74 anni fa

Il viaggio per la ricostruzione dell’Italia. De Gasperi e Carli a Washington

La missione diplomatica era formata dalla miglior classe dirigente a disposizione nel Paese. E fu la premessa alla svolta dell’Italia. Un’ispirazione per i tempi attuali

di Federico Carli* e Emanuele Lorenzetti**

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(Getty Images)

La missione diplomatica era formata dalla miglior classe dirigente a disposizione nel Paese. E fu la premessa alla svolta dell’Italia. Un’ispirazione per i tempi attuali


4' di lettura

«Se non è ancora possibile istituire il bilancio economico è già possibile erigere quello morale politico. E qui dobbiamo concordemente riconoscere che esso è lusinghiero per l'uomo che si è accinto al duro compito di rappresentare l'Italia davanti all'opinione pubblica americana, ed è confortevole per noi che avevamo ardente desiderio di questo pubblico riconoscimento della nostra posizione nel mondo». L'uomo di cui si parla era Alcide De Gasperi e queste righe apparirono, 74 anni or sono, sotto l'autorevole firma di Ivanoe Bonomi sulle colonne dell'allora «Nuovo Corriere della Sera», al termine del primo viaggio del presidente De Gasperi negli Stati Uniti.

L'Italia era una nazione molto debole, duramente colpita dalla devastazione e dalla miseria della guerra. Non solo per ragioni simboliche, il viaggio fu “pagato” dagli americani: per attraversare l'Atlantico De Gasperi volò su un quadrimotore della US Air Force, un DC4. Il viaggio di De Gasperi costituisce il più atteso e carico di significato che la storia repubblicana ricordi. Non solo per gli altissimi obiettivi economici che con esso venivano perseguiti – ottenere una cospicua linea di credito e porre le basi per la ricostruzione post-bellica dell'Italia –, ma anche per il riposizionamento del Paese sullo scacchiere geopolitico internazionale, in piena coerenza con la volontà pubblicamente dichiarata dal Presidente dei Consiglio di ancorare stabilmente l'Italia nel nucleo delle democrazie occidentali con economia aperta di mercato.

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La migliore classe dirigente del Paese

La delegazione italiana era composta da un piccolo gruppo di alti esponenti della vita istituzionale, tra i quali il Direttore generale della Banca d'Italia, Donato Menichella; il Ministro per il Commercio estero, Pietro Campilli; e il giovane Guido Carli, all'epoca Direttore dell'Ufficio Italiano Cambi. A Washington la delegazione intavolò importantissime e alquanto difficili trattative con la Casa Bianca e con la Export-Import Bank, al fine di ricevere un credito di 100 milioni di dollari. Una cifra fantasmagorica. A Roma c'era piena consapevolezza che il viaggio non sarebbe stato una passerella di onori. Per questo il Governo preparò minuziosamente la visita e scelse per la missione la migliore classe dirigente che il Paese era in grado di esprimere.

De Gasperi rappresentava il centro e l'elemento stabilizzatore della vita socio-politica nazionale e già era ammantato di riconosciuto prestigio internazionale; Menichella, Campilli e Carli erano tra i massimi esperti dell'economia reale, del sistema finanziario italiano e del sistema monetario internazionale, di cui il Paese poteva disporre. Quella delegazione scrisse una pagina bellissima di cooperazione internazionale e sviluppo economico. Fu il primo grande esempio del dopoguerra di proficua collaborazione e virtuoso rapporto tra politica e tecnicismo dirigenziale.

Il “risarcimento” per l’iperinflazione

Carli nelle sue memorie, sotto la voce Negli Usa con De Gasperi, spiega le ragioni di quella ingente somma di denaro prestata al nostro Paese dagli americani: «In agosto a Parigi il segretario di Stato, Byrnes, aveva promesso a De Gasperi 100 milioni di dollari per risarcire l'Italia del fatto di aver garantito la circolazione delle “am-lire” stampate dall'esercito di occupazione alleato per finanziarsi e che avevano ancora corso legale. Byrnes aveva la coscienza sporca. Sapeva bene che quella era stata una delle cause, e non l'ultima, dell'iperinflazione che ridusse in pochi mesi di cinquanta volte il valore della moneta». Ma il “risarcimento” non ci sarebbe stato se la delegazione italiana non avesse mostrato di possedere visione politica, competenza, chiarezza di idee e rigore morale.

La missione del gennaio 1947 ebbe anche una cruciale valenza politica. Lo stesso Carli ricorda che essa fu fondamentale «per stabilire quel legame con l'economia di mercato che il nostro Paese non aveva saputo produrre autonomamente», e perché «vennero poste le basi per l'ingresso dell'Italia nelle istituzioni internazionali, prima fra le nazioni sconfitte dalla guerra».

Premesse al miracolo economico

La rivoluzione culturale (accettazione dei principi a fondamento di un'economia concorrenziale di mercato aperta agli scambi con l'estero) e il finanziamento che scaturirono dal viaggio americano guidato da De Gasperi furono decisivi per rifondare l'Italia, avviare la ricostruzione e dare l'abbrivio al “miracolo economico”. I dollari furono utilizzati per realizzare le prime grandi opere pubbliche di cui lo Stato aveva spasmodico bisogno. Particolare attenzione fu rivolta verso il Mezzogiorno. La classe imprenditoriale e i lavoratori italiani colsero l'opportunità: fu la rinascita. In due decenni il Paese entrò a far parte del novero delle nazioni industrializzate storicamente ricche, la miseria della guerra a poco a poco sbiadì come un lontano ricordo.

Dalla rinascita morale scaturì un formidabile processo di progresso materiale, cui si accompagnò un ineguagliabile fermento culturale e intellettuale. In quegli anni lo Stato creò moderne infrastrutture materiali e immateriali, creando le precondizioni per la crescita; le imprese investirono in settori d'avanguardia, ricercando il profitto di mercato; i lavoratori seppero esprimere spirito di sacrificio e capacità di lavoro impareggiabili, nella fondata aspettativa di innalzare il proprio tenore di vita. Questi costituirono gli ingredienti dello straordinario successo dell'Italia, che divenne ricca.

Ispirazione per i tempi attuali

La missione italiana – partita da Ciampino il 3 – lasciò Washington il 16 e arrivò a Roma il 17 gennaio 1947, 74 anni fa. Per non arrenderci a una vana nostalgia del tempo che fu, dobbiamo ritenere che l'esempio di Alcide De Gasperi, Pietro Campilli, Donato Menichella, Guido Carli, dell'intera classe dirigente dell'epoca, e il processo di sviluppo che ne seguì – i cui benefici ricaddero su tutta la società – possano essere motivo d'ispirazione per i tempi attuali.
*Presidente, Associazione Guido Carli
** Associazione Guido Carli

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