Avvocati e denunce

Il whistleblowing negli studi legali: così si protegge la “soffiata”

Crescono gli studi legali che si dotano di piattaforme e di percorsi protetti per proteggere e garantire l’anonimato a chi segnala illeciti

di Francesco Nariello

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(AdobeStock)

Crescono gli studi legali che si dotano di piattaforme e di percorsi protetti per proteggere e garantire l’anonimato a chi segnala illeciti


4' di lettura

Il whistleblowing, ovvero la segnalazione di illeciti all’interno della Pa o delle aziende da parte degli stessi dipendenti, entra negli studi professionali. A fare da battistrada alcune tra le grandi firm legali e tributarie attive in Italia, ma il tema ha cominciato a fare breccia anche in studi di media dimensione. Dalle frodi fiscali a quelle che coinvolgono le pubbliche amministrazioni, dalle violazioni riguardanti la sicurezza sul lavoro ai reati ambientali, fino agli illeciti in ambito finanziario. Sono alcune delle segnalazioni che possono essere rilevate da chi opera in una realtà professionale in ambito tax & legal.

Il modello
L’attivazione di soluzioni e piattaforme ad hoc per il whistleblowing negli studi si lega - generalmente - all’adozione di un modello di organizzazione e gestione in linea con la normativa sulla responsabilità amministrativa delle imprese, il Dlgs 231 del 2001.

Uno dei primi «big» italiani in campo legale ad avere aperto al whistleblowing è Chiomenti (343 professionisti, 115 staff), che ha istituito, nel maggio 2019, una specifica procedura utilizzabile da tutti, dipendenti e professionisti. L’obiettivo, spiega Filippo Modulo, managing partner dello studio, «è di garantire il rispetto delle regole organizzative, assicurare trasparenza e liceità dei comportamenti, tutelare il segnalante di eventuali illeciti e, in generale, assicurare un ambiente di lavoro sano». Le segnalazioni possono essere effettuate sia tramite email - a un indirizzo visibile solo al presidente indipendente dell’organismo di vigilanza (composto anche da un socio e dal general counsel dello studio) -, sia su intranet, mediante compilazione di un form che consente l’anonimato del segnalante. La piattaforma è stata integrata, lo scorso ottobre, con un capitolo per i casi di bullismo e molestie sessuali.

Proteggere il segnalante
La segnalazione di condotte illecite da parte di professionisti e collaboratori in Hogan Lovells rientra in una policy avviata da oltre dieci anni nel network globale dello studio. Il modello è aggiornato costantemente (ultima volta a fine gennaio) e prevede che il whistleblowing possa avvenire sia con riporto diretto al responsabile sia in via anonima, online o telefonicamente. Il modello adottato «è facilmente accessibile sul sito intranet», spiega Francesca Rolla, socia responsabile del dipartimento contenzioso e investigation in Italia. In linea con le normative in materia - aggiunge - «prevediamo forme di protezione del segnalante contro eventuali ritorsioni, fornendo al contempo garanzie a chi sia oggetto di segnalazione».

In fase di sperimentazione l’introduzione di una procedura per il whistleblowing nello studio di dottori commercialisti, avvocati e advisor finanziari membro italiano di Andersen Global, con organico di circa 120 persone operanti su più sedi. «Il profilo organizzativo, divenuto ormai complesso - afferma Andrea De Vecchi, Ceo di Andersen Tax & Legal Italia - ha reso inevitabile la previsione dell’adozione di un modello in linea con il Dlgs 231, con l’introduzione di un canale per la segnalazione delle violazioni». In attesa di completare la procedura (si stima entro settembre), si è intanto partiti predisponendo una «cassetta» in area comune in cui dipendenti, collaboratori e soci possono inserire in forma anonima le segnalazioni per il «comitato di gestione».

Il whistleblowing inizia a farsi strada anche in studi di dimensione più ridotta. Una sorta di «caso pilota» è quello di Vernero & Partners di Torino - circa una ventina di unità tra commercialisti, avvocati, collaboratori, dipendenti - specializzato nella consulenza in materia di compliance aziendale. Anche qui, «nell’ambito dell’adozione del modello 231 - racconta Paolo Vernero - è stata preliminarmente introdotta una procedura in via cartacea e telematica, ed è stato individuato un responsabile interno. Il sistema garantisce riservatezza e tutela della funzione del segnalante».

IL QUADRO NORMATIVO

1. Le tutele per chi segnala
La legge «Severino» per la prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella Pa (legge 190/2012) ha introdotto tutele a protezione dei dipendenti pubblici che segnalano illeciti, modificando con l'articolo 1, comma 51, il testo unico sul pubblico impiego (il decreto legislativo 165/2001), nel quale inserisce l'articolo 54-bis. Stabilisce, tra l'altro, che il denunciante non possa essere sanzionato, licenziato o sottoposto a una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle sue condizioni di lavoro. E che, nell'ambito del procedimento disciplinare, l'identità del segnalante non possa essere rivelata senza il suo consenso.

2. La legge sul whistleblowing
Ad ampliare, nelle definizioni generali, la platea dei soggetti ai quali sono riservate le garanzie della Severino, è la legge sul whistleblowing (legge 179/2017), che punta ad assicurare, rispetto alla normativa precedente, una più efficace tutela del soggetto che segnala l'illecito, non limitandola soltanto al rapporto di lavoro pubblico, ma estendendola anche a quello privato, seppure in termini e con modalità differenti. Si indicano, tra l'altro, i soggetti ai quali la segnalazione può essere effettuata (responsabile prevenzione della corruzione, Anac, autorità giudiziaria ordinaria e contabile) e le modalità con la quale la segnalazione deve essere effettuata -informatica e con il ricorso a strumenti di crittografia - demandandone il dettaglio ad apposite istruzioni operative dell'Anac.

3. Gli ordini professionali
Nell'aggiornamento delle sue linee guida in materia, poste in consultazione la scorsa estate, l'Autorità anticorruzione (Anac) ha adottato un approccio che include molti enti e società nel perimetro delle tutele del whistleblowing, ritenendo che la disciplina in materia riguardi tutte le amministrazioni pubbliche tenute all'applicazione della norme sulla prevenzione della corruzione nella Pa (articolo 1, comma 2-bis, legge 190/2012), tra le quali rientrano espressamente anche gli Ordini professionali.

Per approfondire

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