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Il vino siciliano regge l’urto del Coronavirus

I dati diffusi a Sicilia en Primeur, manifestazione organizzata da Assovini: nel quadrimestre calo dell’11%. Nel 2019 prodotti 4,3 mln di ettolitri

di Nino Amadore

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(Agf Creative)

I dati diffusi a Sicilia en Primeur, manifestazione organizzata da Assovini: nel quadrimestre calo dell’11%. Nel 2019 prodotti 4,3 mln di ettolitri


3' di lettura

La Sicilia del vino tiene nell’impatto con il lockdown e guarda avanti con moderato ottimismo. È questo il messaggio che arriva dall’edizione (virtuale) di Sicilia en Primeur, la manifestazione organizzata da 17 anni da Assovini Sicilia che riunisce nel mese di maggio un centinaio di giornalisti provenienti da tutto il mondo (questa volta collegati su Zoom). Quale sia il pensiero dei produttori di vino siciliani lo si evince da un commento di Alessio Planeta, presidente di Assovini che raggruppa 90 aziende per oltre 300 milioni di fatturato: «L’onda è arrivata - dice - ma un po’ meno violenta che altrove».

In dettaglio i numeri sono questi: «Mentre il vino italiano perde dal 35% al 40% del volume al mese a causa del lockdown, la Sicilia del vino ad oggi regge l’onda d’urto. La Doc Sicilia, nel primo quadrimestre 2020 registra un calo dell’imbottigliamento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2019 - dice Antonio Rallo, presidente del Consorzio Doc Sicilia che conta più di 460 aziende imbottigliatrici, quasi 25mila ettari, più di 8.354 aziende viticole e ha chiuso il 2019 con 95 milioni di bottiglie prodotte, (19% in più sul 2018) - . A trainare il settore è il Nero d’Avola con un decremento delle bottiglie pari al 5 per cento. Tiene il Grillo con un -13% rispetto al calo di imbottigliato del 17% dei vini bianchi in totale».

Resta ovviamente l’incognita per quello che succederà nei prossimi mesi da cui dipende molto anche la pianificazione delle aziende vitivinicole e in particolare sulle modalità e la tempistica della ripartenza del canale horeca e del settore turistico che determineranno le future dinamiche di imbottigliamento e di vendita.

Un tema, quello dei rapporti con l’horeca che i produttori vitivinicoli hanno già cominciato ad affrontare anche alla luce delle richieste di rinvio di pagamenti da parte di ristoratori ridotti a zero fatturato: «La mia idea - dice Planeta - è che questo Paese si può riprendere se la parte alta di un settore riesce a fare finanza e a dare finanza ai clienti. Noi lo stiamo facendo allungando i tempi di pagamento, facilitando i pagamenti anticipati, abbassando il cosiddetto porto franco cioè dando la possibilità ai clienti di ordinare una quantità minima inferiore rispetto a prima».

Un tema, affrontato da José Rallo è quello dell’enoturismo: «Penso che andremo avanti per step e immaginiamo sia il take away che il delivery». Certo nulla a che vedere con l’esperienza della visita e della degustazione in cantina ma sicuramente buone opzioni sia per il consumatore che per il produttore, almeno in questa fase ancora così incerta e per certi versi anche confusa.

Il timore, in generale, è che con un mercato fermo si arrivi a una sovrapproduzione. Un pericolo che in Sicilia, sostengono i produttori, sembra scampato: «La nostra produzione nel 2019 è stata di 4,3 milioni di ettolitri mentre vent’anni fa superava i 12 milioni di ettolitri: è diminuita parecchio la resa ed è aumentata la qualità del nostro prodotto - spiega Planeta - cosa che ci permette di immaginare una buona resistenza dei nostri vini». Quanto agli strumenti in campo immaginati per affrontare questo problema «ne esistono diversi - spiega Rallo - che possono portare a un equilibrio tra domanda e offerta. Per quanto riguarda la distillazione direi che non fa al caso nostro: l’anno scorso le cantine sociali hanno venduto quasi tutto. Ma è un intervento che può portare dei benefici anche a noi. Quanto alla produzione io dico: chi fa molte uve nel resto d’Italia cominci a pensare di produrre meno».

Per quanto riguarda la produzione 2019 da registrare un totale di 4,3 milioni di ettolitri, nella media degli ultimi 5 anni: l’ultima vendemmia è la terza più scarsa in termini di quantità di raccolto negli ultimi 10 anni (le altre erano state nel 2011 e nel 2014). La parola chiave resta sostenibilità che è intimamente legata al biologico: la Sicilia rappresenta oggi il 34% della superficie biologica italiana (sono 80mila gli ettari di vigneti biologici in tutto il Paese e sono destinati ad aumentare), seguita dalla Puglia che si attesta al 16-17%.

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