MARCHE

Il Verdicchio punta sull'invecchiamento e sull'Australia

di Giambattista Marchetto

4' di lettura

Il 2018 è stato l'anno delle celebrazioni per i 50 anni della denominazione, ma è stato anche il momento dei bilanci e dei progetti. Viene dunque spontaneo chiedersi: come saranno i prossimi cinquant'anni del Verdicchio? Il Consorzio punta su una evoluzione del prodotto, centrata su un “progetto longevità” che valorizzi la capacità di questo vino di maturare evolvendosi, e il direttore dell'Istituto marchigiano di tutela vini Alberto Mazzoni annuncia un nuovo obiettivo per l'export: l'Australia.

Direttore, chiusi i festeggiamenti per il 50mo… quale bilancio? Cosa resta?
Resta ciò che abbiamo seminato attraverso i numerosi eventi e la conferma di un grande prodotto che, in 50 anni, ha visto uno sviluppo importante. Soprattutto rimangono gli obiettivi che ci siamo posti, a partire dalla necessità di elevare il brand territoriale, di proseguire sulla strada della qualità e lavorare sul progetto legato alla longevità di un vino che sembra nato per l'invecchiamento.

Quali nuovi obiettivi per la denominazione? Quali i prossimi passi?
Intanto sarà necessario dare continuità alla promozione, dalla partecipazione alle fiere (Prowein e Vinitaly) e a Collisioni fino alle azioni di incoming, per dare visibilità non solo al Verdicchio ma anche ai territori di Jesi e Matelica in cui è prodotto.

Qualità e quantità. Quale approccio per il Verdicchio dei prossimi cinquant'anni?
Sicuramente qualità e consapevolezza, con azioni volte a elevarne la percezione da parte di consumatori, media e operatori nazionali e internazionali. Tra i progetti in cantiere c'è anche la valorizzazione dell'identità territoriale, attraverso aree geografiche definite all'interno della Doc per caratterizzare meglio il prodotto. E nelle annate più critiche il disciplinare ci permette di ridurre la resa uva/vino, preservando la qualità senza deludere le aspettative del mercato.

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Come avete affrontato il nodo cruciale del valore?
Incrementare il prezzo medio alla bottiglia è un passo fondamentale per il Verdicchio e uno dei principali obiettivi delle nostre prossime azioni promozionali. Diciamo che oggi come oggi con il Verdicchio ci guadagna soprattutto il consumatore, perché questo grande vino - da anni in cima ai gradimenti delle guide italiane di settore - ha un costo nettamente inferiore rispetto alla qualità che esprime.

E quello dell'identità? Esiste una percezione solida delle denominazioni del Verdicchio, oggi, in Italia?
Esiste, ma purtroppo a macchia di leopardo. La percezione è più forte nelle regioni del centro-nord e da consolidare in quelle del centro-sud.

È possibile che all'estero “comprendano” meglio le denominazioni rispetto a quel che avviene sul mercato interno?
Sicuramente sì e la scoperta del Verdicchio all'estero dipende anche dalla sua ritrovata propensione all'invecchiamento. Un aspetto, questo, apprezzato anche da consumatori che di solito sono abituati ai grandi bianchi di oltre confine. Ma dobbiamo lavorare ancora molto su questo aspetto, perché i margini sono notevoli.

Il Verdicchio (dei Castelli di Jesi e di Matelica) è da 4 anni il bianco fermo più premiato d'Italia… qual è il segreto?
Lavoro di squadra, una forte unione d'intenti tra grandi e piccole aziende e oltre 15 anni di impegno verso la qualità totale. Solo per il Verdicchio dei Castelli di Jesi negli ultimi dieci anni è stata contingentata la produzione, triplicata la superficie media di ettari vitati per azienda, rinnovato oltre 1/4 del vigneto e l'imbottigliamento fuori zona è calato del 75%.

Seguendo gli spunti di Ian D'Agata… a cinquant'anni la denominazione riscopre l'invecchiamento?
Si tratta in realtà di un percorso iniziato da tempo. Ciò su cui i produttori hanno scelto di puntare sono innanzitutto le peculiarità del vitigno, per superare l'immagine di vino beverino che aveva reso inizialmente famoso il Verdicchio. Si è scelto di valorizzare tutti i suoi punti di forza, dalla grande personalità al potenziale di invecchiamento, per produrre un rosso vestito di bianco unico in Italia, di grande struttura e mineralità, capace di avanzare negli anni ma allo stesso tempo versatile.

Marche ed enoturismo: con tanta bellezza, come sta crescendo l'hospitality legata al vino?
Gli ultimi dati diffusi dall'osservatorio sul turismo della Regione Marche parlano di un consuntivo 2018 con oltre 2,2 milioni di arrivi (+6,5%) e quasi 10,5 milioni presenze (+0,98%). È un segnale positivo di come il settore turistico sia in salute nonostante le disgrazie del terremoto: in questo il vino fa la sua parte. L'enoturista che arriva nelle Marche può trovare nel raggio di pochi chilometri mare, montagna, centri storici, arte, gastronomia e ovviamente le cantine, dove conoscere e degustare i nostri vini. Serve però più lavoro di rete, più attività, pacchetti e proposte che facciano matching con i principali attrattori turistici regionali.

Quanto pesa il Verdicchio sull'export marchigiano?
Dalle elaborazioni di Imt sugli ultimi dati Istat, nei primi 9 mesi del 2018 l'export del vigneto marchigiano è cresciuto in valore del 9%, quasi il triplo della media nazionale (3,4%), con un controvalore di oltre 41 milioni di euro e una proiezione sui 12 mesi che supera i 56 milioni di euro. A Vinitaly presenteremo però una ricognizione diretta sui produttori curata da Nomisma, perché siamo convinti che questi numeri siano sottostimati in quanto molto del nostro export avviene da hub extraregionali. In questo scenario il Verdicchio fa comunque da traino con una produzione di oltre 20 milioni di bottiglie di cui circa la metà sono destinate all'estero.

Quali sono i mercati dominanti? E gli emergenti?
Al primo posto ci sono gli Stati Uniti, seguiti da Canada, Giappone e Nord Europa, e poi ancora Germania, Regno Unito e Cina. I nostri paesi target per il 2019 sono quelli baltici - Estonia, Lettonia e Lituania - e quelli dell'Europa dell'Est. C'è poi una novità: quest'anno nel nostro piano entra anche l'Australia, un paese produttore e senz'altro non emergente a livello di conoscenza del prodotto, ma anche un mercato importante con consumatori in grado di apprezzare i nostri vini.

Avere un maxi-consorzio come IMT è un vantaggio?
Per il mondo vitivinicolo marchigiano sì, perché permette a tutte le aziende, grandi o piccole, di intraprendere azioni promozionali alle quali da sole non avrebbero mai potuto accedere. E i risultati si vedono. Basti pensare che negli ultimi 9 anni l'adesione ai progetti promozionali di Imt è più che raddoppiata.

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