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Illa, un 2019 in rosso a causa del calo degli ordini di Ikea

Il piano di rilancio del marchio di Parma punta a reagire al crollo degli ordini svedesi diversificando prodotti e clienti: più low cost, più green per arrivare al pareggio di bilancio nel 2020 a fronte di ricavi stimati per 30 milioni.

di Ilaria Vesentini


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4' di lettura

Da 20 a zero. È il taglio netto del business con Ikea da cui passerà il rilancio di Illa, lo storico marchio italiano di pentole e padelle antiaderenti in alluminio che dopo aver sfiorato il crac nel 2012, la ripartenza animata dai capitali spezzini della famiglia Mastagni e l’approdo in Borsa, all’Aim, nel 2017, continua ad arrancare in un mercato, quello del padellame, solo apparentemente semplice. E non solo per le altalene del prezzo dell’alluminio (che incide per oltre un terzo sul costo finale) e l’effetto dei dazi americani sul “made in China” che per tutta risposta sta invadendo l’Europa, ma perché l’azienda parmense è stata per quasi mezzo secolo in balìa delle commesse Ikea, arrivate a rappresentare anche l’80% del giro d’affari (Ikea paga a 30 giorni ma con marginalità ridicole). Un rapporto da cui Illa si deve affrancare in nome della diversificazione, anche perché il colosso svedese – una palestra eccezionale per gli standard qualitativi imposti e per arrivare con il “made in Italy” sui fornelli ai due estremi del globo – si sta rivolgendo ai costruttori asiatici per rifornire i negozi nell’Est del mondo.

Il piano industriale 2020-2023 presentato dal nuovo amministratore delegato Pierpaolo Marziali – arrivato nel quartier generale di Noceto questa estate, avendo alle spalle un curriculum di ristrutturatore a suon di M&A che la dice lunga sul futuro prossimo di Illa – parte proprio da qui: il fatturato con Ikea, che anche quest’anno rappresenterà una ventina di milioni di euro sui 28,6 di ricavi totali attesi, scenderà a soli 7 milioni di euro nel 2020 per poi prudenzialmente azzerarsi nel corso degli anni successivi (sono in corso trattative con la multinazionale di Älmhult per definire l'entità dei prossimi ordini).

Il 2018 si era chiuso con 33,4 milioni di euro di fatturato (e allora si prevedeva di poter salire a 40 milioni nei dodici mesi successivi, non di scendere a due cifre). Il primo semestre di questo 2019 ha registrato un -28% di vendite (e un -40% per la parte Ikea). «Il pareggio di bilancio è rimandato al 2020» avverte Marziali, che ha messo in preventivo per quest’anno un margine operativo lordo (Ebitda) in rosso per mezzo milione (nel 2018 positivo per 1 milione) un risultato netto negativo di 1,7 milioni di euro (-750mila euro nel 2018) e -12,1 milioni di posizione finanziaria netta (-10,1 milioni l’anno prima), performance che il titolo Illa sta già scontando al listino milanese. «Stiamo però implementando tutti gli interventi che ci permetteranno di arrivare a un fatturato tra i 35 e i 37 milioni di euro nel giro di cinque anni e un Ebitda tra il 6 e il 7%, in linea con quello di settore», assicura l’ amministratore delegato.

I nuovi contratti con le catene della grande distribuzione europea (nel canale loyalty sono attesi introiti aggiuntivi per 8 milioni di euro), una promozione internazionale per un importo pari a 1,2 milioni di euro e il raddoppio del business con la controllata Giannini (il marchio del cookware italiano di design top di gamma nato con la caffettiera Giannina, rilevato dal tribunale con un contratto di affitto, che passerà da 3 a 6 milioni di euro di ricavi) garantiranno già nel prossimo esercizio 23 milioni di fatturato non-Ikea, che sommati ai 7 in portafoglio con il big svedese dell’arredo avvicineranno il consolidato Illa alla soglia dei 30 milioni di fatturato 2020.

Sulla strada del rilancio c’è anche un investimento di 2,5 milioni di euro nel grande stabilimento di Noceto inaugurato nel 2010 (un investimento di una ventina di milioni di euro per 30mila mq di area industriale e 18mila di capannoni), all’avanguardia per tecnologie e brevetti, tra cui una pressa da 3.600 tonnellate e cinque linee automatizzate di produzione e di verniciatura a spruzzo e cottura in grado di realizzare 15 milioni di pentole l'anno a zero errori. L'intervento in programma ora punta però ad abbassare la gamma made in Italy, introducendo una nuova linea di verniciatura a rullo con cui produrre anche pentole entry-level (pentolame rullato a induzione) al fine di migliorare la copertura dei costi fissi e saturare la capacità produttiva, perché oggi la fabbrica produce 5 milioni di pezzi. E per tagliare i costi di struttura (non del personale, 110 dipendenti) Marziali ha già portato in Cda la decisione di incorporare la controllata Illafor (dal 1983 leader italiano nell'applicazione di vernici antiaderenti, il know-how più prezioso all'interno del gruppo) in Illa Spa, la capostipite attiva sul mercato dal 1946 come «Industria langhiranese lavorazione alluminio».

Illa opera in un mercato mondiale da 6 miliardi di euro l’anno (1,4 miliardi di pezzi), dove l’Italia pesa meno del 3% (150 milioni di euro) in termini di consumi ma quattro volte tanto come produttore. Resta il fatto che, al di là dei progetti, per realizzare il piano industriale al 2023 serviranno quasi 4 milioni di euro di finanza fresca il prossimo anno e altri 3 milioni di euro nel 2021, prima di arrivare a flussi di cassa positivi nel 2022. Qualche movimento sull'azionariato è prevedibile a stretto giro.

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    Ilaria Vesentinicorrispondente Emilia-Romagna

    Luogo: Bologna

    Lingue parlate: italiano, inglese e tedesco

    Argomenti: economia industriale, distretti, filiere

    Premi: L'Attendibile - Assolatte - 2013

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