Berlino

Il viaggio di «Nous», un intenso documentario in apertura della Berlinale

All'interno della sezione Encounters della kermesse tedesca è stato presentato il nuovo lavoro della regista francese Alice Diop

di Andrea Chimento

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2' di lettura

Il cinema documentario è subito protagonista al Festival di Berlino: fin dalla prima giornata di questa anomala edizione on-line della kermesse tedesca, i “film del reale” hanno suscitato l'attenzione degli addetti ai lavori con «Nous», nuovo lavoro della regista francese Alice Diop.


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Figlia di genitori senegalesi, la regista classe 1979 ha dedicato la sua carriera ad analizzare la società francese contemporanea tramite l'occhio della sua cinepresa: tra i suoi lavori precedenti va ricordato anche il cortometraggio «Vers la tendresse», che ha ottenuto il César della categoria.Presentato all'interno della sezione Encounters (nata lo scorso anno e da subito dimostratasi una delle più interessanti del festival), «Nous» è un vero e proprio viaggio, che segue il percorso della linea RER B, che attraversa Parigi secondo un asse nord-sud con varie diramazioni. Il treno diventa metafora di un percorso attraverso gli spazi suburbani della città con l'intento di portarci a conoscere alcuni dei volti e delle storie che meglio la rappresentano.

Un film sullo sguardo

Fin dalla primissima immagine «Nous» gioca subito a carte scoperte, posizionandosi immediatamente come un film sullo sguardo (non solo della regista, ma anche di noi spettatori): un uomo guarda con un binocolo in direzione di un bosco, anticipando quella matrice osservativa che la pellicola prenderà per tutta la sua durata.Probabilmente il progetto più ambizioso della carriera di Alice Diop, «Nous» è un film che colpisce per come colga l'importanza del filmare come atto per testimoniare la condizione umana e le sue difficoltà, ma anche come modo per mantenere viva la memoria del passato (si gioca anche con lo stile dei filmati amatoriali e familiari). Forse le quasi due ore di durata sono un po' eccessive per un prodotto come questo, ma i tanti esempi proposti danno vita a un quadro sfaccettato e variegato sulle differenze della società francese di oggi, sulle diverse necessità per ogni fascia di età e sulle discriminazioni ancora presenti.

La struttura è frammentata e il risultato è un mosaico di volti e parole che, ricomposto, dà vita a una panoramica di grande interesse.

Dirty Feathers

Un altro documentario capace di incuriosire è «Dirty Feathers», esordio alla regia del messicano Carlos Alfonso Corral.Presentato all'interno di Panorama Dokumente, il film è ambientato al confine tra Stati Uniti e Messico (El Paso e Ciudad Juárez) e mostra diverse persone costrette a vivere senza una casa. Intervistati e mostrati nella loro quotidianità, riflettono sul loro passato e sulle speranze per il futuro.Attraverso un efficace bianco e nero, il film descrive traumi e sensi di colpa, desideri e ricordi con efficacia, anche se la tenuta drammaturgica qua e là cade e si coglie sovente un senso di ridondanza complessiva.Resta comunque un'opera prima interessante: va segnalato che tra i produttori c'è Roberto Minervini, documentarista italiano, autore di film importanti come «Stop the Pounding Heart» e «Louisiana».

Infine, da ricordare che il cinema documentario sarà ancora protagonista nei prossimi giorni della manifestazione con titoli come «Tina» (incentrato su Tina Turner) e «Per Lucio», documentario di Pietro Marcello su Lucio Dalla.


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