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Il velo di Iside, tra mito e verità

di Armando Torno


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2' di lettura

Erano due fratelli, figli del Cielo e della Terra. Il mito li volle anche sposi. I loro nomi, Iside e Osiride, si perdono nella notte dei tempi nella terra d'Egitto. Dopo la passione tra Cesare e Cleopatra le loro rappresentazioni, tra le quali l'eterna rinascita, si diffusero in tutto il bacino del Mediterraneo; anzi raggiunsero persino le fredde regioni del Nord. Una tradizione medievale testimonia che la cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, fu edificata su un tempio di Iside.
Visitando l'Egitto nel V secolo prima della nostra era, il greco Erodoto descrisse taluni aspetti religiosi di questa coppia di dei; tra l'altro, li paragonò rispettivamente a Demetra e a Dioniso, ovvero alla Madre Terra e al dio che meglio di ogni altro seppe rappresentare lo stato di natura dell'uomo, i suoi istinti primordiali e animali, a volte selvaggi. Qualcosa narrò anche lo storico

Diodoro Siculo; di certo Apuleio, l'autore delle “Metamorfosi”, fu iniziato ai misteri isiaci. E fra i molti che ne scrissero e tentarono l'esegesi di tale mito va ricordato Plutarco, tra l'altro sacerdote a Delfi, il quale oltre alle celebri “Vite” lasciò dei trattati morali: uno di essi è dedicato, appunto, a “Iside e Osiride”.
Ma questa piccola opera va interpretata a sua volta. Plutarco la dedicò a Clea, anch'ella sacerdotessa a Delfi, nel tempio di Iside. In tali pagine è conservata la più interessante fonte greca sulla religione egizia; l'autore desiderava mostrare, tra l'altro, come si interpreta un mito. E ancora: Plutarco indica la concordanza fra la dottrina sacra nascosta nelle vicende di Iside e Osiride e quella che Platone aveva insegnato, sorta di danza dei significati che allora corse tra dei egizi e greci. Un omaggio alla sacerdotessa di Iside che traspare da questa domanda: “Il fatto che Osiride si identifichi con Dioniso chi meglio di te lo può sapere, Clea?”. Certo, in Plutarco c'è qualcosa di più, forse una partecipazione alla natura dell'enigma e, al tempo stesso, le ragioni e il senso di un'eterna ricerca. Del resto, sulla statua di Iside, a Sais, si potevano leggere le celebri parole: “Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà; nessun mortale ha mai sollevato il mio velo”.
Ora un libro, che è anche una “rigorosa monografia” di Pia De Simone, dal titolo “Mito e verità”, con prefazione di Maria Luisa Gatti e introduzione di Franco Ferrari, è stato dedicato proprio al trattato su “Iside e Osiride” di Plutarco. Lo pubblica Vita e Pensiero nella collana “Temi metafisici e problemi del pensiero antico” diretta da Roberto Radice (pp. 192, euro 20). In queste pagine la De Simone esamina il trattato offrendone l'interpretazione con l'ausilio della filosofia medioplatonica; inoltre questa ricercatrice sintetizza i diversi filoni di indagine confrontando, oltre i momenti del pensiero, quelli religiosi ed ermeneutici. Un libro che aiuta a meglio comprendere un mito e quella filosofia che nel nome di Platone riuscì a dialogare con il mistero e la verità.

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