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Il tribunale francese respinge le richiesta di Daniel Druet sulle opere di Cattelan

L'artigiano francese che ha realizzato «La Nona Ora», «Hitler» e altre sei sculture in cera ha chiesto alla galleria Perrotin un risarcimento di 6 milioni di euro e di essere dichiarato l'unico autore delle opere commissionate tra il 1999 e il 2006. A Miami causa civile sul copyright di «Comedian»

di Marilena Pirrelli

6' di lettura

Sei milioni di euro di risarcimento richiesti alla galleria Perrotin dallo scultore francese Daniel Druet, ma per i giudici francesi ha solo eseguito i lavori commissionati da Maurizio Cattelan, unico ideatore e autore dell'opera. Così l’8 luglio i tre giudici della III Camera del tribunale di Parigi hanno respinto la richiesta dell’artigiano Druet (abile scultore in cera) di essere riconosciuto come il creatore di otto sculture in cera, resina poliestere e fibra di vetro – tra cui «La Nona Ora» e «Hitler» – realizzate tra il 1999 e il 2006 su incarico dell’artista italiano. La sentenza va a sciogliere un contenzioso senza precedenti nel campo dell’arte contemporanea: chi è stato l’autore di otto opere immaginate da un artista concettuale, ma plasmate da uno scultore di cera?

Richiesta irricevibile

I giudici del tribunale per la proprietà intellettuale di Parigi hanno annunciato elettronicamente la sentenza nella causa di violazione del copyright, giudicando l’irricevibilità del ricorso proposto da Druet: l’affermazione di Druet era “inammissibile” perché non ha mai citato direttamente in giudizio lo stesso Cattelan, ma solo la galleria francese dell’artista italiano, cioè Perrotin, e il museo Monnaie de Paris, che ha esposto le opere di Cattelan dal 2016 al 2017. Nella loro decisione di venerdì pomeriggio, i giudici hanno controbattuto che Druet aveva ricevuto indicazioni precise sull'aspetto e sulle misure delle opere, talvolta al millimetro. L'avvocato della Galleria Perrotin, Pierre-Olivier Sur, ha insistito sul fatto che la messa in scena era tutta opera di Cattelan, compresa la posa della figura del papa sul pavimento, il taglio delle gambe, il bloccaggio sotto una pietra e la frantumazione di un baldacchino di vetro sopra di essa.

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I magistrati nella sentenza hanno stabilito infatti che «è (…) indiscusso che le precise direttive per allestire le sculture di cera in una specifica configurazione, relative in particolare al loro posizionamento all’interno degli spazi espositivi volti a giocare sulle emozioni del pubblico (sorpresa, empatia , divertimento, repulsione, ecc.), sono state emanate solo da [Maurizio Cattelan] senza Daniel Druet, non essendo in alcun modo in grado - né cercando di farlo - di arrogarsi la minima partecipazione alle scelte relative alla disposizione scenografica della presentazione delle dette sculture (scelta dell’edificio e dimensione della le stanze che assecondano il carattere, la direzione dello sguardo, l’illuminazione, persino la distruzione di un tetto in vetro o di un pavimento in parquet per rendere l’allestimento più realistico e suggestivo) o al contenuto del possibile messaggio contenuto nell’allestimento».

«La realizzazione dell'opera è secondaria rispetto alla sua concezione» ha dichiarato l'avvocato della Galleria Perrotin, Pierre-Olivier Sur. Il caso ha visto avvocati francesi e internazionali dibattere sul significato dell’arte concettuale e sul riconoscimento del ruolo di assistenti e artigiani nel contribuire alla realizzazione delle opere sotto la direzione dell’artista. L’ottantenne Druet ha affermato di non essere mai stato giustamente nominato creatore di alcune delle opere più famose di Cattelan, realizzate tra il 1999 e il 2006, e per le quali entrambe le parti hanno riconosciuto che era stato pagato. La galleria Perrotin ha sottolineato che Druet è stato pagato più di 141.000 euro per il suo lavoro con Cattelan nel corso della loro collaborazione.

Insomma parrebbe che alla domanda: chi è l'autore di un'opera d'arte: l'artista che la concepisce o l'artigiano che la realizza? Ci sia ora una risposta, che lascia ancora aperta una questione chiave: un artigiano esecutore di un mandato può legittimamente poi rivendicare la paternità di un’opera d’arte realizzata su commissione per un artista? Daniel Druet ha rivendicato la proprietà dei diritti su base esclusiva, ma contestandola alla galleria Perrotin senza chiamare direttamente in causa Cattelan. Se lo avesse fatto le cose sarebbero andate diversamente?

Le spese a chi toccano

Tuttavia a Druet il tribunale ha ordinato di pagare 10.000 euro alla Galerie Emmanuel Perrotin e alla Monnaie de Paris. “È con immensa soddisfazione che apprendo di questa decisione, che sancisce il lavoro di Maurizio Cattelan come artista concettuale e respinge in ogni modo le argomentazioni inammissibili e infondate di Daniel Druet. Sono lieto che questa decisione metta fine a questa controversia che ha minacciato un gran numero di artisti contemporanei” ha dichiarato Emmanuel Perrotin in una nota, “questa decisione costituisce una giurisprudenza rivoluzionaria, poiché per la prima volta i magistrati custodiscono l’arte concettuale in una sentenza storica”. “Al di là di questa decisione del tribunale, è l’arte concettuale che ora è protetta dallo stato di diritto”, hanno aggiunto gli avvocati della galleria, Pierre-Yves Gautier e Pierre-Olivier Sur. Per Sur, la protezione della «proprietà intellettuale» di un artista è ancora più significativa nell'era dell'«arte concettuale», quando alcuni artisti immaginano le loro opere ma non fabbricano gli oggetti stessi.

La denuncia indiretta

Eppure l’avvocato di Druet, Jean-Baptiste Bourgeois, ha dichiarato ad Artnet News che, respingendo la causa di Druet, la Corte non ha mai affrontato la questione centrale della paternità dell’opera nella sentenza. “Sono deluso da questo giudizio, che trovo discutibile su più livelli. In effetti, lo stesso tribunale per la proprietà intellettuale aveva già stabilito nel febbraio 2000 che la domanda di Druet era legalmente ammissibile. I giudici “non hanno nemmeno aperto il fascicolo” e hanno accettato la controargomentazione che poiché “[noi] non abbiamo convocato Cattelan, tutto ciò che [stiamo] chiedendo va nella spazzatura”, ha detto Bourgeois. “Non siamo andati avanti sul dibattito stesso”.

Per quanto riguarda l’opinione della Corte secondo cui Druet non aveva alcun ruolo nell’installazione drammatica delle sculture di cera, Bourgeois ha insistito sul fatto che il suo cliente non ha mai affermato di essere stato l’autore di quelle opere nella loro interezza. Piuttosto, ha detto, Druet crede di essere solo l’autore di una componente, i modelli in cera, utilizzati nelle opere d’arte concettuali di Cattelan. Tuttavia, nel tentativo di chiarire l’apparente confusione su ciò che Druet sta chiedendo in primo luogo, i giudici hanno osservato che mentre Druet «non ha contestato» la sua mancanza di coinvolgimento nell’installazione delle opere, «deve essere compreso» che vuole essere nominato autore “esclusivo” delle otto opere come mostrate nella loro interezza, negando di fatto qualsiasi ruolo di Cattelan nella loro realizzazione in qualsiasi fase. «Una volta [Druet] non limita precisamente la sua richiesta di diritti alle sole sculture in cera... ma le designa con il nome con cui queste opere sono state svelate, senza altra specificazione, si deve intendere che Druet sta sollecitando la paternità delle le opere così come vengono rivelate al pubblico, cioè secondo una determinata installazione» hanno affermato i giudici. Per questo, per la loro rivelazione al pubblico e il loro titolo, la sentenza respinge la richiesta di Druet.

Un confronto fianco a fianco delle opere «Banana & Orange» di Morford e «Comedian» di Cattelan

I guai non finiscono

Se i guai si risolvono in Europa, Cattelan ha un’altra grana negli States: il tribunale federale di Miami mercoledì scorso ha negato la richiesta di Cattelan di respingere il contenzioso promosso dall’artista americano Joe Morford che gli contesta di aver violato con l’opera «Comedian» il copyright della sua opera «Banana & Orange». L’opera dell’artista italiano è stata esposta con grande clamore nello stand di Perrotin ad Art Basel Miami Beach nel 2019. Secondo i documenti legali, la galleria ha venduto tre copie dell’opera, oltre a due prove d’artista, per un totale complessivo di oltre 390.000 $. Morford, dal canto suo afferma che Cattelan ha plagiato e copiato in modo inappropriato la sua opera «Banana & Orange», registrata presso il Copyright Office degli Stati Uniti nel 2000. Il pezzo, dalla serie “Sculptures: Still Life” di Morford, comprende due pannelli rettangolari verdi, nella parte superiore c’è un’arancia attaccata al centro con nastro adesivo grigio, in quella inferiore una banana attaccata sempre al centro con nastro adesivo grigio. Il nastro è stato utilizzato anche attorno ai bordi, creando un dittico verticale. E se l’ammissione della causa civile ha visto dibattere su colore del nastro adesivo, posizione dei frutti nel pannello e colori dello sfondo, Cattelan ha cercato di contestare la richiesta di copyright di Morford dicendo che i frutti in «Banana & Orange» sono sintetici mentre la banana in Comedian è reale, quindi Morford “non può possedere l’idea di una vera banana attaccata a un muro”. A sua volta Morford ha affermato che le riprese della sua opera sono accessibili su YouTube dal 2008, su Facebook dal 2015 e sul proprio sito Web dal 2016. Insomma ora tocca ai giudici decidere se Cattelan è scivolato sulla buccia di banana del copyright di un collega.


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