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Il volo alla cieca di Alitalia, senza meta e senza radar

Il varo della newco statale Ita sulle ceneri della vecchia società dovrebbe avvenire entro i prossimi mesi di giugno-luglio. Sarà davvero la volta buona?

di Giancarlo Mazzuca

Alitalia, governo: colloquio con Ue positivo. Serve discontinuità

2' di lettura

Alla faccia della puntualità svizzera (che, peraltro, non è mai stato un “must” dell'ex compagnia di bandiera), continua la “via crucis” di Alitalia resa ancora più drammatica dalla quarantena imposta dalla nuova ondata del Covid. Un “blackout” che il governo Draghi cerca ora di superare con il varo, una volta per tutte, della newco statale Ita sulle ceneri della vecchia società che dovrebbe avvenire entro i prossimi mesi di giugno-luglio.

L'operazione non è affatto semplice, tanto per cambiare, ma l'esecutivo sta cercando di voltare definitivamente pagina, nonostante tutto: a muoversi è, in particolare, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha appena ottenuto disco verde dalla commissaria europea per la concorrenza, la danese Margrethe Vestager. In attesa di voltar pagina, per ora sono richiesti nuovi sacrifici sul fronte dei finanziamenti pubblici (previsti stanziamenti pubblici per altri 3 miliardi di euro), dei tagli al personale, con drastici prepensionamenti, e delle rotte che potranno essere ancora coperte.

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Ecco, se dobbiamo raccontare gli ultimi vent'anni del calvario di Alitalia, ci sarebbe da essere molto pessimisti sul futuro di tutto il “made Italy” sperando, ovviamente, di mettere la parola fine al “blackout” della pandemia. In questa stagione interminabile della compagnia aerea ne abbiamo viste proprio tante: si cominciò con l'allora governo Berlusconi che sbarrò la strada all'ingresso di Air France al grido di “Non passa lo straniero!” e si proseguì con tutti gli esecutivi successivi che a parole difesero l'italianità di Alitalia per poi abdicare agli arabi di Etihad. Si finì, poi, con il Conte uno e con il Conte due che arrivarono anche a ipotizzare un matrimonio incestuoso con le Ferrovie dello Stato, che poi non è mai decollato, con l'aiuto di Air Delta e dei Benetton, sì proprio quei Benetton che, sull'altro fronte, erano invece stati bersagliati dai governi gialloverde e giallorosso perché azionisti di Atlantia coinvolta nel crollo del ponte Morandi di Genova. Siamo persino arrivati a studiare un accordo con Fincantieri, un'intesa che è sempre restata in alto mare e non poteva essere diversamente.


Spesso e volentieri, abbiamo volato alla cieca, senza alcun radar, andando un po' a zig-zag: Alitalia è, in tal senso, il caso più significativo assieme all'ex Italsider di Taranto di una certa gestione aziendale in “casa Italia”. In tutti questi anni c'è anche stato un incredibile “tourbillon” ai vertici della società: tanti manager di primo piano, tanti nomi illustri del Gotha imprenditoriale che sono stati sacrificati e gettati in pasto all'opinione pubblica anche perché non hanno mai ottenuto i necessari correttivi da parte dello Stato per cercare di cambiare rotta. Una ventennale “telenovela” che ha assunto, per molto versi, i colori del dramma. Mi chiedo e vi chiedo: la prossima sarà davvero la volta buona per mettere la parola fine a questo volo senza meta?

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