La protesta

Il turismo organizzato è fermo da due anni, a rischio 40mila posti

Sei associazioni chiedono al Governo ristori, la cassa Covid anche per il 2022, il rifinanziamento del fondo per tour operator e agenzie di viaggio per il 2021 con almeno 500 milioni e soprattutto la cancellazione del divieto di viaggiare per turismo

di Enrico Netti

3' di lettura

Il turismo organizzato, agenti di viaggio e tour operator, dopo 20 mesi di stop causato dalla pandemia è allo stremo e lancia l’allarme: la Cig Covid scadrà alla fine di dicembre e senza il rinnovo sono a rischio ben 40mila posti di lavoro su un totale di 86mila occupati nelle 13mila imprese del settore. A dirlo i presidenti delle sei associazioni del comparto (Astoi, Fto, Fiavet, Maavi, Aidit e Assoviaggi) che ieri a Roma hanno presentato la richiesta di un pacchetto di aiuti per mettere in sicurezza posti di lavoro e aziende. Imprese che prima dell’emergenza sanitaria avevano un giro d’affari di 13,3 miliardi. Da qui la richiesta, con la massima urgenza, del prolungamento della Cig per il settore turismo almeno fino al prossimo giugno, la proroga del tax credit per gli affitti dei locali, il varo del Pacchetto Turismo in legge Bilancio, il rifinanziamento del fondo per tour operator e agenzie di viaggio per il 2021 con almeno 500 milioni. Le associazioni chiedono inoltre una misura di natura finanziaria: la creazione di un prestito ponte di almeno 24 mesi a tasso zero per consentire alle imprese di rimborsare i voucher che scadranno a breve. E, per finire, serve la rimozione del divieto di viaggiare per turismo. Senza questi interventi c’è il concreto rischio che il settore collassi.

«Il vero giro d’affari del settore? Nel 2019 abbiamo avuto ricavi per 13,3 miliardi, tutti fatti da aziende italiane. Ora stiamo soccombendo e in 20 mesi di stop sono stati persi 21 miliardi dei 26 che avremmo potuto produrre - rimarca Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria Viaggi -. Siamo al collasso, con urgenza servono ristori coerenti alle perdite e azioni concrete. Il Governo si deve assumere la responsabilità di mettere in sicurezza il turismo organizzato o di lasciarlo morire». Da parte sua Franco Gattinoni, presidente della Federazione Turismo Organizzato (Fto) di Confcommercio, non usa mezze parole: «Abbiamo ascoltato dal premier Draghi la promessa che le aziende bloccate per decreto sarebbero state rimborsate subito. Non è stato così: in un anno di perdite superiori al 2020 a causa delle restrizioni ai viaggi internazionali, ad oggi abbiamo avuto zero aiuti». Prende la parola Ivana Jelinic, presidente Fiavet Confcommercio che ricorda «le agenzie di viaggi rappresentano un valore per l’intera filiera del turismo e se in un momento di incertezza come questo non si comprende questo valore, si offre ai nostri competitor internazionali un’opportunità per soppiantare un pezzo importante del nostro tessuto produttivo, divorando la nostra offerta.

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Se lo Stato ignora questa urgenza, si rischia di svendere l'industria più bella che abbiamo a chi potrà permetterselo». Per Enrica Montanucci, presidente Maavi Conflavoro Pmi, «spesso si considera il turismo come un settore che si occupa di un'attività non essenziale, ma si dimentica con facilità che, invece, per 86mila persone si tratta di pane quotidiano, di vita, di famiglie da mantenere, di impegni da onorare. Noi viviamo di quello che il governo considera come un settore non prioritario, come unica fonte di sostentamento». Invece Domenico Pellegrino, presidente Aidit Federturismo - Confindustria, calcola: «La scarsissima mobilità internazionale costa all’Italia nel 2020 circa 100 miliardi di euro, per due terzi dati dalla minor spesa turistica in Italia e un terzo per il minor valore turistico aggiunto. Le chiusure del 2021 si prevedono anche peggiori. La pandemia ha portato indietro di oltre 10 anni un settore che è stato integralmente sacrificato sull’altare della salute pubblica ma il cui costo si vuole far assorbire unicamente alle imprese coinvolte, portandole letteralmente sul lastrico». Per finire il presidente di Assoviaggi, Gianni Rebecchi, sottolinea invece: «Senza un immediato intervento del governo, si chiude la storia di un intero settore che negli ultimi 50 anni ha sempre contribuito all’economia del nostro Paese senza mai chiedere nulla allo Stato, garantendo posti di lavoro soprattutto a giovani e donne. Ora, dopo quasi due anni di lockdown di fatto, serve urgentemente un sostegno alle imprese e una proroga delle tutele per i lavoratori, o il collasso del comparto sarà inevitabile». Una situazione preoccupante che senza interventi rapidi potrebbe produrre pesanti conseguenze nel medio periodo. Infatti se il tour operator italiani non possono operare le società di altri paesi operano «perché solo l’Italia ha escluso il turismo come giustificato motivo per spostarsi nonostante oltre l’80% degli italiani sia vaccinato - ricorda Ezhaya che aggiunge -. Inoltre i tour operator dei paesi stranieri come Francia, Germania e Regno Unito fanno man bassa dei nostri asset alberghieri».

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