ISTAT

Il virus affonda l’industria: a marzo la produzione cede il 28,4% rispetto a febbraio, oltre il 29% sul 2019

di Luca Orlando

Confindustria: 50% di perdita produzione industria marzo-aprile


2' di lettura

Un crollo del 28,4% rispetto al mese precedente. Di poco superiore (-29,3%) rispetto allo stesso mese del 2019. I primi effetti diretti del virus sulla manifattura italiana sono persino peggiori delle attese e le stesse misurazioni Istat, come ricorda l’istituto, non hanno alcun precedente nelle serie storiche, pur tornando a ritroso fino al lontano 1990.

Frenata che a marzo è legata a due aspetti diversi. Da un lato il rallentamento della domanda internazionale, ridotta per effetto dello stop cinese e dei primi impatti del virus sulle attività di altri paesi; dall’altro, a partire dal 25 di marzo, dal blocco per decreto di una parte sostanziale dell’offerta in Italia, con il varo del lockdown manifatturiero ad esclusione di un gruppo chiuso di codici Ateco. Stop che peraltro si aggiunge al blocco quasi totale già sperimentato da alcuni settori dei servizi, tra cui turismo, alberghi, bar, ristoranti, vendite nei settori non food, il cui impatto è sintetizzato dal -20,5% delle vendite al dettaglio di marzo rispetto al mese precedente.

In termini macro-settoriali l’impatto maggiore per la produzione riguarda i beni di consumo durevoli, come le auto, con valori dimezzati rispetto al 2019. Differenze comunque minime, con il calo più contenuto per il comparto dell’energia, in frenata del 10,5%.

Il che spinge ancora più in basso i valori della manifattura in senso stretto, che cede oltre il 30% sia rispetto al mese precedente che in rapporto al 2019.

A trendere meno amaro il bilancio sono i due comparti anticiclici per eccellenza, cioè alimentari e bevande, che riescono a contenere il calo rispettivamente al 6,5 e al 9,1%.

I danni più ingenti sono per tessile-abbigliamento e mezzi di trasporto, dove la produzione è più che dimezzata, anche se altrove i cali sono sistematicamente a doppia cifra.

L’Italia non è la sola a pagare dazio al virus ma così come i contagi sono stati presenti in tempi e intesnsità diverse, allo stesso modo diversi sono gli effetti sulla produzione. Con la Germania a cedere a marzo il 9,2% rispetto al mese precedente, la Francia il 16,2%, dati pessimi ma di gran lunga migliori rispetto alla performance italiana.

Solo un antipasto, peraltro, di quello che racconteranno i dati di aprile, mese “pieno” in termini di vincoli produttivi in Italia , con il centro studi di Confindustria a stimare un calo a doppia cifra, il 45% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

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