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Ilaria Alpi, l’annotazione dei Servizi: «La fonte sul movente dell’omicidio è irreperibile»

di Ivan Cimmarusti


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(ANSA)

2' di lettura

Un’annotazione «riservata» del Sisde cela l’identità della fonte che potrebbe aver depistato le indagini sull’omicidio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del cineoperatore Mirian Hrovatin, freddati il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. Un atto di cui si parla nei documenti della Procura della Repubblica di Roma, che nei giorni scorsi ha chiesto l’archiviazione del caso. Ciò che colpisce è proprio il contenuto della lettera «classificata» del 6 settembre 2018, con cui l’Aisi nega di voler rivelare le generalità della risorsa fiduciaria che parlò di un traffico di armi dietro l’omicidio.

L’annotazione del Sisde
Il documento del Sisde risale al 3 settembre 1997. Formalmente il servizio segreto interno intende non fornire il nome della “fonte” in quanto lo stesso risulta «irreperibile». Negli atti si legge che «l’Aisi, con lettera classificata del 6 settembre 2018, ha espresso la volontà di continuare ad avvalersi della facoltà di non rivelare le generalità della risorsa fiduciaria citata nella nota del Sisde del 3 settembre 1997. Il Servizio, argomentando le motivazioni a supporto della propria decisione, ha evidenziato l'irreperibilità del soggetto (la fonte, ndr) e, quindi, l’impossibilità di richiedere allo stesso il consenso (negato in precedenti circostanze simili a quella in parola) ad essere sentito quale teste nell’ambito del procedimento».

Il traffico d’armi e l’imprenditore
L’annotazione del Servizio segreto, in particolare, riportava le dichiarazioni di questo testimone che aveva sollevato ombre non solo su un traffico di armi, ma anche sull’imprenditore Giancarlo Marocchino, «il quale addirittura – scrivono i pm negli atti – ha ottenuto un risarcimento per i danni subiti dalla diffusione di notizie diffamatorie». Perché ci fu questo tentativo di depistaggio? Di certo la possibilità per i magistrati di interrogare la fonte del Sisde potrebbe chiarire definitivamente alcuni fatti, come l’ipotesi che dietro l’omicidio ci fosse il traffico d’armi. Accusa più volte fatta ma mai supportata da prove tangibili. È pacifico, ormai, che il commando che fece fuoco su Ilaria e Mirian era somalo, tuttavia resterà il nodo dei mandanti.

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