ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùElezioni in Israele

Il vaccino anti-Covid principale alleato di Netanyahu alle urne

Il successo della campagna di immunizzazione dovrebbe bilanciare le proteste per la crisi economica e le ombre del processo per corruzione

di Roberto Bongiorni

Israele, migliaia protestano davanti alla casa di Netanyahu

I punti chiave

  • Il partito del premier in vantaggio negli ultimi sondaggi
  • Per gli israeliani è il quarto voto in due anni
  • Le urne aperte fino alle 22 di martedì 23 marzo

4' di lettura

È ancora lui, il premier dalle sette vite, l’uomo da battere. Chi lo ha dato per sconfitto, quando la sua parabola sembrava ormai conclusa, ne ha pagato le conseguenze. Perché potrebbe essere ancora una volta Benjamin Netanyahu, alla fine, il politico designato a guidare un potenziale nuovo esecutivo. Governando mentre, al contempo, è sotto processo per tre casi di corruzione.
Martedì in Israele si vota. Per la quarta volta in due anni. E il premier più longevo della storia del Paese, Bibi Netanyahu, 71 anni, leader del partito conservatore Likud, al potere dal 2009 (ma anche dal 1996 al 1999) potrebbe spuntarla ancora una volta.

Il partito del premier in vantaggio negli ultimi sondaggi

Gli ultimi sondaggi davano il suo partito in testa. Con circa 30-31 seggi. Ma la competizione tra il “premier dalle sette vite” e il suo principale rivale, Yair Lapid, appare molto serrata. Nessuno dei due partiti, né il Likud né Yesh Atid (centrista e laico), sembra infatti in grado di ottenere la maggioranza assoluta alla Knesset (il Parlamento di Gerusalemme), ovvero 61 seggi.

Loading...

Occorrerà dunque procedere a una fase di consultazioni, potenzialmente lunga, per trovarsi le giuste alleanze e raggiungere la maggioranza. E Bibi sembra in vantaggio. Negli ultimi 15 anni l’elettorato israeliano ha virato a destra. Gli schieramenti di sinistra sono spesso in conflitto. In comune sembrano avere solo l’esigenza di scalzare Netanyahu dalla poltrona di premier.

Certo, la fortuna ha giocato dalla parte di Bibi. La sua immagine era piuttosto offuscata. Non solo dal processo per tre casi di corruzione. Ma anche per come ha gestito - in modo pessimo secondo molti israeliani - la pandemia Covid, portando il Paese a lockdown che hanno fatto crollare l’economia mentre si mostravano al contempo tolleranti con le usanze degli ebrei ultraortodossi senza ottenere risultati efficienti sul fronte dei contagi.

L’opportunità che gli ha consentito di risollevarsi si chiama vaccino. Grazie a una campagna di vaccinazioni senza eguali in tutto il mondo - Bibi ama chiamare Israele la “Vaccination Nation” -, da due settimane gli israeliani a cui è stato somministrato il vaccino sono tornati a vivere: ristoranti, cinema e stadi hanno riaperto, ci sono stati perfino dei concerti.

Per gli israeliani è il quarto voto in due anni

Bibi è stato scaltro. Ha intuito che per vincere questa elezione, i soliti temi da sempre affrontati in campagna elettorale contavano poco, o nulla. Quindi niente dossier palestinese, quasi nulla anche sul bollente dossier degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che già nel 2019 Bibi aveva promesso di annettere ufficialmente allo Stato di Israele qualora avesse vinto le elezioni. Se Netanyahu vincerà quelle di martedì 23 marzo lo dovrà in gran parte alla strategia da lui adottata per vaccinare il maggior numero possibile di israeliani contro il Covid 19.

Con tutti i mezzi. Tanto che Albert Bourla, ceo del colosso americano Pfizer, la prima compagnia farmaceutica a commercializzare il vaccino, durante un’intervista televisiva ha descritto Netanyahu come un politico ossessivo, che lo ha chiamato 30 volte, anche alle tre del mattino, solo per assicurarsi che i vaccini arrivassero nei tempi stabiliti. Non si può dire che la campagna non abbia avuto successo. Su 9 milioni di abitanti ben oltre 5 milioni hanno ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid e circa 4,5 milioni anche la seconda. L’immunità di gregge, 70%, appare vicina. Il numero dei tamponi positivi è crollato dagli oltre 10mila contagi al giorno registrati a inizio gennaio ai 550 di questi giorni.

Eppure, nonostante questi successi, Netanyahu e i suoi alleati religiosi, alcuni dei quali piuttosto intransigenti, potrebbero mancare la soglia dei 61 seggi. E qui entrerebbe in campo l’ex ministro dell’Istruzione e della Difesa di Netanyahu, Naftali Bennett. Lui si era finora tenuto fuori dai giochi dei due blocchi. Il suo partito, Yemina, sarebbe ideologicamente affine con il Likud. Lo stesso non si può dire delle turbolente relazioni con Netanyahu.

Le urne aperte fino alle 22 di martedì 23 marzo

Si vedrà come gli israeliani risponderanno al voto. In questa elezione che appare come un referendum sul premier sembra che il 15% degli elettori non abbia ancora deciso chi votare e se votare. E questo sarà un fattore decisivo. Rispetto alla precedente tornata l’affluenza alle urne, che si aprono martedì 23 alle 7 (ora locale) per chiudersi alle 22, dovrebbe essere inferiore. Tra i 13.685 seggi sparsi per il Paese ve ne sono anche diversi destinati ai malati di Covid-19 e a persone in quarantena.

Ventimila poliziotti vigileranno sulle operazioni di voto degli oltre 6 milioni e mezzo di cittadini chiamati alle urne. Una vittoria alle elezioni politiche servirebbe al leader per avere un Parlamento più amichevole disposto a garantirgli l’immunità o a congelare il processo per corruzione.

Il presidente israeliano della Repubblica Reuven Rivlin, e con lui quasi tutta una nazione, a questo punto coltivano la medesima speranza. Che questa sia la volta buona per un Governo duraturo. Perchè una quinta elezione, e un Paese ancora orfano del budget, sarebbe il peggiore scenario possibile.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti