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Il vero problema di Tesla? Troppi robot, secondo gli analisti di Wall Street

di P.Sol.

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3' di lettura

Altro che rischio indebitamento e incognita sulla guida autonoma! Il vero problema della Tesla, che sta affossando il titolo al Nasdaq, sono i robot. Parola degli analisti di Bernstein che seguono l’innovativa produttrice di vetture elettriche: Elon Musk ha esagerato nell’automatizzare la catena di montaggio, soprattutto per quanto riguarda l’assemblaggio finale e ora il ciclo non riesce a essere sufficientemente flessibile per adeguare il ciclo produttivo all’esubero di richieste.

Accodandosi alle difficoltà dell’intero comparto tecnologico, il titolo Tesla ha perso oltre un quarto del suo valore nell’ultimo mese - oggi è tornato in parità dopo un avvio di nuovo pesante - sull’onda dei timori di difficoltà nelle consegne del suo Model 3. Anche Moody’s ha citato «un significativo deficit» nella produzione del nuovo modello per giustificare martedì il downgrading del titolo a B3, a livello “junk”.

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Eccesso di accessori e di robot

Lo stesso Musk, commentando i risultati del quarto trimestre con gli analisti, aveva ammesso che la linea di montaggio era il maggior vincolo per la produzione della Model 3: ci sono decine di migliaia di componenti in ogni vettura - aveva detto - e la società poteva solo limitarsi a correggere in corsa i problemi in ogni singola area.

Gli analisti di Bernstein hanno rincarato la dose: quello che lo stesso Musk indica come l’innovazione competitiva che sta apportando al settore auto - la quasi totale automazione dell’impianto californiano di Fremont - gli si sta ritorcendo contro, impendendo a Tesla di aumentare la produzione.

Stando a quanto riportato da Business Insider, Max Warburton e Toni Sacconaghi, analisti di Bernstein, l’intero processo è eccessivamente ambizioso, rischioso e complicato e sono proprio i robot a rappresentare il principale ostacolo che impedisce a Tesla di aumentare il ritmo produttivo.

«Tesla ha cercato di iper-automatizzare l’assemblaggio finale. Sono in pochi ad averlo visto (l’impianto è ancora oggi off-limits), ma lo sappiamo: Tesla ha speso per l’impianto due volte tanto un costruttore tradizionale per unità prodotta», affermano i due.

«Ha ordinato una quantità enorme di robot Kuka. Non solo ha automatizzato lo stampaggio, la verniciatura e la saldatura (come gli altri grandi produttori), ma ha anche cercato di automatizzare l’assemblaggio finale: si tratta delle linee finali a doppio livello che automatizzano l’aggiunta dei singoli componenti. È qui dove Tesla sembra avere il vero problema, oltre alla saldatura e all’assemblaggio del pack di batterie»

Gli effetti sull’indebitamento

Gli analisti di Bernstein sottolineano anche che i maggiori produttori automobilistici, i giapponesi, cercano di limitare l’automazione perché si sta rivelando «costosa e statisticamente inversamente proporzionale alla qualità». Il loro approccio è quello di mettere a punto il processo di montaggio in tutti i dettagli, per poi inserire i robot.

Esattamente il contario di quello che ha fatto Musk. Che ora si trova a dover fare i conti con grandi inefficienze e con costi aumentati: conti alla mano, il risparmio derivante dalla riduzione della mano d’opera è più che bilanciato dalla necessità di assumere ingegneri qualificati che gestiscono il processo robotico.

Ed è un problema che Tesla non può permettersi di aver per molto, tenendo conto del suo elevato indebitamento.

Due anni fa, dopo un’operazione di marketing da manuale, 373mila persone avevano messo sul piatto mille dollari per prenotare un'auto da 35.000 dollari (43.000 euro) che avrebbe dovuto essere consegnata entro la fine dell’anno. Le prime Model 3 sono uscite dall’impianto di Fremont la socrsa estate. Ma intanto Tesla ha raccolto in anticipo quasi 400 milioni di dollari per finanziare una produzione che ora mostra i suoi limiti.

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