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Ildegarda, la monaca benedettina cara a papa Benedetto XVI

La badessa tedesca fu nominata dottore della Chiesa nel 2012. Fu musicista, cosmologa, teologa, guaritrice, filosofa, poetessa, consigliera politica e profetessa

di Rosi Coerezza e Eleonora Micheli

5' di lettura

Tanto si parla dell’atto rivoluzionario di papa Benedetto XVI, fatto con garbo e gentilezza: le dimissioni, rassegnate l’11 febbraio 2013. Ma Joseph Aloisius Ratzinger prese anche altre decisioni coraggiose, come quella di proclamare Ildegarda di Bingen dottore della Chiesa. Era il 7 ottobre 2012, una manciata di mesi dopo l’annuncio dell’estensione del suo culto liturgico alla Chiesa Universale. Una scelta forte, quella di nominare dottore della Chiesa la mistica tedesca, vissuta nel cuore del Medio Evo. Personalità risoluta, anima di grande spessore. Fu scrittrice, musicista, cosmologa, teologa, guaritrice, filosofa, poetessa, consigliera politica e profetessa. Personaggio fuori dagli schemi, che forse, se avesse vissuto in altro luogo o fosse appartenuta a una famiglia meno insigne, sarebbe stata mandata al rogo, giudicata da una Chiesa facile a condannare per stregoneria. Per fortuna, invece, Ildegarda riuscì trovare il suo spazio nella Chiesa di quei tempi, con la sua determinazione, al punto che papa Eugenio II la autorizzò a scrivere ed esporre in pubblico le sue visioni, concedendole la possibilità di predicare fuori dal convento. Cosa non da poco per una donna, una badessa del Medio Evo. Così Ildegarda lasciò all’umanità un’eredità importante di conoscenze.

Una vita all'insegna della fede

Nacque nell’estate del 1098 nell’Assia Renana, ultima di dieci figli della nobile famiglia dei Vendersheim. Era l’epoca delle crociate. All’età di otto anni, complice la salute cagionevole, fu messa dai genitori nell’Abbazia di Disibodeberg, dove ricevette gli insegnamenti della badessa aristocratica, Jutta di Sponheim, che poi sostituì molti anni dopo. Prese i voti tra il 1112 e il 1115. Monaca benedettina, fondò il monastero di Rupertsberg a Bingen nel 1150. Molte nobili ragazze bussavano alla sua porta, visto che nel nuovo monastero la comunità viveva con gioia e concordia suscitando ammirazione. Anche perché nel convento vigeva la regola che le monache non dovessero tagliare i capelli o indossare tonache scure, ma piuttosto abiti colorati. «La madre circonda le figlie con tale amore, e le figlie si sottomettono alla madre con tale reverenza, che si stenta a distinguere se siano le figlie o la madre a riportare la vittoria. Praticano con zelo letture e canti e le si può vedere intente a scrivere libri, a tessere paramenti sacri o dedite ad altri lavori manuali». Dopo 10 anni fondò un altro monastero sulla riva opposta del Reno, ad Eibingen. Tra il 1159 e il 1170 compì quattro viaggi pastorali, predicando nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Wurzburg. E questo nonostante il suo fisico esile e delicato, che si doveva confrontare con le difficoltà di spostamento dell’epoca. Morì il 17 settembre 1179. Il suo culto liturgico cade il 17 settembre.

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Confessò le sue visioni solamente dopo i quarant'anni

Sin da piccola ebbe visioni. Da bambina pensava che tutti potessero comunicare con il Cielo. Solamente dopo in quarant’anni ebbe il coraggio di parlarne. «Manifesta le meraviglie che apprendi... Oh tu fragile creatura... parla e scrivi ciò che vedi e senti», si disse. Ildegarda ha lasciato all’umanità libri profetici. Superate le sue resistenze e ritrovate le forze fisiche grazie ai suoi medicamenti che produceva con le piante medicinali del suo orto (che coltivava personalmente), iniziò a comunicare quelle visioni che l’avevano accompagnata sin dalla più tenera età. Scrisse il suo primo lavoro nel 1151, lo Scivias, al quale seguirono nel 1158 il Liber Vitae Meritorum e nel 1174 il Liber Divinorum Operumw.

Compose una notevole quantità di lavori musicali, raccolti sotto il titolo di Symphonia harmoniae celestium revelationum. Scrisse inoltre trattati di scienze naturali, dove raccolse il sapere medico e botanico. Gli scritti naturalistici di Ildegarda sono riuniti nel Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, che nella tradizione manoscritta fu poi divisa in due parti. Trattati che anche oggi sono fonte di ispirazione di medici e case farmaceutiche. «Io sono un essere senza istruzione, e non so nulla delle cose del mondo esteriore, ma è interiormente nella mia anima che sono istruita», spiegò.

Dalla concezione olistica dell'uomo, alla viriditas

La sua fama si diffuse in tutta Europa, anche perché divenne interlocutrice di papa Eugenio II, San Bernardo di Chiaravalle e dell’imperatore Federico Barbarossa. Con quest’ultimo i rapporti si ruppero dopo le critiche mosse contro la decisione di nominare due antipapi, mettendo in fuga da Roma papa Alessandro III. Ma se questi aspetti della vita di Ildegarda sono noti e riportati nei libri di storia, è meno conosciuto l’apporto che dette la badessa alla medicina, con i suoi trattati di scienza. Per certi versi è stupefacente e tremendamente contemporanea la sua visione olistica della salute e della guarigione, che unisce macrocosmo e microcosmo. «Per mezzo di questa grande figura a forma di uovo, che è l’universo, vengono resi visibili gli invisibili segreti dell’eterno», scriveva nel Sci Vias. Introdusse il concetto di viriditas , «il soffio vitale che è presente in diversi gradi e intensità in tutto ciò che esiste» e che ha un ruolo chiave nel raggiungimento dell’equilibrio e del benessere psicofisico: quando si esaurisce e perde le sue forze innate, l’organismo si ammala. Viriditas, dunque, è un concetto complesso, inteso come energia, vita, guarigione. «O viriditas nobilissima, che hai radici nel sole, e in candida serenità riluci nella ruota che nessuna altezza terrena contiene, tu sei circondata dall’amplesso dei divini misteri. Risplendi come la rossa aurora e ardi come la fiamma del sole». Nei suoi libri indica erbe e medicamenti che rendono possibile recuperare l’energia dell’universo. Ancora oggi è possibile beneficiare dei rimedi di Ildegarda, fruibili come medicamenti realizzati con piante, che la monaca benedettina conosceva bene. Si tratta di preparati con erbe medicinali spesso prodotti come elisir. «Nell’intera creazione, negli alberi, nelle erbe, nelle piante, negli animali, negli uccelli e anche nelle pietre nobili, vi sono forze terapeutiche nascoste». A Ildegarda, inoltre, era già noto che il nostro corpo, per star bene, deve essere in reciproca armonia con i cibi che introduce. Fu dunque una nutrizionista ante litteram. Distinse infatti i cibi in due categorie: quelli che favoriscono la salute e quelli che le nuocciono.

Gettò i semi delle nuove discipline mediche

Nel Medio Evo Ildegarda indicò la strada per considerare l’uomo nella sua interezza, ossia aprì a una visione dove fisico e psiche sono strettamente intrecciati. Questo assunto ha ispirato le nuove discipline mediche, come per esempio la PNEI (della psiconeuroendocrinoimmunologia e della omeosinergetica), delle quali oggi tanto si parla. La medicina di Ildegarda, in pratica e con il senno di poi, ingloba in sè le principali discipline mediche dall’allopatia, all’omeopatia, fino all’omotossicologia e nello stesso tempo le completa integrandole con una visione analogica, simbolica e non analitica della vita e delle sue manifestazioni.

La badessa Adelheidis disse che non invecchiò mai

Adelheidis, badessa di Gardersheim, disse che Hildegard prestava ogni cura al corpo e così il suo corpo non invecchiò mai. Del resto, come sosteneva, era come «una tunica preziosissima che un giorno avrebbe dovuto rendere, perfetto come le era stato donato, senza tigna e senza sbrechi».Negli ultimi anni si è risvegliato un progressivo interesse per la mistica tedesca. «E’ solo la moda che riflette il ritorno alla natura? Forse, almeno in parte, ma resta pur vero il fatto che, per un disegno provvidenziale del Creatore, i Santi appaiono nelle epoche della storia, come le costellazioni nel cielo astronomico. E’ allora che si è in grado di riconoscere il loro valore e l’incidenza del loro passaggio nell’ambito della Chiesa e del mondo intero», ha commentato madre Anna Maria Canopi, badessa del convento Mater Ecclesiae, Isola di San Giulio, Orta San Giulio.

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