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Il turismo è decisivo: la revisione del Pnrr occasione preziosa

Il 1° agosto 2020 – in piena esplosione Covid – lanciai sul Sole un appello dal titolo «Turismo: Il rischio è un’ecatombe di Imprese» e il 9 dicembre 2020 su questa testata lanciai un allarme su «stanziamenti ridicoli» per il turismo

di Massimo Caputi

5' di lettura

Il 1° agosto 2020 – in piena esplosione Covid – lanciai sul Sole un appello dal titolo «Turismo: Il rischio è un’ecatombe di

Imprese» e il 9 dicembre 2020 su questa testata lanciai un allarme su «stanziamenti ridicoli» per il turismo.

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Purtroppo il governo Conte non ritenne il turismo un asse portante del Paese, malgrado il 13% di Pil diretto, i milioni di occupati, la valuta pregiata che fa entrare nel Paese, l’economia stellare che genera (lavori, trasporti, food, ecc…): nella stesura del Pnrr il Governo assegnò alle imprese turistiche ben… 320 milioni su 235 miliardi: l’1,36 per mille.

Senza parole. E non sono stati concessi al turismo neanche benefici tipo il famigerato bonus 110 per cento. Le associazioni protestarono ma senza esito.

Fortunatamente l’avvento del governo Draghi ha portato a una maggiore sensibilità sul turismo, grazie anche alla pressione delle associazioni, con il passaggio fondamentale della istituzione del ministero del Turismo che indubbiamente nei 18 mesi di governo Draghi ha fatto bene, partendo da zero e con la diffidenza iniziale delle Regioni, poi superata: l’elemosina di 320 milioni è stata portata a 2,2 miliardi (siamo saliti dall’1,36 per mille a quasi l’1% di

attribuzione sui fondi Pnrr, sempre una miseria rispetto alle dimensioni del Sistema imprese turistiche).

Il ministero del Turismo è però riuscito a far decollare i vari provvedimenti mirati per Turismo ma la scarsità di risorse

è emersa violentemente: basti pensare che l’art. 1 del DL 152/2021 ha visto oltre 22mila richieste di Imprese per riqualificare le strutture turistiche e termali, ma ne sono state accettate solo 3.700.

La gran voglia degli operatori di riqualificare le strutture, farle crescere, migliorare il prodotto, attrarre giovani qualificati verso il settore, cozza contro la incredibile miseria di risorse allocate sul turismo rispetto ad altri settori meno trainanti. E nei prossimi giorni partirà il bando per la riqualificazione delle strutture maggiori con l’art. 3 del DL 152/2021: sono attese migliaia di domande, ma ne saranno finanziate circa 200. Così è impossibile riqualificare il turismo italiano.

Nel 1970 l’Italia era il primo Paese al mondo per incoming, oggi siamo il 5° Paese, surclassati da Francia e Spagna che occupano primo e secondo posto, e la Turchia ci incalza, è ora di rendersene conto e agire scientificamente, e non con proclami.

Gli errori fatti sul turismo italiano sono noti a tutti e, tra le vecchie carte ho ritrovato un mio intervento del lontano 23 agosto 2008 dove individuavo i mali del turismo e lanciavo una proposta: dopo 15 anni siamo allo stesso punto e l’articolo sembra scritto oggi.

Un dato per tutti: la Francia – prima nazione per incoming al mondo – ha la metà dei posti letto dell’Italia, ma con occupazione doppia; vuol dire che il nostro prodotto è dequalificato e scarsamente utilizzato (troppi posti letto e stagionalizzazione spinta).

Però oggi il governo Meloni per fortuna ha inserito il turismo tra le priorità della sua azione, confermando il ministero del Turismo con Daniela Santanché alla guida, trasformando il Mise in ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso – che ha il coordinamento di Invitalia, affidata a Bernardo Mattarella, strumento fondamentale oggi per i progetti turistici; ma elemento importantissimo è la prevista revisione del Pnrr con cui si può ridare dignità al turismo italiano; gli ingredienti positivi ci sono tutti.

Non voglio polemizzare su come sono stati impegnati i fondi del Pnrr, sarebbe troppo facile, vedendo i fiumi di denaro andati verso progetti fantasiosi o assegnati a progetti infattibili, ma è evidente che una revisione della “lista della spesa” – ipotizzata tra gli obiettivi prioritari del governo Meloni – è un’azione che permetterebbe di assegnare al turismo risorse indispensabili al rilancio.

Ci sono opere nei programmi Pnrr che non si faranno mai nei tempi previsti dal Pnrr, sia per motivazioni tecniche oggettive, sia per incapacità di investimento dei titolari dei fondi; si spenderanno soldi in studi, progetti e l’opera rimarrà nel cassetto con i soldi bloccati.

È indispensabile assegnare al turismo che ha dimostrato veloce capacità di spesa e che ha i canali normativi già operanti, risorse adeguate per far fronte alle richieste delle imprese; il ministro Santanché – sostenuta dalle associazioni e raccogliendo i suggerimenti degli Stati generali del turismo di Chianciano dove finalmente 920 operatori, dopo anni, si sono confrontati in presenza ridando vitalità alla progettualità di settore – deve farsi attore di questo processo con l’obiettivo a 5 anni di riportare il turismo italiano a numeri almeno pari alla Spagna e non rischiare invece di farci superare dalla Turchia.

Oltre le risorse per investimenti, oggi reperibili nella revisione del Pnrr, ci sono altri temi immediati da affrontare : formazione e destagionalizzazione.

La formazione è fortemente critica in Italia e si può combattere solo con un’azione intelligente e immediata. La formazione tradizionale sul turismo non funziona: è un dato certo per tutti; gli istituti alberghieri sono impreparati ai modelli di oggi, gli Its sono stati un fallimento nel turismo, mancano scuole di alta formazione con le Ehl di Losanna che attirano ragazzi italiani che poi non tornano più in Italia; nei giorni scorsi in un albergo di Dubai ho trovato uno staff con 70 risorse italiane e nessuno era intenzionato a tornare in Italia. Oggi, nel breve, unico strumento possibile è che il Fondo nuove competenze, appena rifinanziato e gestito dal ministro Calderone, uno dei pochi strumenti efficaci varato dal governo in epoca Covid e che consente la formazione diretta da parte delle imprese, generi una sezione verticale destinata al turismo; la norma c’è, i soldi ci sono. Sarebbe uno strumento utilissimo e veloce.

Ultimo tema, ma importantissimo, è la destagionalizzazione: malattia endemica del nostro turismo (vedasi bassa occupazione dei posti letto), se ne parla da 30 anni, ma poco si è fatto per contrastarla tranne azioni di alcune Regioni come la Toscana e l’Emilia Romagna; si devono spingere – come hanno fatto nazioni come Spagna, Francia, Germania e ora la Slovenia – i settori del Turismo che consentono una forte destagionalizzazione, in primis il settore termale, del benessere, sanitario; questo settore è diventato l’asse portante dei processi di destagionalizzazione di altri Paesi e basta recarsi a «Les Thermalies» a Parigi a gennaio 2023 per capire lo sforzo che i francesi stanno facendo in questa direzione.

Federterme ha sviluppato con Studio Ambrosetti un progetto di Turismo Sanitario e del Benessere che, come in Spagna, può trovare immediata applicazione in Italia, sostenendo e rilanciando territori ricchi di competenze sanitarie, sistemi termali e del benessere: la gente vuol vivere di più ma, soprattutto, meglio e l’Italia sarebbe il luogo ideale per questo prodotto.

E su questo ambito va completamente ritarato il misconosciuto progetto dell’Hub digitale del turismo su cui sono investiti oltre 100 milioni di euro, ma che deve diventare uno strumento davvero utile.

Un’ultima notazione: un pensiero all’Enit, strumento da anni allo sbando, come scrissi nel lontano 2008. Ci si pensi seriamente e farne uno strumento efficace come l’Ice con competenze vere, programmi chiari e indici di performance come fanno le altre Agenzie europee.

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