Vinitaly, l’Italia e il mondo del vino

ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùricerca dell’Area Studi Mediobanca

Il vino in Borsa «doppia» gli indici globali, +354% dal 2001

di Andrea Fontana


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(ANSA )

2' di lettura

Il settore vino in Borsa fa nettamente meglio degli indici azionari mondiali. Lo dice la ricerca dell’Area Studi Mediobanca sull’industria vinicola: dal 2001 a oggi (dati aggiornati al 19 marzo scorso), l’indice realizzato da Mediobanca - che ha come componenti 55 società quotate in tutto il mondo – è cresciuto del 354% a fronte del +163% dei listini globali nello stesso periodo. L’indice è total return, cioè inclusivo dei dividendi, e applica un tetto massimo ai due big (l'americana Constellation Brands e la sudafricana Distell Group) per tenere conto dell’incidenza del business vino sul fatturato totale dei due gruppi. L’indice delle società del vino fa anche meglio dell’Msci Food Products (+253%) e supera l’Msci Beverage.

Guardando alle tabelle dell’Area Studi Mediobanca comunque si evince che scommettere sul vino in Borsa non conviene su tutti i mercati e in tutti i periodi: dal 2001 a oggi, gli exploit rispetto agli indici generali di Borsa sono arrivati soprattutto sui listini nordamericani (+1300% a fronte del +205% delle Borse) e in Australia(+833% contro +330%), mentre il confronto è negativo in Cina e Cile; nel primo trimestre 2019 invece, a fronte del rally a doppia cifra delle Borse mondiali, le quotate del vino considerate dal paniere Mediobanca hanno realizzato un più timido +6%.

+7,5% fatturato Italia 2018, aziende caute su 2019
Il 2018 è stato molto positivo per le aziende vinicole italiane, mentre sul 2019 c’è un cauto ottimismo da parte degli addetti ai lavori. Nel 2018, il fatturato è cresciuto del 7,5% rispetto all’anno precedente, a fronte del -7,2% della manifattura e del 4,6% dell’alimentare, con un andamento piuttosto simile per spumanti (+7,1%) e non spumanti (+7,6%). Le bollicine però sono trainate dall’export, mentre i vini fermi dal mercato domestico. Le aspettative per il 2019 restano positive ma non ci si aspetta una replica dell’anno passato: l’83% circa non prevede cali nel giro d’affari, ma gli ottimisti (che vedono un incremento in doppia cifra) sono solo il 10,5%. Per gli altri potrebbe esserci una flessione. Più ottimismo generale per quanto riguarda le esportazioni, segnala l’indagine, e in particolare per lo spumante.

L’occupazione nel 2018 in Italia sale del 3,7%
Il numero degli occupati nel settore vinicolo è aumentato del 3,7% nel 2018 rispetto all’anno precedente, dato decisamente superiore a quello generale Istat (+0,9%) per lo scorso anno. L’incremento di addetti più significativo riguarda le aziende del segmento spumanti (+5m,8%) a fronte del +3,4% dei vini fermi, mentre per quanto riguarda la tipologia societaria è più brillante il dato di Spa e Srl (+6,1%) rispetto alle cooperative (+1,6%). Nel 2018 c’è stata una forte spinta agli investimenti materiali: +26% circa rispetto all’anno precedente con un forte input arrivato in particolare dalle aziende produttrici di vini non spumanti(+30%).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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