prova di forza tra maduro e l’opposizione

Il Venezuela svaluta il bolivar del 63% e si avvia verso una pericolosa riforma costituzionale

di Roberto Da Rin

Reuters

3' di lettura

Un'altra prova di forza tra il governo del Venezuela, guidato da Nicolas Maduro, e l'opposizione. Il tema stavolta è uno dei più sensibili, quello inerente la Costituzione del Paese.
La Corte Suprema venezuelana ha dichiarato che il presidente Maduro ha il diritto di convocare un'Assemblea Costituente senza che sia necessario che si organizzi un referendum popolare per confermare questa iniziativa.
Nelle stesse ore la Banca centrale del Venezuela ha svalutato il bolivar del 63,9% rispetto al dollaro. Ora ci vogliono 2100 bolivares per acquistare un dollaro, prima ne bastavano 728.
Un'altra mazzata per molte imprese venezuelane, quelle che operano in valuta locale. Le altre, quelle che operano in dollari escono indenni.

La riforma costituzionale
L'Assemblea Costituente dovrebbe redigere una cornice normativa dirigista e, secondo l'opposizione, non fondata su principi democratici.

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Il testo della sentenza approvata dalla sala costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia di Caracas prevede che “non risulti necessario, né costituzionalmente obbligatorio, un referendum consultivo precedente alla convocazione di una Assemblea Nazionale Costituente”.
Una crisi, quella venezuelana, sempre più acuta e difficile da dirimere. Il vertice dei ministri degli Esteri dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) sul Venezuela ha sospeso i lavori, per permettere alle delegazioni di “ottenere un consenso, al quale si è vicini” su un progetto di dichiarazione sulla crisi a Caracas. In altre parole non si è ottenuto consenso attorno a un comunicato condiviso: i due testi, presentati dalla Comunità dei Caraibi (Caricom) da una parte e dal gruppo Perù, Canada, Usa, Messico e Panama dall'altra, chiedono ambedue al governo di Caracas di sospendere il processo di riforma costituzionale lanciato da Maduro. Ma non si è arrivati a un accordo sul testo finale.
L'Osa conta 35 membri, ciò significa che per approvare una dichiarazione sono necessari 23 voti, uno più del previsto dopo che il Venezuela, che un mese fa aveva annunciato il suo ritiro dall'organismo, ha comunque accreditato un delegato per l'incontro.

Gli effetti della svalutazione
La situazione congiunturale è drammatica, il Pil è in caduta libera, i prezzi alle stelle e l'instabilità sociale elevatissima.

La svalutazione decisa dalla Banca centrale è un' operazione mirata a frenare il cambio nero che prospera, ma che inevitabilmente provocherà un'ulteriore fiammata inflazionistica: il tasso di aumento dei prezzi annuale è vicino al 600% anche se l'Istituto nazionale di statistica non è in grado di misurarne effettivamente l'entità.
Gli effetti sulle imprese europee presenti in Venezuela è differente, a seconda del settore merceologico: quelle spagnole Telefonica e Melià sono quelle maggiormente penalizzate dalla svalutazione mentre Bbva (bancaria) e Mapfre, (assicurazioni), avevanno già scontato la svalutazione . Repsol (primo gruppo energetico spagnolo) opera in dollari e quindi patisce meno gli effetti svalutazionistici. Anche Eni opera in Venezuela ma da San Donato milanese, quartiere generale del primo gruppo energetico, non arrivano allarmi particolari. Una fonte spiega al Sole-24Ore che “Eni è presente in Venezuela da decenni e mette in conto le turbolenze politiche ed economiche che periodicamente colpiscono il Paese”.

La mediazione vaticana

Intanto riprende una mediazione vaticana. Julio Borges, presidente del Parlamento venezuelano, in mano all'opposizione, ha incontrato in Vaticano il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin.
Il cardinale ha fatto parte del gruppo di mediatori internazionali, coordinati dall'Unione delle nazioni sudamericane (Unasur) che ha tentato di rilanciare l'anno scorso il dialogo politico fra governo e opposizione a Caracas, una iniziativa naufragata nel dicembre scorso. Un tentativo di mediazione allora fallito in quanto il porporato inviò una lettera al governo e all'opposizione venezuelana nella quale sottolineava che ogni dialogo era impossibile finché il governo non avesse adempiuto quattro impegni che aveva assunto precedentemente: a) restituzione dei poteri costituzionali al Parlamento, b) creazione di un canale umanitario per viveri e medicine, c) liberazione dei prigionieri politici e d) definizione di un calendario elettorale democratico.
Nessuna di queste condizioni venne soddisfatta e il dialogo si interruppe.
Intanto il Venezuela, pur galleggiando su sterminate riserve di petrolio, affonda. La letteratura politologica mostra con chiarezza tutti i termini della questione venezuelana, la configurazione esemplare del concetto di populismo che contiene tre fattori: popolo, tradimento, cacciata dall'oligarchia. Un caso scolastico ben spiegato dal libro “Populismo 2.0”, scritto da Marco Revelli edito da Einaudi.
Una configurazione voluta e avallata sia dal governo sia dall'opposizione.


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