stati uniti, cina e russia

Il villaggio globale con Trump diventa arena

di Giorgio Barba Navaretti


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Donald Trump (Afp)

3' di lettura

Il muso duro di Trump sta trasformando il mondo da un villaggio globale a un’arena dove le partite stanno sempre più diventando giochi a somma zero. Ossia o vinco io o vinci tu. L’abbraccio tra Cina e Russia di questi giorni e il varo di una grande alleanza strategica tra i due paesi rende ancora più esplicito questo confronto e la definizione delle squadre in campo.

Il gioco a somma zero è come una partita a tennis, non si può vincere in due. Ed è l’opposto dell’idea su cui si è fondata la globalizzazione dopo la seconda guerra mondiale: ossia che le relazioni commerciali ed economiche e politiche tra paesi creano benefici e ricchezza per tutti, qualunque sia il lato degli scambi in cui si trova un paese. In altri termini l’America è più ricca commerciando con la Cina che chiusa nei suoi confini dietro alte barriere, pur avendo una bilancia commerciale in deficit. La questione vale in termini economici, perché i paesi si specializzano, perché hanno mercati molto più grandi su cui operare e possono produrre a costi inferiori ed acquistare beni a minor costo da chi li produce in modo più efficiente. Insomma i fondamenti soliti e ben noti del commercio internazionale che hanno portato alla costruzione di regole e istituzioni multilaterali per governare gli scambi. Una costruzione imperfetta, ma sempre un villaggio globale. E naturalmente vale anche in termini politici. Se c’è commercio è più difficile che ci sia guerra.

Trump ha invece sempre visto l’economia e la politica internazionale come un gioco a somma zero. Il bel libro di Fabrizio Saccomanni “Crepe nel sistema. La frantumazione dell’economia globale” riporta un articolo sul Wall Street Journal di due membri dei primi tempi dell’amministrazione di Trump, il Generale McMaster e Gary Cohn, entrambi usciti dalla Casa Bianca in quanto troppo moderati, i quali sostenevano che «il mondo non è una comunità globale, ma un’arena dove le nazioni (...) competono per un vantaggio» (Wsj 30/4/17).

Certo le nazioni competono per un vantaggio, ma non necessariamente a scapito degli altri. E non tutti i cittadini del villaggio sono allineati ad una visione di bene comune, vedi la Russia di Putin. Ma allora, nei primi tempi dell’amministrazione Trump, questa idea di vantaggio collettivo era ancora prevalente e tutti i cittadini del villaggio comunque esitavano prima di rinunciarvi, anche paesi non proprio facili come la Cina.

Paradossalmente è proprio l’ostinato e arcigno protezionismo trumpiano che sta sempre più trasformando il villaggio globale in un gioco a somma zero, ossia precisamente in quello che Trump pensa sia il mondo. Chissà se il grande abbraccio tra Cina e Russia ci sarebbe stato se gli Stati Uniti, magari con una strategia condivisa con l’Europa, avessero cercato di portare gradualmente la Cina nell’ambito di un sistema di regole condivise, senza rinnegare i fondamenti del libero scambio?

E la partita è ancora più difficile perché l’economia è già profondamente integrata e non è sempre possibile dividere chiaramente il campo di gioco tra una parte e l’altra della rete. Una dimostrazione di quanto in effetti il gioco sia intricato è la reazione di molti grandi imprese elettroniche americane al bando imposto dal Governo americano alla vendita a Huawei di beni e servizi. Per esempio Google, che al momento non può vendere il suo sistema operativo Android alla società cinese, teme che in tempi molto rapidi Huawei possa svilupparne uno proprio. Il che non solo significherebbe una perdita di mercato per Google, ma anche renderebbe maggiormente vulnerabili i sistemi operativi utilizzati da Huawei.

Infine l’Europa. Dove si collocherà in questa partita? Certo le uscite di Trump nella sua visita di Stato a Londra a favore della Brexit non rendono probabile che si formi un asse transatlantico dall’altra parte del campo. Soprattutto un asse che potrebbe condividere i valori del villaggio globale. Insomma la partita si fa sempre più incerta. E contrariamente ad una partita a tennis, vinti e vincitori, se mai ci saranno, neppure potranno condividere il piacere del gioco.
barba@unimi.it

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