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Il turismo sotto stress va a caccia di aiuti. Da Recovery e Manovra 8,7 miliardi

Otto miliardi di euro nel Recovery fund e circa 700 milioni nella legge di Bilancio 2021 vanno a sostenere hotel, agenzie e tour operator. Ma non basta: il settore chiede più sostegno

di Marta Casadei

Per la ristorazione in fumo 37,7 mld, il 40% del fatturato annuo

Otto miliardi di euro nel Recovery fund e circa 700 milioni nella legge di Bilancio 2021 vanno a sostenere hotel, agenzie e tour operator. Ma non basta: il settore chiede più sostegno


3' di lettura

Undici miliardi euro di aiuti stanziati nel 2020 per arginare gli effetti del Covid su turismo e cultura. Circa 700 milioni di euro messi a budget nella legge di Bilancio 2021 e una bozza di Recovery plan che, partita con soli 3,1 miliardi di euro dedicati ai due settori, è arrivata a 8 miliardi. Sono queste le cifre più importanti spese o programmate dal Governo Conte-bis per sostenere il comparto turistico, che vale circa il 13% del Pil italiano, con il solo settore alberghiero che nel 2020 ha registrato perdite per circa 18 miliardi, secondo quanto riportato da Confindustria Alberghi, a fronte di un calo dei turisti stranieri del 70% circa e un picco negativo del -76,3% per le presenze complessive nelle grandi città a luglio, agosto e settembre 2020 (fonte Istat). Manca il “conto” invernale che ancora deve essere presentato. E che ci si aspetta sarà salato.

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Gli aiuti in manovra

Per tamponare la situazione - dopo le misure varate durante l’anno, tra cui il bonus vacanze, con 2,4 miliardi di euro stanziati e voucher emessi per poco più di 800 milioni - nella legge di Bilancio compaiono circa 700 milioni di euro di aiuti al settore: 205 milioni circa è il valore dello stop alla prima rata Imu (cui si aggiungono 425 milioni a copertura dello stop nel 2020); 200 milioni sono stati inseriti per finanziare il credito d’imposta per la riqualificazione delle strutture. Con la manovra sono stati stanziati anche due milioni (uno all’anno) per la formazione turistica esperienziale; 5 milioni per le città portuali e 20 milioni all’anno per due anni per le Pmi creative, nelle quali sono incluse anche le strutture ricettive. Non abbastanza, secondo Federalberghi, che sottolinea come il settore sia stato penalizzato sul fronte ristori: «Gli indennizzi sono ancora tarati sul fatturato di aprile - fa notare il direttore generale Alessandro Nucara - che per il turismo è un mese di transizione: gli hotel nelle località marittime riaprono, mentre quelli di montagna chiudono dopo la stagione invernale. E nel decreto Natale non siamo menzionati. Speriamo - continua Nucara - in un decreto Ristori 5 più perequativo, che tenga conto di spese che gli operatori del turismo devono sostenere pur avendo chiuso per mesi, come il canone Rai o la Tari, e impieghi a supporto del turismo i fondi avanzati dal bonus vacanze».

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Due misure nella manovra 2021 tutelano le agenzie di viaggio: l’estensione del credito d’imposta affitti e 100 milioni a fondo perduto. Che secondo la presidente di Fiavet Ivana Jelinic dovrebbero però essere gestiti meglio rispetto ai ristori stanziati ad agosto:«La prima erogazione - sottolinea - è avvenuta il 23 dicembre e moltissime aziende a oggi non hanno ricevuto il bonifico per problemi tecnici, mentre altre sono state escluse. Affidare i fondi a un unico bando ha generato una grande confusione e ribellione nel comparto».

Gli otto miliardi del Recovery plan

C’è poi il grande tema del Recovery plan: gli aiuti nella bozza firmata dal Cdm sono saliti a otto miliardi: di questi, 1,1 miliardi andranno a potenziare il piano strategico dei grandi attrattori turistico-culturali; un miliardo andrà al Piano nazionale borghi e un miliardo e mezzo al miglioramento delle infrastrutture di ricettività e dei servizi turistici, mentre 500 milioni sono destinati al turismo lento. Le associazioni lamentano - per ora - la scarsità di misure che sostengano il settore in modo specifico: «Nella bozza si parla di «Turismo e Cultura 4.0» - chiosa Nucara di Federalberghi - ma l’investimento negli operatori culturali, sebbene sia importante, non è sempre un aiuto al turismo. Sul lungo termine - aggiunge - sarebbe opportuno assistere le imprese che hanno volontà di investire per migliorare la qualità del prodotto o del servizio».

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