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Il violino di Accardo si mette in moto: è il Canto della fabbrica

Il grande violinista ha portato alla Filarmonica il brano ispirato al sito Pirelli di Settimo Torinese. E ricorda: «Negli anni Settanta suonavamo per operai e studenti. Quello spirito rivive nell'opera»

di Francesco Prisco

 Salvatore Accardo esegue «Il canto della fabbrica» commissionato dalla Fondazione Pirelli nel 2017

5' di lettura

La musica si fa nei luoghi deputati alla musica. Che sono i luoghi stessi della vita: fabbriche comprese. Ne era convinto Dmitrij Shostakovich che nel 1927 in quel di Leningrado fece cominciare con “quattro colpi di sirena” la sua Sinfonia n. 2, commissionatagli dal Politburo sovietico per celebrare il decennale della Rivoluzione d’ottobre.

Oggi la Russia evoca altri pensieri, purtroppo, ma non si è persa la lezione di quella che, a tutti gli effetti, fu la prima composizione musicale consapevolmente dedicata alla fabbrica. Ieri sera alla Filarmonica di Trento, nell’ambito del Fuori Festival dell’Economia, il violino di Salvatore Accardo è tornato sulle note de Il canto della fabbrica, composizione scritta cinque anni fa da Francesco Fiore su commissione della Fondazione Pirelli. Accardo, direttore e violino solista, si è esibito assieme all’Orchestra da Camera Italiana, regalando al pubblico trentino tra le altre cose il Concerto per pianoforte no. 1 di J.S. Bach, con Gile Bae come pianista solista, e il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi. Ma il fulcro della serata è stato proprio il Canto della Fabbrica, opera eseguita per la prima volta dal Maestro nel 2017, negli spazi progettati da Renzo Piano della fabbrica di Settimo Milanese, dove Pirelli produce materiali d’eccellenza: le miscele per le gomme destinate alle monoposto di Formula 1.

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Tra Shostakovich e Cage

Si “aggiorna”, insomma, la lezione di Shostakovich, ma anche quella dell’avanguardista americano John Cage che a Milano, nel 1954, proprio in occasione di un concerto al Centro Culturale Pirelli, contrappose ad armonie e melodie di due pianoforti i suoni metallici prodotti da bulloni, chiodi e forchette. Tra la Russia (di Shostakovich) e l’America (di Cage) c’è l’Italia di Accardo e Fiore e soprattutto una visione di fabbrica che non è più il grigio luogo di alienazione d’inizio Novecento, ma addirittura uno spazio “bello” in quanto ben progettato, luminoso, sicuro, sostenibile. «La musica - racconta Accardo - per me è stata ed è una parte fondamentale della vita, e vorrei che arrivasse a tutti, naturalmente. Già negli anni Settanta», ricorda il Maestro, «con altri musicisti tra cui Abbado e Pollini decidemmo di suonare in fabbrica, e di partecipare ai concerti gratuiti che il Teatro alla Scala organizzava per gli studenti e gli operai. Proponevamo anche programmi difficili, eppure il pubblico ne era sempre affascinato».

La lezione degli anni Settanta

La sfida posta dalla Fondazione Pirelli raccoglie lo spirito di quelle avventure, ma al tempo stesso resta un unicum. «L’esperienza del Canto della Fabbrica - prosegue Accardo che a Trento ha suonato uno splendido Guarneri del Gesù - è stata unica nel suo genere, una grande emozione suonare con la mia orchestra in mezzo alle macchine della fabbrica che hanno ispirato la composizione del brano». Gli fa eco Antonio Calabrò, direttore della Fondazione Pirelli che al Festival dell’Economia ha presentato anche il volume Una storia al futuro. Pirelli, 150 anni di industria, innovazione, cultura, edito da Marsilio. «Che cos’è la Fabbrica bella? – Ha risposto Calabrò a una precisa domanda di Rosalba Reggio, giornalista del Sole 24 Ore che ha presentato la serata – intanto è una fabbrica dove è piacevole lavorare, poi, per Renzo Piano, è una fabbrica luminosa; anche quando la luce ovunque incide sui processi chimici produttivi: per esempio incide sulle mescole usate per gli pneumatici. Ecco perché abbiamo passato mesi a cercare dei vetri specifici che lasciassero passare solo raggi non dannosi alla produzione. Eppoi è una fabbrica sicura: tendenzialmente a incidenti zero».

Musica nei luoghi della vita

In quanto luoghi della vita, fabbriche e scuole è giusto che si riempiano di vita, secondo il punto di vista espresso da Accardo. «Andare a suonare nelle scuole», dice il Maestro, «è una cosa naturale, andrebbe fatta molto più di frequente; andare a suonare nelle fabbriche è stato un evento degli anni Settanta, esperienze meravigliose, in cui ci si accorge che la musica è aperta a tutti e non solo alle élite». L’esperienza del Canto della Fabbrica è stata quasi una rivelazione.

«Ricordo che con Francesco Fiore, quando andammo a visitare la fabbrica Pirelli di Settimo Torinese, rimanemmo affascinati da questi robot che si muovevano allo stesso ritmo, allo stesso modo, una fonte di ispirazione per la composizione del Canto della Fabbrica, perché la parte centrale del Canto riguarda proprio il movimento dei robot, è molto ritmica. La fuga, dove si ripete sempre lo stesso tema che passa da strumento a strumento, è stata la soluzione ideale per riportare nei suoni i movimenti di quei robot».

L’emozione del ritorno a Trento

La circostanza del concerto al Fuori Festival riempie Accardo di emozioni diverse: «Sono sempre felice di poter eseguire il Canto della Fabbrica, e suonare a Trento è una gioia particolare, mi ricorda la mia gioventù, ho suonato proprio nella stessa sala in cui ci siamo esibiti in uno dei miei primi concerti, ero un ragazzino, avevo forse 17 anni, non di più». Lo strumento in mano al Maestro, per ovvi motivi, era molto diverso. «All’epoca - ricorda - avevo un violino Ansaldo Poggi del ’36, che ho ancora, e che terrò sempre con me. Stavolta sono tornato con un violino Guarneri del Gesù, lo strumento che ho scelto di suonare in questo momento della mia vita». Poi c’è stata ovviamente l’emozione di tornare a esibirsi dal vivo, dopo la troppo lunga parentesi della pandemia: «Naturalmente è una grande gioia tornare a suonare in pubblico, perché il pubblico è parte integrante dell’esecuzione, e il fatto che per due anni non sia stato possibile suonare è stato terribile».

Crociata per la musica a scuola

La musica, secondo la visione Accardo, non deve comuque esaurirsi nel passaggio dallo spartito alla sala da concerti. Anzi: «La musica - sottolinea il Maestro che da sempre tiene viva la scintilla dell’impegno sociale - va messa al pari delle altre discipline a partire dalla scuola elementare. Sia come storia della musica, sia facendola ascoltare e sia facendo imparare uno strumento». Un tema sul quale, purtroppo, l’Italia - Paese del melodramma che ha praticamente inventato il violino - non si può dire di certo all’avanguardia. «In altri Paesi - ci tiene a precisare Accardo - nelle scuole nascono delle orchestre, dalle primarie alle università. Io negli Stati Uniti ho suonato con orchestre delle facoltà di ingegneria e di medicina. Invece da noi all’educazione musicale le prime a non crederci sono proprio le istituzioni. Così ci ritroviamo giovani che non hanno strumenti per capire e scegliere la musica». Che, prima di tutto il resto, è cultura. Poi anche un pezzo importante di economia: particolare, quest’ultimo, che a tanti purtroppo continua a sfuggire.

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