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Il valzer delle mascherine: ecco dove sono obbligatorie e dove no dal 15 luglio

Le nuove regole statali in vigore da mercoledì 15 luglio prevedono l’uso obbligatorio solo al chiuso. In Lombardia stop all’aperto solo se c’è distanza

di Nicoletta Cottone

Il balletto delle mascherine: dove sono obbligatorie e dove no dal 15 luglio

Le nuove regole statali in vigore da mercoledì 15 luglio prevedono l’uso obbligatorio solo al chiuso. In Lombardia stop all’aperto solo se c’è distanza


4' di lettura

Portare o no la mascherina? Dipende. Si rincorrono le disposizioni regionali, che si sovrappongono a quelle nazionali, generando incertezza e confusione fra i cittadini. A volte ribadiscono semplicemente con altre parole i concetti obbligatori a livello nazionale. Le nuove regole statali in vigore dal 15 luglio confermano l’uso obbligatorio delle mascherine solo al chiuso. L’emergenza coronavirus ha rivoluzionato le abitudini di vita degli italiani, imponendo alcune precauzioni quando si è a distanza ravvicinata o in luoghi chiusi. L’uso della mascherina si aggiunge al distanziamento fisico e all’igienizzazione costante delle mani.

Quando mettere la mascherina

Andrà indossata negli uffici pubblici, ma anche in negozi e supermercati. E in ristoranti e bar, quando non si è seduti un tavolo. Si dovrà portare la mascherina anche in palestra, al cinema, a teatro, quando si visita un museo, ma anche dal parrucchiere o nei centri estetici. E sui mezzi di trasporto. La regola vale per tutti: gestori, clienti, utenti, spettatori.Le mascherine possono essere monouso, lavabili o autoprodotte in materiali idonei a fornire una barriera e a garantire comfort e respirabilità.

L’esenzione per i bambini

Non sono soggetti all’obbligo di mascherina i bambini che hanno meno di sei anni, le persone con forme di disabilità incompatibili con l’uso continuativo della mascherina e chi interagisce con loro.

L’obbligo sui mezzi di trasporto

Mascherina sui mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire la distanza di sicurezza di un metro. Distanziamento fisico e igiene costante e accurata delle mani restano «invariate e prioritarie».

In Lombardia mascherina all’aperto solo senza distanziamento

Dal 15 al 31 luglio, per esempio, in Lombardia arriva un’apertura, anche se la normativa resta più stringente rispetto a quella nazionale: la mascherina si potrà togliere all’aperto, tranne che non si riesca a mantenere la distanza da altre persone. Quindi, comunque, la mascherina andrà portata in tasca o in borsa, per essere pronti all’uso. L’obbligo di coprire naso e bocca anche all’aperto con mascherine, sciarpe e foulard era stato rinnovato il 29 giugno fino al 14 luglio, con l'ultima ordinanza regionale. In Lombardia resta l’obbligo di usare le mascherine o qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca, nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto.

In Toscana al cinema all’aperto anche senza mascherina

Dal 3 luglio In Toscana, negli spettacoli dal vivo all’aperto e nei cinema all'aperto agli spettatori è consentito non utilizzare la mascherina che dovrà essere indossata solo se non sia possibile mantenere il distanziamento interpersonale. Negli spazi all’aperto è consentito il ballo di coppia, senza distanziamento, solamente tra congiunti. Mascherina anche per giocare a carte, con una minuziosa igienizzazione delle mani con il gel e una frequente sostituzione dei mazzi di carte usati con nuovi mazzi.

Il Cnr misura lo stress da mascherina

Per superare l'impatto del caldo, amplificato dalle mascherine e in alcuni casi anche dall'uso dei guanti, si può misurare lo stress personale cui si va incontro. Parola di Cnr. «La popolazione per contrastare il coronavirus deve usare mascherine e guanti in plastica o lattice, soprattutto se impegnata in particolari attività lavorative - spiega Marco Morabito del Cnr - questi dispositivi non sono nati per un utilizzo massivo e prolungato all'aperto in particolare all'esposizione dei raggi solari e non sono testati dal punto di vista microclimatico». L’Istituto di Bioeconomia del Cnr di Firenze ha pubblicato su Science of the total environment, uno studio su come integrare l’uso di dispositivi di protezione individuale e la gestione degli effetti negativi del caldo sull'uomo.

Il progetto Cnr-Inail

«Il sistema di allerta da caldo personalizzato per i lavoratori - spiega Morabito - è uno strumento già disponibile online sulla piattaforma del progetto Heat-shield, che permette, sulla base delle caratteristiche fisiche, del tipo di attività, del vestiario indossato e dell'ambiente di esposizione, di prevedere un rischio da caldo 'individuale', integrato con suggerimenti per contrastare la situazione, come idratazione e pause di lavoro». Si tratta di «informazioni utili per salvaguardare la salute dei lavoratori e assicurare la produttività di diverse aree professionali». Una versione più avanzata del dispositivo sarà realizzata nell’ambito del progetto italiano di Worklimate, iniziato il 15 giugno, coordinato dal Cnr e finanziato da Inail, in cui attraverso l'analisi di casi studio in vari ambiti occupazionali sarà migliorato il sistema di allerta da caldo personalizzato, sia con una migliore risoluzione spaziale e temporale sia tenendo in considerazione l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

Mascherine a processo

E iul leader della Lega, Matteo Salvini, chiede che la querelle sulle mascherine vada a processo. «Cosa si fanno i processi alle intenzioni in Italia? Io chiedo pubblicamente che qualcuno indaghi sulle mascherine della Regione Lazio pagate e mai arrivate, se c'è gente che vuole indagare sui camici regalati facciano pure, io chiedo che qualcuno indaghi sulle mascherine pagate dalla regione Lazio, lì c'è qualcosa che è stato pagato e non è mai arrivato», ha detto Salvini, parlando della trasformazione da fornitura in donazione - su cui indaga la Procura di Milano - di una quantità di camici e altri materiali per l'emergenza Covid alla Regione Lombardia da parte della società Dama, di cui la moglie del governatore Attilio Fontana detiene una quota e di cui è titolare il cognato Andrea Dini.

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