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Il vero tesoretto resta nell’evasione

di Mattia Losi

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(© bildagentur münchen/imageBROKE)


2' di lettura

Immaginiamo che il nostro fabbisogno pubblico sia un lavandino. Aprendo il rubinetto (ossia riscuotendo le tasse) cerchiamo di riempirlo. Purtroppo il foro di scarico non è tappato e molta acqua (l’evasione fiscale) si perde nelle tubazioni. Cosa possiamo fare? Abbiamo due sole possibilità: tappare lo scarico (ovvero combattere l’evasione in modo drastico) o aprire ancora di più il rubinetto per aumentare il flusso dell’acqua (effettuare una manovra correttiva).
Da decenni in Italia scegliamo la seconda, aumentando il carico fiscale. In questo modo diamo per scontate due cose: che l’evasione esiste come elemento non modificabile e che la lotta all’evasione può portare solo risultati parziali.

E infatti le operazioni di contrasto all’evasione riescono, ogni anno, a recuperare meno del 10% degli oltre 200 miliardi di euro nascosti al fisco.

Certo, pensare di azzerare l’evasione è utopia. Ma oggi, di fatto, il Paese è spaccato in due: da un lato chi paga le tasse e viene sottoposto a una pressione fiscale crescente (si apre sempre di più il rubinetto…) , dall’altro chi non le paga.

Sulla seconda categoria ogni incremento di imposizione ha effetto zero. Perché chi ha deciso di non pagare, sapendo che ha buone probabilità di sfuggire ai controlli e alle relative sanzioni, continuerà a farlo.

La questione, che investe pur con qualche distinguo tutti i governi degli ultimi decenni, è politica. La dottrina economica indica la soluzione giusta (chiudere lo scarico) e le modalità tecniche per attuarla. Ma è la politica che deve decidere la strategia: ovvero se colpire l’evasione in una lotta davvero senza quartiere, o se continuare a temere le reazioni (e il voto) di chi si nasconde al fisco. Finora si è scelto di aprire il rubinetto per chiedere più acqua, allargando sconsolati le braccia mentre scompare nello scarico.

Ma in un Paese dove il 45% dei contribuenti dichiara meno di 15mila euro lordi, e solo il 5,3% oltre 50mila, forse è arrivato il momento di prendere atto che i numeri sono bugiardi. E che, prendendoli per veri, si finisce con il praticare politiche fiscali inique. Soprattutto nei confronti di chi, le tasse, le paga già fino all’ultimo euro.

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