analisi la crisi di sistema

Il valore istituzionale di un governo di tutti

Se tutti i partiti aderiranno, il ritorno ad una dialettica politica fisiologica come possibile conseguenza ulteriore ed inconsapevole di un atto di responsabilità politica

di Montesquieu

(13695)

3' di lettura

Questa volta non si sfugge, non basta trincerarsi nella consueta finzione, nel solito gioco di ruolo, per cui è colpa del solito avversario pessimo, inaffidabile e addirittura spregevole. La richiesta di sedersi tutti attorno ad un tavolo per discutere degli enormi problemi del paese, quelli tradizionali e quelli nuovi derivati dalla pandemia, non è una di quelle a cui si sfugge contrapponendo pregiudizialmente la propria disponibilità alla chiusura degli altri. Non lo è, almeno questa volta. Nella bolla impenetrabile della nostra politica - chiusa a qualsiasi relazione con gli elettori all'esterno, ad ogni istinto dialogante all'interno - è piombato un soggetto anomalo, una via di mezzo tra un acuto psicanalista ed un severo professore, per di più una sintesi rara tra politico e tecnico.

L'unica personalità a cui, con il consueto vizio nazionale all'esagerazione che scivola nell'aneddotica, si riconosce praticamente da tutti la capacità taumaturgica a trarre il paese dai guai in cui si e cacciato. Non gli si può nemmeno rimproverare una qualche preferenza, tra destra e sinistra, nonostante la sua luccicante professionalità si sia sviluppata tutta all'interno della politica, nazionale e non solo. Come viatico, in questa complicata avventura, le parole pesanti, inequivocabili, di un capo dello Stato al quale con il tempo è riuscito di scrollarsi di dosso perfino la memoria di una antica militanza politica.

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Le reazioni dei partiti alla proposta, fin qui, attestano stupore e imbarazzo: sia la smorfia di chi inghiotte un boccone amaro, evidente nel Partito democratico e nella tradizionale area di centrosinistra, comprensiva di una ancora più impacciata smentita ad un disagio non smentibile; sia il sollievo per un passaggio da tanto auspicato da Forza Italia, costretta a stare dove non riusciva più a stare; il balzo sul carro in costruzione del partito salviniano, perfino sfacciato, e senza l'accortezza di sgombrare nottetempo la convivenza con gli estremisti populisti antieuropei tedeschi e francesi; la frenetica agitazione in casa cinquestelle, culminata in una posizione rivoluzionaria per il vecchio movimento, resa inutile dal mesto ritorno alle pratiche nebbiose di casa Rousseau; la coerenza granitica di Fratelli d'Italia, unica espressione politica di cui sembra capace quel partito, ad onta della gravità del momento; infine, il giubilo plateale e liberatorio del mondo renziano.

La risposta definitiva dei partiti, se sarà positiva, conterrà il via libera ad un governo che scioglierà la glaciale incomunicabilità tra i soggetti della politica italiana; ma potrà soprattutto produrre delle conseguenze potenzialmente formidabili dal punto di vista istituzionale, in prospettiva ancora più importante. Addirittura una risposta fino ad oggi imprevedibile ad una oramai conclamata crisi di sistema. Le riforme incidentali, quelle in cui la politica non è direttamente chiamata in causa, o di cui addirittura non è consapevole, sono le uniche realizzabili in questa Italia. Ieri i grandi referendum di Segni, poi rosicchiati gradualmente e impietosamente dai partiti anno dopo anno; oggi, se tutti i partiti aderiranno, il ritorno ad una dialettica politica fisiologica come possibile conseguenza ulteriore ed inconsapevole di un atto di responsabilità politica.

Sedersi al tavolo tutti assieme, nel contesto descritto, discutere tutti assieme, comporta la rinuncia forzosa da parte di soggetti politici all'insulto liquidatorio come unica arma della competizione politica; richiede il riconoscimento dell'avversario e della sua dignità; il ritorno alla necessità dello studio e quindi alla competenza; l'abbandono e l'inutilità di una mera battaglia per il consenso, unica posta in palio oggi nella dialettica tra i partiti. E, sullo sfondo, un risultato che può estendersi fino alle prossime elezioni e oltre. Un sistema istituzionale che si ricompone intorno ad uno schema, che sia bipolare o tripolare, comunque felicemente incastonabile nel nostro sistema parlamentare. Una vera riforma istituzionale, un vaccino potente contro il virus del populismo.

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