FORMAZIONE MANAGERIALE

Il vero cambiamento delle persone è nei comportamenti abituali sotto stress

I responsabili HR guardano al digitale e gli strumenti in grado di produrre capacità di mentorship prendono il posto della formazione tradizionale

di Gianni Rusconi

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(REUTERS)

I responsabili HR guardano al digitale e gli strumenti in grado di produrre capacità di mentorship prendono il posto della formazione tradizionale


3' di lettura

È nata di recente, come frutto di un’operazione di integrazione all’interno del gruppo Openjobmetis, di cui è formalmente una controllata: Hc Srl è un nuovo soggetto pronto ad operare nel variegato mondo della formazione attraverso due marchi, che definiscono altrettanti rami aziendali: Corium Outplacement porterà avanti l’esperienza fin qui matura da Corium Srl (ora trasformata in business unit) nell’ambito della ricollocazione professionale; HC Digital sarà invece focalizzata sulle attività di e-coaching avvalendosi di un’avanzata piattaforma digitale. Una riorganizzazione mirata, quella voluta dalla società milanese, che ha portato alla definizione di una proposta che, a detta dei diretti interessati, si presenta con elementi di caratterizzazione ben definiti. Ne parliamo con Gian Maria Zapelli, presidente e fondatore di Hc Srl.

Perché dobbiamo considerare innovativa la vostra proposta di change management?
Perché ci muoviamo in una prospettiva particolare, e cioè quella di interpretare il cambiamento attraverso la rimodulazione delle abitudini, mettendo a disposizione modelli e strumenti per modificare l’operatività quotidiana di manager e dipendenti, di grandi e grandissime aziende ma non solo. È un proposito che deriva dalla nostra attenzione agli studi neuroscientifici, e ai loro legami con la psicologia: il 95% dei comportamenti umani è fatto di modalità spontanee che avvengono in modo automatizzato perché sono memorizzate nelle strutture della mente. Non si interviene quindi sull’aspetto cognitivo in quanto tale, ma sulla componente delle neuroscienze.

Proviamo a contestualizzare questo concetto in una tipica organizzazione aziendale
Cambiare non significa solo ottenere condivisione emozionale al processo di trasformazione. Quando parliamo di “cambiamento delle persone” dobbiamo quindi partire proprio dalle abitudini quotidiane e per questo ci riproponiamo di ridefinire quelle consuetudini che spesso precludono la possibilità di essere più efficaci e protagonisti del proprio futuro. In altre parole, lavoriamo per aiutare le aziende a cambiare i comportamenti abituali dei propri collaboratori, ad intervenire sugli automatismi psicologici che vanno in onda in situazione di stress.

Come, operativamente?
Abbiamo costruito metodologie e percorsi che partono dall’analisi dei comportamenti e puntano sulla vicinanza fra i soggetti nella fase di cambiamento. Non si cambia da soli: un classico percorso di formazione non può trasformare un manager in un leader in due giorni.

C’è una ricetta “ideale” per aiutare le persone a costruire meglio il proprio futuro partendo dalle abitudini?
Abbiamo identificato alcune aree strategiche, ed altrettanti obiettivi da perseguire. Si parte con la necessità, per addetti ed aziende, di allineare cultura e valori e si prosegue nel fare in modo che le persone abbiano le energie motivazionali adeguate ai loro ruoli e alle loro ambizioni. Serve quindi ragionare sul ruolo della leadership e sul significato del talento. Un altro passaggio fondamentale è quindi occuparsi dei nuovi “mindset”, ovvero di quei modelli di mentalità applicati nella gestione dei propri ruoli. E infine bisogna accompagnare le persone a realizzare nuove sfide.

Le nuove tecnologie sono una componente di questo approccio?
Per noi il digitale è uno strumento congeniale perché mette a disposizione una vicinanza ubiqua, in ogni momento e in qualunque luogo. Non uno strumento funzionale alla sola consultazione di contenuti, dunque, ma un agente di accompagnamento relazionale. E questa è una grande rivoluzione nelle modalità di aiutare le persone a rimodulare comportamenti che vanno in esecuzione in modo automatico.

L’intelligenza artificiale?
A mio avviso quelle più interessanti che simulano il cambiamento delle abitudini dal punto di vista psicologico sono al momento in fase di studio. Ma sicuramente saranno di aiuto.

Non mancheranno delle criticità: le più importanti?
La motivazione. È difficile impegnarsi in un cambiamento senza motivazioni; oggi il livello medio di engagement nelle aziende italiane non è altissimo e le imprese lo stanno capendo. La familiarità con il digitale, per contro, sta crescendo velocemente.

Chi sono gli interlocutori a cui fare riferimento?
Nelle medie aziende è il Ceo, di norma è l’Hr manager. Secondo le nostre rilevazioni i responsabili delle risorse umane sono sensibili al digitale e gli strumenti in grado di produrre capacità di mentorship stanno prendendo il posto dei corsi di formazione tradizionali. La formazione, in generale, si sposta verso chi ne ha necessità seguendo precisi modelli di personalizzazione: ogni persona ha bisogno di trovare un’assistenza al cambiamento su misura.

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