il rapporto

Censis: il welfare non regge alle dinamiche demografiche

Con l’allungamento dell’aspettativa di vita cresce il numero di anziani non autosufficienti. Devono farsene carico i familiari, che spesso sono single e non riescono a provvedere alla loro assistenza. Ciò alimenta lo stato d’incertezza che riguarda il 69% degli italiani.

di Giorgio Pogliotti


Censis, lo tsunami demografico e il grande esodo dal Sud

3' di lettura

Con l’aspettativa di vita che continua ad allungarsi, aumenta anche il numero di anziani non autosufficienti, o affetti da malattie croniche. Ma solo una minima parte può contare sull’assistenza del welfare pubblico. La gran parte del supporto ricade sulle famiglie, la cui composizione però è in via di trasformazione, con sempre più single o famiglie monogenitoriali, non in grado di farsi carico dei parenti anziani. E tutto ciò contribuisce ad aumentare lo stato di incertezza che riguarda il 69% degli italiani.

È questo lo scenario tratteggiato dal rapporto del Censis che affronta il tema dell’enorme peso della ricomposizione sociale che grava sul sistema di welfare. Ma vediamo i numeri del fenomeno in atto.

L’80% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica
Vediamo come le dinamiche demografiche incidono pesantemente sugli equilibri del sistema di welfare. L'aspettativa di vita alla nascita, nel 2018 è di 85,2 anni per le donne e 80,8 per gli uomini. Le previsioni al 2041 salgono rispettivamente a 88,1 e 83,9 anni. Oggi gli over 80 rappresentano già il 27,7% del totale degli over 64 e saranno il 32,4% nel 2041. Nonostante i miglioramenti complessivi dei livelli di salute della popolazione, l'80,1% degli over 64 è affetto da almeno una malattia cronica, il 56,9% da almeno due. Si prevede che aumenteranno di 2,5 milioni entro il 2041.

Un altro dato da non trascurare: la quota di non autosufficienti è pari al 20,8% tra gli over 64, a fronte del 6,1% riferito alla popolazione complessiva e supera il 40% tra gli ultraottantenni.

PIÙ ANZIANI TRA LA POPOLAZIONE

Andamento dell’indice di dipendenza degli anziani, periodo 2008-2041*. Valori percentuali. Note: (*) Popolazione con 65 anni e oltre sulla popolazione di 15-64 anni. Dati al 1° gennaio di ciascun anno; <br/>(**) previsione della popolazione Istat, scenario mediano (Fonte: elaborazione Censis su dati Istat)

C’è un altro fattore da considerare, che ha un impatto sulla capacità di intervento del welfare. L’indice di dipendenza relativo agli anziani , che misura la popolazione con 65 anni e oltre sulla popolazione d’età compresa tra 15 e 64 anni. Ebbene secondo il Censis ci sono 35,7 over 64 anni a fronte di 100 persone in età attiva. Ma c’è anche l'indice di dipendenza totale, che segnala la presenza di 56,3 giovani e anziani non attivi su 100 attivi.

Solo il 3,2% degli anziani assistiti dalla rete pubblica
In questo quadro la risposta del sistema di welfare, soprattutto sulla dimensione dell'assistenza continuata in situazioni di parziale o totale non autosufficienza, è «davvero residuale». Nel 2017, secondo i dati del ministero della salute, gli anziani di 65 anni e oltre assistiti in Adi (assistenza domiciliare integrata) erano solo il 3,2%, con enormi differenze a livello regionale.

Il modello di welfare poggia sull’assistenza dei familiari
Con il sistema pubblico non in grado di farsi carico dell’assistenza di gran parte degli anziani, l'attuale modello di welfare poggia fortemente sull'impegno costante delle famiglie. Ma la composizione familiare è da tempo in rapida trasformazione, aumentano i nuclei unipersonali e le famiglie monogenitoriali, mentre si riducono le famiglie con figli, così come il numero medio di componenti familiari. Con questa trasformazione si è ridotta la platea di figli e familiari disponibili come potenziali caregiver, a fronte dell’aumento del numero di longevi possibili fruitori di assistenza.

Solo il 14% degli italiani si dice ottimista
Secondo il Censis gli italiani, dovendo fare i conti con la riduzione della rete di protezione del sistema di welfare pubblico, perchè in crisi di sostenibilità finanziaria, hanno destinato sempre più risorse a strumenti privati di autotutela. Ma ciò ha generato l’ansia del dover fare da soli rispetto a bisogni non più coperti come in passato. Tutto ciò ha influito sull’atteggiamento degli italiani. Non a caso, « l'incertezza è lo stato d'animo con cui il 69% degli italiani guarda al futuro, mentre il 17% è pessimista e solo il 14% si dice ottimista».

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