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Il voto su Rousseau incorona Conte leader

di Lina Palmerini


Governo, i 5S votano l'intesa col Pd sulla piattaforma Rousseau

3' di lettura

Alla fine ci ha messo la faccia. Non Di Maio che, da capo politico, ci si aspettava facesse un appello agli iscritti grillini, ma Giuseppe Conte che fino a ieri si era coltivato con cura un’immagine di terzietà. Invece il video del premier incaricato girato proprio per convincere al “sì” gli iscritti 5 Stelle – che da questa mattina fino alle 18 voteranno sulla piattaforma Rousseau – l’ha avvicinato ancora di più a un ruolo di parte su cui si era pure incagliata la trattativa con il Pd. Per Zingaretti e i vertici Pd doveva essere chiaro, infatti, che non c’è un presidente del Consiglio “garante” ma che è espressione piena di una forza politica e, per questa ragione non doveva più restare l’impianto dei due vice dei rispettivi partiti ad affiancarlo. E in effetti quello schema di “uno più due” ieri è saltato per la rinuncia di Franceschini e poi di Luigi Di Maio, ma anche per la trasformazione del ruolo di Conte. «Sarò il primo responsabile del Governo», ha detto parlando ai militanti del Movimento, con questo mettendo in gioco se stesso nel voto online ma soprattutto aggiornando la sua versione di “garante” di un contratto fatto da altri.

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Questa volta – invece – i punti del programma sono anche farina del suo sacco, lui non è solo il mero esecutore come accadeva nel patto giallo-verde. È vero che il quesito preparato per la piattaforma Rousseau già lo esponeva molto visto che il suo nome è l’unico che viene citato, ma il fatto che lui ieri abbia voluto entrare pienamente nei meccanismi dei 5 Stelle facendo un appello per il voto online, rappresenta una sua prima volta. E il test di oggi diventa così anche un test sulla sua investitura dentro la galassia del Movimento. Alla fine il “sì” o il “no” a un Esecutivo con l’ex nemico Pd, si gioca tutto sul ruolo di Conte. È lui la parte positiva della domanda che si rivolge ai militanti perché è la figura su cui ha scommesso e che ha indicato Grillo ed è anche per lui che si deve bere l’amaro calice dell’alleanza con i Democratici.

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Non sorprende che subito dopo il video di Conte sia uscito quello di Luigi Di Maio che ha rispolverato il ruolo di «super partes» per il premier. Se ne capiscono i motivi. Insistere sulla sua terzietà è un voler preservare la propria leadership perché più l’ex ministro dello Sviluppo tende a scolorire l’immagine di parte di Conte, più non è minacciata la sua guida a capo politico del Movimento. E invece il Governo che nascerà, se nascerà, creerà proprio una diarchia nei 5 Stelle con un presidente del Consiglio che conquisterà spazi e peso anche nelle decisioni strategiche del Movimento.

Si può dire che con la benedizione della piattaforma Rousseau, se ci sarà, si compie la trasformazione dell’avvocato del popolo che solo un anno fa tentava il concorso per una cattedra all'università di Giurisprudenza della Sapienza di Roma (a cui rinunciò dopo forti polemiche) come se volesse cercarsi una via di uscita a un Esecutivo debole. E invece oggi troneggia nei sondaggi di popolarità e preoccupa Zingaretti e la dirigenza Pd che teme di subire la sua leadership da Palazzo Chigi.

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