ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA CENERENTOLA DEI MINISTERI

Il Turismo torna ai Beni culturali: quinto trasloco (ma vale il 10% del Pil)

La competenza da almeno una decina di anni non trova una sede definitiva e governi che si sono susseguiti ha cambiato casa cinque volte. Ora con il nuovo esecutivo giallorosso lascia le Politiche agricole e torna a fondersi nel ministero dei Beni culturali

di Marzio Bartoloni


Turismo, nei primi sei mesi vendite tax free aumentate del 12%

2' di lettura

Non c’è pace per il turismo. Anzi per il Turismo, quello con la T maiuscola, che da almeno una decina di anni non trova una sede definitiva - leggasi ministero - e negli Esecutivi che si sono susseguiti ha fatto il classico giro dei quattro cantoni cambiando almeno cinque volte casa. E ora con il nuovo Governo giallo-rosso torna a fondersi nel ministero dei Beni culturali, lasciando le Politiche agricole, su volontà di Dario Franceschini che ha deciso di riportare lì la competenza ora che è tornato a fare il ministro a via del Collegio Romano.

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Un ritorno che non accontenta del tutto gli operatori che da anni chiedono un ministero tutto dedicato al Turismo, un settore che con l’indotto vale il 10% del Pil italiano.

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Il ritorno ai Beni culturali delle funzioni in materia di turismo è previsto nel decreto legge atteso in consiglio dei ministri in questi giorni. Decreto che prevede tra l’altro anche un altro importante trasloco, quello delle competenze sul commercio internazionale e sull’internazionalizzazione del sistema paese dal ministero dello Sviluppo economico al ministero degli Affari esteri ora guidato da Luigi Di Maio. Il decreto prevede che a «decorrere dal 1 gennaio 2020 sono ritrasferite dal ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo al ministero per i Beni e le attività culturali le risorse umane, strumentali e finanziarie individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 novembre 2018». Il trasferimento alle Politiche agricole era stato voluto fortemente dall’ex ministro leghista Gian Marco Centinaio e dopo qualche peripezia - il decreto che prevede l’accorpamento era stato bocciato in una prima versione dal Consiglio di Stato - la macchina era appena partita. Ora si ferma tutto, anzi si torna indietro.

In realtà il turismo nel passato aveva un suo ministero. Istituito il 31 luglio 1959 dal Governo Segni II è stato poi soppresso dal referendum popolare del 15 aprile 1993 voluto dai radicali. Dopo quel referendum le competenze sono finite all’interno di Palazzo Chigi e sono state assegnate a un Dipartimento con a capo un sottosegretario. Nel 2009 il ministero del Turismo è invece “risorto” nel Governo Berlusconi IV con la guida della ministra Michela Brambilla. Al posto suo nel Governo Monti le funzioni sono state assegnate al ministro Piero Gnudi che aveva anche la delega agli Affari regionali. Poi dal 2013 al 2018 la competenza è stata assorbita dal ministero per i Beni culturali, fino all’arrivo dell’Esecutivo giallo-verde che ha visto l’accorpamento con le Politiche agricole. Neanche il tempo di completare questa fusione che il nuovo Governo giallo-rosso ha deciso il ritorno ai Beni culturali.

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