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Il Vaticano, lo Ior in un giallo che sembra cronaca

“L’opzione di Dio”, di Pietro Caliceti, è un thriller che potrebbe essere uscito dalle prime pagine dei giornali. Sullo sfondo l’eterno dilemma tra fede e ragione

di Angelo Mincuzzi

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“L’opzione di Dio”, di Pietro Caliceti, è un thriller che potrebbe essere uscito dalle prime pagine dei giornali. Sullo sfondo l’eterno dilemma tra fede e ragione


5' di lettura

Una lotta per il potere tra le mura vaticane alla vigilia di un Conclave. Due fazioni che si sfidano, animate da opposte concezioni della Chiesa. Un violento attentato jihadista, il primo in Italia, a pochi passi da San Pietro. E i soldi, tanti soldi nascosti e riciclati nei conti segreti dello Ior, la banca della Santa Sede. È la tela su cui si dipana “L'opzione di Dio” (Baldini+Castoldi), l'ultimo thriller di Pietro Caliceti, avvocato d'affari milanese giunto al suo terzo libro dopo “L'ultimo cliente” e “BitGlobal”, pubblicati sempre per Baldini+Castoldi.

La storia è ambientata in un ipotetico futuro non troppo lontano da noi, collocato dopo i pontificati di Ratzinger e Bergoglio. Il Papa in carica – il successore di Francesco - sta morendo e nella Curia si scatena la lotta per il potere. Ma la Chiesa è profondamente spaccata.

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I tradizionalisti

Il candidato dei tradizionalisti è il cardinale Angelo Vignale, considerato quasi un santo, che il Papa ha voluto come suo prelato all'Istituto opere di religione, lo Ior, nonostante sia sostenuto dalla fazione più conservatrice dell'Ordine di Malta. L'ala progressista, che vuole proseguire la strada delle riforme già avviate, punta invece sul cardinale Warren Hamilton, un ex rugbista sudafricano che ha molti seguaci tra i porporati per aver conciliato nel suo paese moltissimi casi di pedofilia prima che arrivassero in tribunale, facendo così risparmiare molti soldi alla Chiesa.

Nei forzieri dello Ior

Entrambi i contendenti cercano di sbarrare la strada all'avversario. Hamilton fa passare al setaccio i conti dello Ior sperando di trovare irregolarità che il rivale non ha notato. Si fa aiutare da due fratelli, Alessio Macchia, giovane prete dalla fede salda e incrollabile, e Giovanni, un avvocato specializzato in questioni finanziarie, che invece la fede l'ha persa dopo la morte precoce della loro sorellina. Vignale sguinzaglia invece il suo assistente in Sudafrica a indagare sul passato di Hamilton.

Entrambi scopriranno i segreti dell'altro e il quadro che ne uscirà sarà quello di una Chiesa contaminata dalla corruzione.

Sembrano le pagine di un giornale, quelle che negli ultimi mesi (e anni) hanno dato conto dei numerosi scandali vaticani. I casi di pedofilia, i “corvi” che hanno sottratto documenti riservati dandoli in pasto all'opinione pubblica, l'acquisto di palazzi di lusso strapagati come quello di Sloane Avenue a Londra, gli investimenti nei paradisi fiscali, come il Lussemburgo. Episodi venuti alla luce paradossalmente (o forse proprio per questo) in un momento di profonde riforme dentro le mura vaticane, come quelle volute da Benedetto XVI prima e da Francesco I dopo, per rinnovare la Santa sede anche nella gestione delle sue finanze.

Il giallo, fino al colpo di scena finale, non si snoda però soltanto sulla competizione tra i due candidati al soglio pontificio o sulle indagini della polizia per individuare i responsabili del sanguinoso attentato jihadista, filoni della storia che poi troveranno un punto di congiunzione.

La migliore opzione possibile

I piani sono più di uno. Innanzitutto, la riflessione sulla fede. Che si ritrova nel dialogo tra i due fratelli Macchia, il prete e l'avvocato, nel corridoio di un ospedale dove i bambini malati di cancro soffrono spesso senza speranza. «Come fai a credere in un Dio?», chiede Giovanni ad Alessio. «L'alternativa a credere in Dio – risponde Alessio - sarebbe o che tutto questo non ha alcun senso, o che è stato creato da qualcuno di cattivo. E di fronte a queste alternative, optare per Dio è la migliore opzione possibile».

«È lo stesso interrogativo che attanaglia i fratelli Karamazov nel capolavoro di Fëdor Dostoevskij – spiega Caliceti -. Il bisogno di credere di Aljoscia e l'assurdità di credere di Ivàn. Dostoevskij era un grande credente ma accusava la Chiesa di aver tradito il messaggio di Cristo e di aver seguito il potere terreno. Oggi però le critiche si arricchiscono di altre sfumature, come gli scandali finanziari, la pedofilia, le crisi di identità che la Chiesa sta vivendo e che dimostrano che non è più un'identità monolitica».

E poi, c'è il confronto con l'islamismo radicale, che introduce il problema di come possano convivere religione e violenza. Nel libro è questo il nodo che divide il prete Alessio Macchia dall'imam di un quartiere periferico di Roma, prima che entrambi trovino un terreno di intesa comune, del tutto inaspettato.

Il piano della fede e delle riflessioni sulla natura umana, dunque. Ma anche lo spaccato di come la Chiesa sia contemporaneamente potere spirituale e temporale. E l'emblema di questa ambivalenza, nel thriller, è l'Istituto opere di religione, la banca vaticana, il cui ruolo, per la verità, negli ultimi tempi si è andato riducendo a favore dell'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica.

Le sovrastrutture economiche

Leggendo “L'opzione di Dio” non si può fare a meno di far riaffiorare immagini lontane (monsignor Paul Marcinkus, Michele Sindona e Roberto Calvi) e ricordi più vicini nel tempo, come le inchieste della magistratura romana sul fiume di denaro passato attraverso i conti cifrati dello Ior. Quel passato che le riforme volute da Papa Bergoglio dovrebbero aver spazzato via una volta per tutte.

Ma Caliceti attinge a piene mani – senza mai citarli - da quei fatti e introduce una costante che costituisce un aspetto comune dei suoi libri: la spiegazione dei complessi meccanismi internazionali che consentono di nascondere il denaro frutto della corruzione. Sistemi di cui i comuni lettori non immaginano l'esistenza o, se pure ne hanno coscienza, li ritengono distanti e senza alcun effetto sulle loro vite. E invece Caliceti ci dimostra che così non è.

Questa volta a entrare nel giallo sono le fondazioni religiose o pseudo-religiose di Malta, enti senza personalità giuridica che nell'isola non hanno nessun obbligo di redigere un bilancio e che quindi possono essere utilizzate anche per riciclare dei soldi. Nel suo primo libro, “L'ultimo cliente”, erano i paradisi fiscali come il Lussemburgo o l'isola di Jersey, una dipendenza della Corona britannica nel Canale della Manica. Oppure i Verdekte Treuhand, contratti che letteralmente significano “affidamenti fiduciari” e che sono segreti, non devono essere registrati e possono non essere scritti. In “BitGlobal” erano invece i Bitcoin e le architetture societarie attraverso le quali i possessori di grandi capitali possono diventare dei fantasmi.

«C'è una linea di continuità fra i tre libri – ragiona Caliceti – non tanto nella finanza ma nelle sovrastrutture sociali o economiche che condizionano l'individualità dell'uomo. In quest'ultimo c'è lo spaesamento, il bisogno innato di credere in qualcosa. Alla fine, resta l'uomo come individuo con le sue paure. E nel momento in cui raggiunge la consapevolezza della sua fragilità, può essere condotto a scoprire la misericordia verso il prossimo”. Caliceti sta già lavorando al seguito della storia.

L'opzione di Dio, Pietro Caliceti, Baldini+Castoldi, pagine 420, 19 euro


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