legislativo per continuare a erogare il servizio senza farlo pagare interamente agli utenti


Prima campanella d'Italia in provincia di Bolzano

2' di lettura

Il futuro del trasporto scolastico resta un rebus. Complice la crisi di governo che ha bloccato l’iter del decreto “precari” e che avrebbe assicurato ai Comuni di avere un ombrello legislativo per continuare a erogare il servizio senza farlo pagare interamente agli utenti.

Il caos sui servizi di scuolabus è scoppiato in piena estate. A sollevare il tema è stata l’associazione dei Comuni italiani con una lettera ai ministeri competenti (Istruzione e Trasporti). Nel richiamare una recente sentenza della Corte dei conti Piemonte - che ha definito il trasporto scolastico un servizio pubblico locale anziché a domanda individuale, vietando di fatto agli enti locali di ridurre o azzerare la quota di partecipazione delle famiglie - l’Anci ha chiesto una norma chiarificatrice. Che in realtà era arrivata. L’articolo 5 del Dl ”precari” consentiva agli enti locali di aiutare le famiglie rispettando l’equilibrio finanziario. Ma il decreto non è mai arrivato in Gazzetta Ufficiale e l’anno scolastico è ormai alle porte. Nel frattempo una nuova pronuncia della Corte dei conti, stavolta della Puglia, ha stabilito un principio differente: gli enti possono supportare l’utenza purché con risorse «reperite nel rispetto della clausola d’invarianza finanziaria espressa nel divieto dei nuovi e maggiori oneri».

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Che il tema sia rilevante lo dicono anche i numeri. Il Comune di Bologna spende complessivamente per il servizio circa 530 mila euro annui a fronte di entrate dagli utenti per circa 270 mila annui, con una copertura di fatto del 50 per cento. Che a Milano scende addirittura al 5% (53mila euro di introiti - destinati quest’anno a salire a 100mila - a fronte di un milione di costo). Ma a pagare il prezzo dell’incertezza sono soprattutto i piccoli Comuni, specie montani, che a volte hanno un unico plesso scolastico per servire varie frazioni distanti tra loro parecchi chilometri. A invocare «una parola definitiva di chiarezza» è il presidente dell’Uncem, Marco Bussone, che ha chiesto a tutti i Comuni di approvare un ordine del giorno che impegni governo e Parlamento a legiferare sul tema. Se possibile al più presto.

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