Autonomie

Il valzer delle province sarde, l’ultima riforma le porta a sei più due aree metropolitane

Con il nuovo provvedimento del consiglio regionale le Province diventano sei: Nord-Est, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis Iglesiente. A queste si aggiungono poi le due città metropolitane di Cagliari e Sassari

di Davide Madeddu

(ANSA)

3' di lettura

Sei province e due città metropolitane. Nuovo giro di valzer per gli Enti locali in Sardegna. Con il via libera del Consiglio regionale alla riforma delle Autonomie, approvata con 34 voti favorevoli e 7 contrari, si ridisegna, ancora una volta, la mappa delle istituzioni nell'isola.

La Riforma

Con il nuovo provvedimento le Province diventano sei: Nord-Est, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis Iglesiente. A queste si aggiungono poi le due città metropolitane di Cagliari e Sassari. La riforma modifica anche la Provincia di Nuoro e la Città metropolitana di Cagliari che passa da 17 a 71 Comuni. Prevista la soppressione delle province di Sassari e del Sud Sardegna.

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Il valzer dei cambiamenti

Lo scenario delle autonomie locali in Sardegna ha sempre regalato sorprese e cambiamenti. Nel 2001, dopo una lunga mobilitazione nata in diversi territori viene approvata la norma regionale che moltiplica le Province. Che passano dalle 4 tradizionali, Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari a 8. Si aggiungono Medio Campidano, Sulcis Iglesiente, Ogliastra e Gallura. L'attività dei quattro nuovi Enti inizia con le prime elezioni del 2005 e va avanti per un altro giro.

Referendum abrogativo

Il 6 maggio 2012 in Sardegna c'è il referendum consultivo relativo al “riassetto delle Province”. Vota il 35,5 per cento degli aventi diritto. Il referendum è comunque valido perché si supera la soglia del 33,3 per cento del quorum. Il Sì vince con il 96,94 per cento. Seguono le dimissioni e il commissariamento degli Enti.

Nuova riforma

Nel 2016 l'amministrazione regionale di centrosinistra vara una nuova riforma di riordino degli Enti locali. Con la nuova norma viene istituita la Città metropolitana di Cagliari, vengono soppresse le Province di Cagliari, del Sulcis Iglesiente e Medio Campidano, Ogliastra e Gallura. Nasce la Provincia del Sud Sardegna la cui circoscrizione territoriale corrisponde a quella della Provincia di Cagliari (comprende anche Sulcis Iglesiente e Medio Campidano), esclusi i comuni appartenenti alla città metropolitana di Cagliari, restano in piedi le Province di Nuoro (che si riappropria dell'Ogliastra), Oristano e Sassari (che si riprende la Gallura) e nasce la rete metropolitana di Sassari. Le elezioni dei nuovi organismi non si svolgono e gli enti vengono fatti funzionare da amministratori straordinari nominati dalla Regione.

Ultima riforma

La riforma di riordino non viene particolarmente gradita dalle amministrazioni locali e dai diversi territori dell'isola partono nuove iniziative per far sì che vengano istituite nuovamente le Province. Si parte dalla Gallura per continuare con l'Ogliastra e finire nel Medio Campidano e Sulcis. Il movimento è trasversale. Dopo un travaglio che dura almeno un anno arriva il via libera del Consiglio regionale. È il via libera al nuovo riassetto che il governatore Christian Solinas definisce «risposta ai bisogni e alle aspirazioni dei diversi territori«. Una riforma «di grande valore - dice -, che produrrà effetti positivi non solo per le grandi aree urbane ma anche per i territori e le comunità dell'interno, con una maggiore partecipazione e un vero decentramento di rappresentanza e servizi».

La riorganizzazione

Entro trenta giorni dalla pubblicazione sul Buras i Comuni possono esercitare l'iniziativa per il distacco dalle Città metropolitane di Sassari e Cagliari e dalle Province con deliberazione del Consiglio comunale presa all'unanimità. In caso di mancata deliberazione entro i 30 giorni, o se non si raggiunge l'unanimità, si procede a referendum consultivo nei Comuni interessati. L’attuazione della Riforma costerà 796mila euro (835mila per il 2022). Entro il 31dicembre 2021 devono tenersi le elezioni provinciali di secondo livello. Il Cal, Consiglio delle autonomie locali, ha auspicato un ritorno all'elezione diretta (per presidenti e consiglieri) al fine di «assicurare a tutti i cittadini il diritto di accesso alle cariche elettive»


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