immigrazione

Il Viminale punta sul «modello Milano»: patti con i sindaci per accoglienza a tappe

di Marco Ludovico

(ANSA)

3' di lettura

Un patto Viminale-sindaci, provincia per provincia. Per ospitare i migranti «in un percorso condiviso» con i primi cittadini: i Comuni devono «essere pienamente coinvolti». Si impegneranno ad accogliere i rifugiati «gradualmente sul proprio territorio, entro il 31/12/2017». Chi accetta - l’adesione è volontaria - potrà prevedere la «progressiva copertura del 50% dei posto di accoglienza previsti dal piano Anci/Ministero dell’Interno». La metà, insomma, di quelli che potrebbe rischiare di ritrovarsi con un’ordinanza prefettizia.

Come funziona
Sembra l’uovo di Colombo. Invece si parla già di «modello Milano»: uno schema di protocollo messo a punto dal prefetto Luciana Lamorgese. «Accoglienza equilibrata, sostenibile e diffusa» è la parola d’ordine nonchè il titolo dell’intesa. Lamorgese è arrivata in corso Monteforte giusto due mesi fa lasciando al collega Mario Morcone il posto di capo di gabinetto del ministro Marco Minniti. Ogni giorno o quasi, da anni, combattono con l’emergenza migranti. Al di là del decreto Minniti convertito in legge ieri, la sfida del Viminale è innanzitutto quella di diluire nel maggior numero di Comuni possibile i rifugiati da ospitare. Al 13 aprile sono 176.460: concentrati - come ha ricordato in audizione a Montecitorio il prefetto Gerarda Pantalone, capo del dipartimento Libertà civili - in «circa 2.880» centri urbani. Troppo pochi e troppo alto il rischio incombente di proteste, conflitti e criticità. Lamorgese è in una regione al limite. La Lombardia accoglie 23.700 rifugiati, la prima in Italia con il 14% di distribuzione migranti. Nella provincia di Milano, 134 Comuni, solo 40 fanno accoglienza. Così il prefetto alcune settimane ha incontrato tutti i sindaci. A gruppi separati, non una conferenza ma un confronto capillare di posizioni e questioni. Diversi di loro sono stati ricevuti anche in un secondo incontro. La posta in gioco è alta.

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Lo schema di protocollo
Ne è uscito fuori uno schema di protocollo in attuazione del piano Anci dove i sindaci sono messi in prima linea nelle responsabilità, le decisioni e il governo dell’accoglienza. In collaborazione «con le associazioni del terzo settore e le organizzazioni con finalità sociali» si impegnano «a reperire unità abitative» e a comunicarlo «alla Prefettura» affinchè quest’ultima possa fare la selezione dei gestori. I primi cittadini istituiscono un «tavolo di coordinamento per il progetto di accoglienza diffusa» con una «struttura tecnica di supporto». E si fanno carico «di mobilitare la rete di volontari e di cittadini per percorsi di autonomia anche lavorativa e di inserimento nel tessuto sociale dei richiedenti asilo». Fino ad arrivare «su base volontaria in attività di utilità sociale in favore della collettività locale». A corso Monteforte, sede della prefettura, il confronto sul testo è stato serrato ma le prospettive sono positive. Si calcola che circa quaranta altri sindaci, oltre quelli già impegnati, possano firmare a breve. Sarebbe il raddoppio della consistenza attuale, nello scenario lombardo un risultato del genere diventa strategico per il ministro Marco Minniti. «Arriverà a Milano fra non molto» ha anticipato martedì il sindaco Beppe Sala.

Un modello per altri
Già apprezzato dal presidente dell’Anci, Antonio De Caro, il protocollo Lamorgese può essere replicato in molte altre prefetture. Anche perchè davanti a una risposta responsabile dei primi cittadini scongiura il rischio temuto da molti di loro: l’invio d’imperio dei migranti, da parte dei prefetti, se i posti si esauriscono negli alloggi già disponibili. Soluzione non desiderata da nessuno.  Ma non così remota. L’andamento degli sbarchi è inarrestabile: 26.989 stranieri dall’inizio dell’anno, + 23,8% rispetto all’anno scorso. Benchè prematura, la previsione di sfondare il tetto dei 200mila arrivi a fine anno già circola insistente.

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