rapporto bankitalia

Il Veneto rallenta ma è più solido

Con il rallentamento della congiuntura si è interrotta la fase di crescita della redditività delle imprese, iniziata nel 2013, che rimane peraltro su livelli storicamente elevati

di Barbara Ganz


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4' di lettura

Il Veneto rallenta, ma la sua economia sembra più strutturata e in grado di affrontare una eventuale crisi modello 2008. È l’indicazione contenuta nel Rapporto Bankitalia sull’economia regionale presentato a fine giugno. I primi tre mesi del 2019 hanno continuato a mostrare la tendenza alla flessione del Ven-ICE, il nuovo indicatore elaborato dalla Banca d’Italia, che misura la crescita di fondo dell’economia veneta e che nel corso del 2018 si era mantenuto positivo, ma in calo. La ripresa ciclica, iniziata nel 2014, è stata più marcata in Veneto che nella media nazionale, anche se nel 2018 il valore aggiunto regionale a prezzi costanti non aveva ancora recuperato pienamente il livello pre-crisi. Tra il 2013 e il 2018 il valore aggiunto regionale è cresciuto del 7 per cento, un tasso superiore rispetto sia alla media del Nord Est sia a quella nazionale.

Le imprese
Nel 2018 la produzione industriale ha rallentato, con un indebolimento dell’attività che ha riguardato tutti i settori della manifattura tranne la meccanica, il principale settore di specializzazione regionale, e i prodotti di marmo e vetro. Le cause di questo andamento vanno cercate – sottolinea il report – nel rallentamento delle esportazioni di beni in un contesto di debolezza del commercio mondiale. Anche gli investimenti industriali dopo quattro anni di crescita hanno rallentato e, secondo le opinioni espresse dagli operatori, nel 2019 sono in calo. Il fatturato delle imprese dei servizi non finanziari ha ristagnato risentendo del rallentamento dei consumi interni e della stabilizzazione delle presenze turistiche, dopo quattro anni di crescita trainata soprattutto dalla componente estera. Anche i livelli di attività nel settore edile sono cresciuti debolmente, sostenuti dai lavori di recupero abitativo.

Rallentamento congiunturale
Con il rallentamento della congiuntura si è interrotta la fase di crescita della redditività delle imprese, iniziata nel 2013, che rimane peraltro su livelli storicamente elevati. «Le imprese affrontano l’attuale fase ciclica con una struttura finanziaria più equilibrata del passato, grazie al rafforzamento del patrimonio, all’ampio autofinanziamento e a condizioni di liquidità distese», segnala il rapporto. I prestiti al settore produttivo sono lievemente calati riflettendo l'indebolimento della domanda di credito e il moderato peggioramento delle condizioni di offerta. Le forme di finanziamento alternative al canale bancario rimangono limitate.

Le famiglie
In base alle stime della Banca d’Italia, nel 2017 la ricchezza netta delle famiglie venete ammontava a 871 miliardi di euro. Il lieve miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro - i dati del primo trimestre del 2019 confermano il rallentamento dell'occupazione e la prosecuzione della sostituzione di contratti a tempo determinato con contratti a tempo indeterminato - ha favorito l’espansione del reddito disponibile e dei consumi delle famiglie che sono cresciuti anche nel 2018, sebbene in rallentamento rispetto all'anno precedente. La disuguaglianza dei redditi da lavoro è risultata bassa nel confronto nazionale e in calo rispetto al periodo della crisi del debito sovrano. La quota di famiglie in stato di povertà assoluta è rimasta sul livello - contenuto - del 2017. I prestiti alle famiglie sono cresciuti sia nella componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni sia in quella del credito al consumo. La ricchezza delle famiglie venete si è mantenuta su livelli pro capite superiori a quelli medi nazionali.

Il mercato del credito
Nel Veneto dei fallimenti delle Popolari, è proseguito il processo di riconfigurazione della rete territoriale delle banche con un’ulteriore riduzione degli sportelli e un maggiore utilizzo dei canali alternativi. La qualità del credito bancario è ulteriormente migliorata: il flusso dei nuovi prestiti deteriorati è risultato inferiore a quello pre-crisi. Anche lo stock dei prestiti deteriorati è sensibilmente diminuito, soprattutto per le consistenti cessioni di crediti in sofferenza realizzate nel 2018 dalle banche.

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La finanza pubblica
Nel 2018 la spesa corrente degli enti territoriali del Veneto è lievemente calata, nonostante l’incremento di quella per il personale, anche per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali. La spesa per investimenti ha continuato a contrarsi, ma nei primi mesi del 2019 vi sono stati segnali di ripresa, soprattutto per i Comuni che, dallo scorso ottobre, hanno beneficiato dell’abrogazione dei vincoli all’utilizzo degli ampi avanzi di amministrazione accumulati in passato. Le altre spese in conto capitale sono cresciute anche grazie all’accelerazione nell’attuazione dei programmi comunitari gestiti a livello regionale. In base ai dati OpenCup, nel 2018 è tornata a crescere in misura significativa la progettazione di lavori pubblici da parte degli enti territoriali, sia in termini di numerosità che di importi, dopo un ridimensionamento negli anni precedenti; tale ripresa ha interessato in particolare Comuni e Province, sia per l’attività di manutenzione straordinaria sia per la previsione di nuove opere. L’effettiva realizzazione dei progetti rimane condizionata dalla lunghezza dei tempi degli interventi che, in base alle stime dell’Agenzia per la coesione territoriale, si attestano mediamente in regione sui 4,6 anni. Le entrate correnti degli enti territoriali sono aumentate, in linea con la media nazionale, e la pressione fiscale locale sulle famiglie continua a rimanere inferiore al resto del Paese.

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