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Il vino delle cooperative dell’Alto Adige supera i 200 milioni di fatturato

La strategia punta sulla crescita dell’export e sulle linee di pregio: ad esempio Cantina Kurtatsch ha presentato Tres, bottiglia da 180 euro

di Emiliano Sgambato

Un vigneto di Merlot in forte pendenza della Cantina Kurtatsch, da cui provengono parte delle uve per la bottiglia top di gamma «Tres»

2' di lettura

Il 31 agosto si è chiuso il miglior bilancio di sempre per le cooperative del vino altoatesine (che rappresentano attorno al 70% della produzione della provincia di Bolzano): la crescita media del fatturato è stata del 20% e per la prima volta supererà i 200 milioni di euro (erano 170 nel 2021) mentre le bottiglie prodotte sono state 38,4 milioni.

A fornire una stima dei dati al Sole 24 Ore è il presidente del Consorzio Vini Alto Adige (che comunque rappresenta anche aziende esterne alle coop, ndr), Andrea Kofler: «Dopo la sofferenza del lockdown, c’è stata la ripresa del turismo a cui siamo molto legati per via delle vendite in hotel e ristoranti, ma anche per gli acquisti diretti in cantina – racconta – ma soprattutto i produttori sono riusciti a continuare ad aumentare il valore aggiunto grazie a vini di sempre maggior qualità, cosa rara per le cooperative in Italia, e con una grande attenzione alla sostenibilità. Inoltre è aumentata la quota destinata all’estero e l’obiettivo è crescere ancora in queste direzioni. Del resto abbiamo l’uno per cento delle viti italiane, non ci sono altre strade».

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Se fino a qualche anno fa la metà dei vini altoatesini veniva infatti venduta in regione e l’export si limitava al 20%, quasi esclusivamente in Germania e Svizzera, oggi la destinazione delle bottiglie si divide sostanzialmente in tre tra Alto Adige, resto d’Italia ed estero, dove è in costante crescita la quota degli Stati Uniti, e con e Uk e Paesi asiatici che lasciano ben sperare.

«Certo ora dovremo affrontare, come tutti, un periodo difficile – precisa Kofler – ormai da diversi mesi subiamo l’aumento dei costi energetici e il vetro non si trova facilmente. Inoltre è probabile che crisi e inflazione porteranno a un calo delle vendite e delle spese durante le vacanze che già abbiamo iniziato a sentire nell’ultimo periodo». Però ci sono anche elementi che permettono di essere ottimisti: «Le cantine ora sono vuote e data la qualità crescente dei nostri vini, non siamo costretti a doverli vendere subito. Inoltre se il prezzo medio della bottiglia si alza i costi fissi incidono meno».

Un esempio della strategia in atto è quello di Kellerei Kurtatsch, di cui Kofler è presidente: «In sette anni – dice – siamo passati da 6,5 a 11 milioni di fatturato (+27% sul 2021) con lo stesso volume di produzione». E con l’ultimo vino arrivato si punta più in alto: “Tres” ha l’ambizione di sfidare i migliori bordolesi e viene proposto a 180 euro a bottiglia: 2.120 in tutto per la prima annata del 2015, ognuna con l’etichetta dipinta a mano con colori ottenuti dalla terra dei vigneti di provenienza delle uve, per sottolineare il legame con il terroir.

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