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Il Vaticano, i politici cattolici e lo «Stato laico». Brevi storie di credenti che hanno riaffermato l’autonomia delle istituzioni

La nota della Segreteria di Stato sul ddl Zan ha rimesso al centro le relazioni tra i due Stati. Nella storia della Repubblica spesso i cattolici (autentici) al potere hanno tutelato l’autonomia dalla religione

di Carlo Marroni

Ddl Zan, Draghi: "Il nostro è uno stato laico"

4' di lettura

La frase è forte: «Il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale». Specie se pronunciata in una seduta del Parlamento italiano, in risposta alla nota della Santa Sede sulla questione interna alla Stato. Ma era anche l’unica che poteva essere pronunciata. Mario Draghi ha argomentato il tema sul ddl Zan con chiarezza apparentemente spontanea, ma in realtà le sue sono state parole ben calibrate. Il Parlamento è sovrano, le leggi sono rispettate, tutte le libertà tutelate, quelle dei cattolici come di chi non lo è.

Una risposta calibrata

Non è una sberla all’interferenza del Vaticano: è una risposta calibrata a una iniziativa che comunque non conteneva eccessi. Già, perché la nota della segreteria di Stato consegnata dal ministro degli Esteri vaticano monsignor Paul Gallagher all’ambasciatore Pietro Sebastiani, e poi recapitata al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e solo dopo a Draghi, è un atto diplomatico che – dal punto di vista delle istanze delle gerarchie cattoliche - colma il vuoto delle risposte politiche alle richieste della Cei, certamente legittime, visto che la Chiesa in Italia è un soggetto tutelato e riconosciuto, non una entità clandestina. Poi sta alla politica decidere, e non è detto che queste istanze siano accolte: e infatti così è stato nel 2016 per le unioni civili e nel 2018 per il fine vita. La nota vaticana in pratica ha due effetti: ricompatta l’ala destra della gerarchia verso il centro, e taglia fuori le frange estreme che magari vorrebbero armare qualche protesta di piazza, come accaduto anni fa per le unioni civili.

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La laicità ribadita dal membro della Pontifica Accademia delle Scienze

Una questione tuttavia salta agli occhi. A ribadire (verso la chiesa cattolica) una cosa ovvia, cioè che lo Stato italiano è laico, è un cattolico come Mario Draghi. Cattolico da quando era ragazzo, liceo dai gesuiti del Massimo, una fede vissuta con sobrietà e discrezione, e a prova di usura. Quando scomparve l’ex preside del suo liceo nel 2010 da governatore di Bankitalia scrisse un ricordo per l’Osservatore Romano, per dire. Quando lasciò la Bce accettò solo un incarico, da Papa Francesco un anno fa, come membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. E in tutto il periodo prima di andare a Palazzo Chigi è stato a un solo evento pubblico: il Meeting di Cl a Rimini, sempre lo scorso anno. E quando di recente è scomparso l’ex direttore di Civiltà Cattolica, padre Giampaolo Salvini (lui già premier) è stato con la moglie ai funerali. Tutti fatti noti, ma che oggi assumono di nuovo un significato: è un cattolico (nella vita privata) che da servitore delle istituzioni (nella vita pubblica) tiene le distanze tra Stato e Chiesa.

Il “cattolico adulto” Prodi e la guerra della Cei di Ruini per i Dico

Ma Draghi non è il primo cattolico a 24 carati che in politica tiene dritta la barra della laicità che, come ha ricordato in Parlamento «non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è tutela del pluralismo e delle diversità culturali». Certamente l’esempio più recente è Romano Prodi, che si definì «cattolico adulto» a rimarcare la sua autonomia nelle scelte. L’ostilità di una certa fascia di gerarchie ecclesiali italiane risale al 1995, quando il professore, già presidente dell’Iri, accettò di mettersi alla testa di uno schieramento di centro sinistra, l’Ulivo, alternativo alla destra di Berlusconi e Fini (e la Lega, in quel momento era staccata). L’allora presente della Cei, Camillo Ruini, che conosceva benissimo Prodi (lo aveva sposato) ruppe l’amicizia e iniziò un’azione di contrasto. Che in realtà non si espresse in quel governo, che cadde per il tradimento di Rifondazione, quindi a sinistra. Da presidente della Commissione Ue, Prodi si battè per l’inserimento nel trattato delle radici giudaico-cristiane dell’Europa, che non andò in porto. Ma l’ostilità dei vescovi e della Santa Sede verso Prodi raggiunse il picco durante il suo secondo governo, quando tentò di varare i Dico, la legislazione per le coppie di fatto, che trovò un muro ecclesiale, sempre sponsorizzato da Ruini, e che culminò nel Family Day di San Giovanni del 2007, con Silvio Berlusconi in piazza a difendere la cosiddetta famiglia tradizionale. Anche il secondo governo Prodi cadrà in anticipo, per altri fatti, ma certo questa ostilità clericale alimentò ostilità dentro una già fragile maggioranza.

Il Vaticano: il ddl Zan viola il concordato

De Gasperi si oppose all'alleanza con il Msi

Prima di Prodi si risale alla prima repubblica, e a molti leader democristiani, che nel corso del tempo hanno compito scelte talvolta in contrasto con le gerarchie, nella consapevolezza che allora il “voto cattolico” c’era ancora, e aveva un peso (oggi si è dissolto del tutto). Alcuni esempi tra i più alti e significativi. Nel 1952 Pio XII sponsorizzò per le elezioni a Roma la creazione di un cartello elettorale tra Dc e Msi (e monarchici) per evitare che i comunisti andassero al Campidoglio. É passata alla storia come l’Operazione Sturzo, visto che il sacerdote, già fondatore del Partito Popolare nel 1919, tornato dagli Usa, doveva fare da capolista. Alcide De Gasperi, allora capo di governo e leader della Dc, cattolicissimo e anticomunista di sicura fede, si oppose e disubbidì al Papa.

Moro tirò dritto con il centro sinistra

Anni dopo, nel 1961, Aldo Moro, anche lui un leader di sicura fede cattolica, sta per varare il primo centro sinistra, con l’ingresso dei socialisti al governo: la Cei di allora, nata da poco e guidata dal cardinale di Genova Giuseppe Siri, figura gigantesca ma anche noto conservatore, cercò di stoppare l’operazione, senza riuscirci. Papa Giovanni XXIII – sempre tenuto informato da Moro – fu invece molto più positivo. Certo, la storia dei politici cattolici italiani è anche quella delle campagne referendarie contro il divorzio (1974) spese in prima persona da capi Dc, in quel caso Amintore Fanfani, o contro la legge sull’aborto (1981) con un formale appoggio esterno (ma concreto nell’organizzazione). Entrambe finite con sconfitte.


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