ECOMMERCE

Il vino italiano alla conquista della Cina, grazie alla blockchain

La piattaforma Tattoo Wine gestirà, a partire da settembre, oltre 5mila etichette provenienti da Francia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Sud America, California e Italia

di Gianni Rusconi


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3' di lettura

La prima, e la più grande, piattaforma di e-commerce per promuovere la qualità, la provenienza e l’autenticità della produzione vinicola italiana sui mercati asiatici e in particolare quelli di Cina, Giappone, Corea del Sud, Thailandia e Singapore. E’ quello che promette di diventare Tattoo Wine, una soluzione basata sulla tecnologia blockchain di EY (OpsChain, già utilizzata per tracciare più di 11 milioni di bottiglie di vino) che deve la sua particolare definizione a un esemplificativo sinonimo: Tattoo sta infatti per Traceability (tracciabilità), Authenticity (autenticità), Transparency (trasparenza), Trade (commercio), Origin (origine) e Opinion (opinione).

Come funziona
Sviluppata da EY per conto di Blockchain Wine Pte Ltd, una società con sede a Singapore che si occupa della commercializzazione di vini d’annata in Estremo Oriente e in tutto il mondo, e supportata da The House of Roosevelt (una delle più grandi cantine asiatiche, che la utilizzerà per vendere vini direttamente dai vigneti a hotel, ristoranti, caffè e clienti finali), la piattaforma gestirà a partire da settembre oltre 5mila etichette provenienti da Francia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Sud America, California e Italia. Il plus dichiarato di Tattoo? Per l’appunto quello di combinare in un’unica soluzione tracciabilità del prodotto, vendite online e sistema di “tokenizzazione”, e cioè la conversione tramite smart contract dei diritti di un bene fisico in un dispositivo digitale registrato sulla catena dei blocchi.

L’obiettivo di Blockchain Wine è infatti quello di proporre a tutti i produttori di vino “affiliati” al proprio ecosistema, e con essi anche distributori e fornitori di logistica, uno strumento per tracciare l’origine e la qualità dei vini, acquistare e vendere utilizzando gli appositi token digitali, tenere traccia delle spedizioni, monitorare lo stoccaggio e le consegne e gestire anche la copertura assicurativa delle spedizioni. Tutto in tempo reale. Più nello specifico, le funzioni di tracciabilità della blockchain di Tattoo consentono di monitorare ogni bottiglia di vino attraverso un codice QR univoco che potrà essere scansionato dal consumatore tramite smartphone per accedere a informazioni quali i nomi e la localizzazione dei vigneti e alle modalità di coltivazione dell’uva e di trasporto e trasformazione di ciascun lotto.

Come funziona la piattaforma

Un mercato in fortissima crescita
Il potenziale (positivo) impatto della nuova piattaforma sull’andamento dell’export di vino italiano si può intuire dalle parole di Claudio Meucci, EY Market Leader  Advisory dell’area Mediterranea, secondo cui “questa soluzione contribuisce sicuramente a supportare il posizionamento della nostra industria vinicola, un settore che ha registrato nel primo trimestre del 2019 un incremento del 4% sulle vendite all’estero, per un controvalore di 30 milioni di euro”. Il mercato asiatico, in tal senso, rappresenta un’opportunità enorme: il consumo di vino nel continente vale già oggi qualcosa come 57,3 miliardi di dollari e secondo le stime della società di ricerca Statista dovrebbe crescere a un ritmo del 4% annuo per i prossimi quattro anni. Se guardiamo invece al valore del mercato del vino su scala mondiale, nel 2017 si sono superati i 300 miliardi di dollari e la proiezione per il 2023 parla di vendite complessive per 423 miliardi. La Cina, in questo scenario, rappresenta una sorta di terra di conquista ancora “ostica” per le etichette italiane.

Le importazioni nel Paese della Grande Muraglia sono infatti aumentate del 15% nel 2017 per l’equivalente di circa 2,5 miliardi di euro ma a beneficiare di questo incremento di domanda sono stati soprattutto i produttori di Francia (con una fetta di circa 970 milioni di euro), Australia, Cile e Spagna. L’Italia insegue con una quota di mercato limitata (a 143 milioni di euro è arrivato il nostro export di vino in Cina nel 2017), sebbene in forte accelerazione, e paga le lungaggini e la complessità della catena di distribuzione. Ora, con una piattaforma come Tattoo Wine, c’è la possibilità di invertire la tendenza. “La blockchain – ha concluso infatti Meucci - è una tecnologia che abilita la tracciatura e la trasparenza della filiera e questo assume particolare valore quando si vogliono raggiungere mercati lontani ed emergenti, come quello cinese”.

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