la macchina del Fisco

Il viceministro Garavaglia: flat tax del 15% per 1,5 milioni di partite Iva

di Marco Mobili

Boccia: la flat tax? Servono risorse senza aumentare debito


2' di lettura

Una flat tax del 15% da subito per almeno un milione e mezzo di partite Iva. Come ha ribadito ieri il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia con delega al fisco, «la flat tax è un impegno di legislatura, qualcosa la faremo subito nella legge di bilancio e da lì imposteremo il lavoro, partendo dalle imprese e dalle partite Iva che sono in maggiore sofferenza». L’auspicio - ha puntualizzato il viceministro - è che si possa fare «qualcosa di importante anche prima. Ci stiamo lavorando». La macchina del Fisco si sta mettendo in moto soltanto in queste ore e il risultato da centrare già per questa estate è tutto sommato semplice: allargare le vie di accesso agli attuali regimi semplificati riconosciuti alle partite Iva e che già oggi contano poco meno di 950mila contribuenti (il dato del Dipartimento delle Finanze al 31 maggio 2018). La norma potrebbe essere inserita nel primo decreto d’urgenza del governo, e anche se con effetti sull’anno d’imposta in corso, le risorse da reperire dovrebbero limitarsi all’acconto dovuto. A meno che non si decida di sterilizzare gli anticipi dovuti.

Estendere la flat tax ad almeno un milione e mezzo di partite Iva vorrebbe dire anche semplificare i loro adempimenti fiscali. Chi entra nel regime forfettario abbandona spesometro, studi di settore e dribbla l’obbligo della fatturazione elettronica in arrivo per il 1° gennaio prossimo. Tema, quello dell’e-fattura, che potrebbe trovare posto nel decreto d’estate del nuovo Governo per spostare l’avvio dell’obbligo della fatturazione elettronica dal prossimo 1° luglio per i carburanti. Con i benzinai sul piede di guerra (lo sciopero è indetto su tutta la rete per il 26 giugno prossimo), l’idea di fondo è quella di autorizzare i distributori ad accettare per altri sei mesi la carta carburanti creando una sorta di doppio binario fino al prossimo 31 dicembre.

Ma torniamo ai “forfettari” e ai “minimi”: quasi un milione di soggetti in fuga dall’Irpef che ha optato per la forfetizzazione delle imposte dovute. Si tratta di piccole partite Iva che hanno ricavi o compensi a determinati limiti di ricavi differenziati per codice di attività (Ateco). Questi soggetti pagano un’imposta forfettaria del 15% con l’applicazione di specifici coefficienti di redditività senza nulla più versare per Irpef, Iva e Irap. A questi circa 600mila soggetti si aggiungono i cosiddetti “minimi”, ora definiti “contribuenti in regime di vantaggio” che pagano una flat tax ultraleggera al 5%. Per allargare la platea sono finiti nel mirino i limiti di ricavi oggi fissati tra i 25mila e i 50mila euro. Elevare il tetto massimo appare difficile in quanto è ora fissato in deroga ai vincoli Ue in virtù della forfettizzazione dell’Iva. L’alternativa potrebbe essere quella di portare tutti i contribuenti al limite di ricavi o compensi di 50mila euro. Al contrario, con un costo ridotto, si potrebbe procedere all’innalzamento delle soglie categoria per categoria. L’allargamento della platea potrebbe dare un nuovo impulso alla lotta all’evasione, consentendo al fisco di concentrarsi sui grandi evasori, come ha ribadito Garavaglia.

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